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9 Lug 2013

Nel Cilento c’è una scuola che funziona. Allora chiudiamola!

Scritto da: Daniel Tarozzi

Oltre due mesi fa è terminato il mio viaggio nell’Italia che Cambia. Sulle pagine de Il Fatto Quotidiano ho potuto raccontare solo alcune tra le tante realtà visitate, ma conto di recuperare nei prossimi mesi. Oggi, però, voglio parlarvi di una piccola scuola straordinaria situata nel Cilento che ora, forse proprio grazie alle sue peculiarità, rischia di chiudere. Questa scuola […]

scuola-cilentoOltre due mesi fa è terminato il mio viaggio nell’Italia che Cambia. Sulle pagine de Il Fatto Quotidiano ho potuto raccontare solo alcune tra le tante realtà visitate, ma conto di recuperare nei prossimi mesi.

Oggi, però, voglio parlarvi di una piccola scuola straordinaria situata nel Cilento che ora, forse proprio grazie alle sue peculiarità, rischia di chiudere.
Questa scuola primaria, diretta dalla Preside Maria De Biase, ha infatti il ‘difetto’ di funzionare: il corpo insegnanti è entusiasta, i bambini preparati e soddisfatti, le famiglie coinvolte. Inaccettabile!

Facciamo un passo indietro. Il 26 marzo, poco dopo l’ingresso dei bambini a scuola, abbiamo raggiunto l’istituto Teodoro Gaza dove Maria, di origine napoletana, ci ha accolto con un’esplosione di vita, colori, trasgressioni.
Quando è arrivata qui, sei anni fa, inizialmente ha deluso tutti. Le maestre, infatti, si sono dette: «Arriva una da Napoli che ci porta la modernità», e invece lei le ha messe a zappare l’orto. «Sono impazzite! Mi hanno detto: “Ma come? Ci abbiamo messo una vita a emanciparci e tu ci mandi a zappare?”. Poi hanno capito che la modernità consiste proprio nel reinserire agricoltura e responsabilità in contesti culturalmente rinnovati.»

Nel concreto, Maria è riuscita a far adottare in ambito scolastico i principi della sostenibilità: i pasti li cucinano i dipendenti della scuola con prodotti dell’orto sinergico o delle campagne circostanti, i piatti sono di coccio, e i bicchieri in vetro li portano i bambini da casa. Usa e getta eliminato. Ha anche vietato l’acqua in bottiglia di plastica. «Alcune mamme vogliono che le bottiglie in vetro siano riempite a casa, perché non si fidano dell’acqua della scuola, ma comunque il messaggio ai bambini arriva. Pensa che durante una manifestazione di Libera un bambino ha visto la madre buttare una cicca per terra ed è andato a sgridarla.»

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