Dieci lupi uccisi nel Parco d’Abruzzo, un colpo alla biodiversità che chiede risposte immediate
Dieci lupi trovati morti tra Pescasseroli e Alfedena, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. L’ipotesi principale è l’avvelenamento. Ambientalisti e istituzioni chiedono indagini rapide, prevenzione e convivenza.
Dieci lupi sono stati trovati morti in pochi giorni tra Pescasseroli e Alfedena, nel territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e nella sua area contigua. L’ente Parco ha confermato il ritrovamento di cinque esemplari senza vita ad Alfedena il 15 aprile, dopo un precedente episodio analogo avvenuto nei giorni scorsi a Pescasseroli. Le carcasse sono state sottoposte ad accertamenti e l’ipotesi su cui si concentra l’attenzione degli inquirenti è quella dell’avvelenamento doloso, mentre la Procura di Sulmona coordina le indagini.
Il WWF ha definito l’accaduto “uno dei più gravi crimini di natura degli ultimi dieci anni”, collegandolo a un clima sempre più ostile verso il lupo e ricordando che, negli stessi giorni, in Toscana sono stati segnalati altri episodi di uccisione e mutilazione di esemplari. Anche Legambiente parla di un fatto “grave e inaudito” e chiede che i responsabili vengano individuati rapidamente. In un Paese in cui il lupo resta una specie chiave per l’equilibrio degli ecosistemi, la portata del danno non riguarda soltanto la perdita di dieci animali, ma colpisce un intero patrimonio naturale e la credibilità delle aree che dovrebbero garantire tutela effettiva.
La vicenda si inserisce inoltre in un quadro politico più ampio. Nel 2025 l’Unione europea ha approvato la modifica dello status di protezione del lupo, facendolo passare da “rigorosamente protetto” a “protetto”, una scelta che secondo molte associazioni rischia di indebolire il messaggio culturale e normativo sulla difesa della specie. Attribuire a questo declassamento la responsabilità diretta dell’episodio abruzzese sarebbe oggi prematuro, ma è un dato che il dibattito pubblico sul lupo si sia fatto più duro e polarizzato, e che questo renda ancora più urgente una comunicazione fondata su dati, legalità e responsabilità collettiva.
Fermarsi alla denuncia, però, non basta. Il Parco d’Abruzzo ricorda che dal 2015 al 2024 ha distribuito 559 misure preventive in 36 Comuni, mentre progetti come Pasturs e LIFE WolfAlps hanno lavorato sulla convivenza concreta fra allevatori, fauna selvatica e territori, attraverso recinzioni elettrificate, cani da guardiania, supporto sul campo e mediazione sociale.






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