Club Mary Poppins: facendo si impara!
Nel 2027 il Club May Poppins festeggerà cinquant’anni. Nato come baby parking, è diventato nel tempo un progetto educativo all’avanguardia ispirato al pensiero di Bruno Munari, sostenitore dell’apprendimento fondato sull’esperienza.
Tutto è cominciato da una rivista. Laura Pesce, che nel 1977 avrebbe dato vita insieme a Lina Fochi al Club Mary Poppins di Parma, ricorda di aver letto su Noi genitori un articolo dedicato a un baby parking aperto a Milano. Uno spazio per accogliere i bambini quando le famiglie avevano bisogno di qualcuno che se ne occupasse. «Ho pensato che potesse essere un supporto in più», racconta. A Parma, in quegli anni, molte famiglie potevano contare sull’aiuto dei nonni e dei parenti, ma i servizi per la prima infanzia erano ancora limitati. Quando Laura riuscì a trovare due appartamenti, al terzo piano di un edificio, decise di provarci.
Quello che inizialmente doveva essere un baby parking diventò presto un asilo nido. E da lì cominciò una storia che avrebbe seguito, passo dopo passo, la crescita dei bambini. Quando i primi piccoli ospiti raggiunsero l’età della scuola dell’infanzia e poi della primaria, le famiglie continuarono a chiedere di poter contare su quello spazio. Il Club iniziò così ad accogliere anche i bambini più grandi nel pomeriggio, andando a prenderli a scuola, condividendo il pranzo e accompagnandoli nello svolgimento dei compiti.

Poi arrivò un altro passaggio decisivo. Con i cambiamenti nell’organizzazione della scuola pubblica e l’estensione dell’orario scolastico, anche il servizio pomeridiano del Club Mary Poppins dovette essere ripensato. «Ci siamo trovati davanti a un bivio: o facciamo noi la scuola o molliamo il progetto con i bambini più grandi», ricorda Laura. Furono soprattutto quattro mamme a incoraggiarla a proseguire. La scuola primaria nacque con dieci bambini e un’insegnante, Pia, che avrebbe contribuito a orientarne il percorso educativo: una scuola che, fin dall’inizio, non sembrava destinata a rimanere uguale a sé stessa.
L’incontro con Bruno Munari
A rendere particolare l’esperienza del Club Mary Poppins è il legame con Bruno Munari, artista, designer, autore di libri per bambini e instancabile esploratore dei processi creativi. Oggi il Club si presenta come la prima scuola Munari al mondo: un’esperienza che ha scelto di portare i principi del suo metodo oltre il laboratorio, facendoli entrare nella quotidianità educativa, dal nido alla scuola primaria.
Il rapporto con Munari non è soltanto un riferimento teorico. Laura racconta di averlo incontrato personalmente e di essere andata a trovarlo più volte insieme ai bambini. Ricorda le visite al suo grande studio, dove Munari riusciva a coinvolgere i bambini al punto che, quando arrivava il momento di riprendere il treno per Parma, erano loro a chiedere di fermarsi ancora. Da quegli incontri nacque anche la richiesta di dedicare a Munari la scuola primaria.
In linea con i suoi principi educativi, il suo insegnamento non si tradusse nell’adozione di un modello rigido. Al contrario, Laura racconta un modo di lavorare che lascia spazio alla sperimentazione e alla possibilità di cambiare strada. «Ci prendiamo quello che ci piace, dove ci piace, lo sperimentiamo sul campo con i bambini. Quello che va bene si tiene, quello che non va bene si cambia». E aggiunge: «Bisogna essere pronti a cambiare ciò che si era programmato, perché i bambini sono così: ci portano spesso in direzioni che non avevamo previsto».

Imparare facendo, dal nido alla primaria
Ma che cosa significa concretamente portare questo approccio all’interno di una scuola? «Qui i bambini sono attori, partecipi dell’apprendimento», spiega Jacopo Casoli, figlio di Laura, che oggi porta avanti il progetto educativo del Club Mary Poppins insieme alla madre e a un team di educatori. L’idea è che la conoscenza non debba arrivare soltanto attraverso una spiegazione, ma possa essere costruita attraverso l’esperienza diretta. Manipolare materiali, sperimentare soluzioni, osservare ciò che accade e riprovare diventano parte del percorso di apprendimento.
Questo vale anche per le materie della scuola primaria, comprese quelle che si è meno abituati a immaginare in una dimensione laboratoriale. Le esperienze si accumulano nel corso dell’anno e si intrecciano con le uscite sul territorio, gli incontri e le attività fuori dalla scuola. L’obiettivo non è soltanto acquisire conoscenze, ma imparare progressivamente a metterle in relazione, sviluppando un proprio modo di osservare e interpretare il mondo.
Il pensiero di Munari, del resto, invita a considerare la creatività come una possibilità da coltivare attraverso l’esplorazione, la manualità e la curiosità. Anche gli ambienti hanno un ruolo importante: spazi curati, materiali accessibili, luoghi nei quali i bambini possano muoversi, scegliere, provare e diventare progressivamente autonomi. Si tratta insomma di riconoscere ai bambini un ruolo attivo nella costruzione delle proprie conoscenze.

“Esiste una scuola giusta per ogni bambino”
C’è un altro elemento sul quale Jacopo insiste particolarmente: il rispetto dei tempi individuali. «Un’altra delle cose che questa scuola vuole proporre alle famiglie è quella di far sì che si lasci al bambino il tempo e le modalità per capire che cosa più gli piace, quali sono i suoi talenti». Per questo il Club Mary Poppins ha scelto di lavorare con gruppi contenuti: alla primaria, racconta Jacopo, le classi non superano i quattordici bambini.
Una dimensione che permette agli insegnanti di conoscere da vicino ciascuno di loro, non soltanto durante le attività didattiche, ma anche nei momenti di gioco, durante i pasti e nelle relazioni con i compagni. La scuola accoglie bambini dai sei mesi agli undici anni, offrendo un percorso che può accompagnarli dal nido fino alla conclusione della primaria, con la speranza di poter estendere l’esperienza alla secondaria inferiore. Questa continuità permette di guardare alla crescita in una prospettiva più ampia, senza limitarsi ai risultati attesi al termine di ogni anno scolastico.
Non è sempre facile conciliare questo approccio con le aspettative degli adulti. Jacopo racconta che lasciare a un bambino il tempo di raggiungere un traguardo con le proprie modalità rende sicuro e fiducioso il bambino stesso, ma talvolta può preoccupare i genitori. Per questo considera fondamentale il dialogo con le famiglie e la condivisione delle scelte educative. «Quando le famiglie vengono a vedere la scuola, la cosa importante che noi vogliamo che capiscano è che non esiste una scuola migliore di un’altra o giusta in termini assoluti. Esiste una scuola giusta per ogni bambino».
Manipolare materiali, sperimentare soluzioni, osservare ciò che accade e riprovare diventano parte del percorso di apprendimento
Educare a vivere insieme
C’è infine un aspetto che Laura considera prioritario e che attraversa tutta la storia del Club Mary Poppins: la dimensione delle relazioni. «La nostra scuola non insegna; la nostra scuola forma, educa, dà valori. E questa è la prima cosa. L’insegnamento viene dopo». Un principio che non intende mettere in secondo piano le conoscenze, ma collocarle all’interno di un percorso di crescita più ampio.
Laura parla dell’importanza di imparare ad aiutarsi, a rispettarsi, a fare qualcosa per gli altri. Di trovare soddisfazione anche nelle piccole cose fatte bene, nella capacità di convivere e di prestare attenzione alle persone che abbiamo accanto. È una visione dell’educazione nella quale autonomia e responsabilità si accompagnano. E forse è proprio qui che il pensiero di Munari incontra la storia particolare di questa scuola: nella convinzione che imparare significhi sviluppare gli strumenti per cercare risposte, immaginare possibilità e stare nel mondo insieme agli altri.
Cinquant’anni di Club Mary Poppins raccontati da chi c’era
Nel 2027 il Club Mary Poppins compirà cinquant’anni. In vista dell’anniversario, la scuola ha deciso di rivolgersi alle persone che ne hanno attraversato le aule nel corso dei decenni: ex allievi, genitori e famiglie che conservano fotografie, disegni, ricordi e testimonianze. L’obiettivo è ricostruire collettivamente una storia che non appartiene soltanto a chi ha fondato e portato avanti il progetto, ma anche alle generazioni di bambini che vi sono cresciute.

Alcuni di loro hanno conosciuto personalmente Bruno Munari. Altri ricordano i laboratori, i viaggi, le amicizie, le esperienze condivise. Oggi sono adulti e possono raccontare che cosa è rimasto di quegli anni. È anche un’occasione per interrogarsi su domande complesse, che riguardano ogni esperienza educativa: che cosa resta, nel quotidiano della vita adulta, di ciò che abbiamo vissuto e imparato da bambini? Quanto di ciò che abbiamo incontrato e appreso influisce sul nostro modo di stare al mondo, travestito da risorse spesso inconsapevoli?
Chi desidera contribuire alla raccolta può scrivere a direzione@clubmarypoppins.com condividendo ricordi, fotografie e materiali legati alla propria esperienza al Club Mary Poppins. Il materiale raccolto potrà così contribuire a ricostruire la memoria della scuola, creando comunità e occasioni di incontro in vista delle celebrazioni del cinquantesimo anniversario. Un’opportunità per allacciare legami tra persone che, in epoche diverse, hanno condiviso la stessa esperienza educativa ritrovandosi, a distanza di anni, intorno a una storia comune.
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