21 Set 2015

Clima, accordo Ue in vista di COP21: “impegno troppo debole”

Scritto da: Greenpeace

Si è svolto venerdì scorso a Bruxelles il meeting tra i ministri dell’Ambiente UE per decidere la posizione comune da […]

Si è svolto venerdì scorso a Bruxelles il meeting tra i ministri dell’Ambiente UE per decidere la posizione comune da portare al tavolo dei negoziati della Conferenza ONU sul clima (COP21), in programma a Parigi nel dicembre prossimo. L’Unione europea punta ad un taglio delle emissioni al 2030 di almeno il 40 per cento rispetto ai livelli del 1990.

 

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“La posizione dell’UE è ancora ben lontana da quanto serve per riuscire ad ottenere un efficace accordo globale”, afferma Luca Iacoboni, responsabile della campagna Clima ed Energia di Greenpeace Italia. “L’Europa può e deve fare di più per velocizzare la transizione energetica verso un sistema che si basi completamente sulle rinnovabili, impegnandosi al contempo ad abbandonare definitivamente l’utilizzo di combustibili fossili. A Parigi, inoltre, ci sarà bisogno di un fronte unito che supporti l’uscita dall’era fossile a livello globale entro il 2050”.

Greenpeace chiede un rapido abbandono dell’uso del carbone e lo sviluppo di un sistema energetico europeo che, al 2050, punti su energia al 100 per cento rinnovabile per tutti, con il fondamentale contributo dell’efficienza energetica. Ad oggi, l’impegno europeo sul clima si è rivelato essere un contributo insufficiente agli sforzi globali di limitare il riscaldamento globale entro i 2°C. I Paesi europei dovrebbero mirare ad impegni più ambiziosi in fatto di clima e, nell’ambito della Conferenza di Parigi, dovrebbero accordarsi per creare un meccanismo globale di controllo che ogni cinque anni permetta di rivedere al rialzo i propri obiettivi.

 
“Ancora una volta, su un tema vitale come il contrasto ai cambiamenti climatici, l’Italia dimostra scarso coraggio e mancanza di leadership, appiattendosi sulle posizioni della maggioranza. Inoltre​,​ la credibilità del nostro Paese è pesantemente minata dai piani del governo nazionale che, inspiegabilmente, continua a puntare sulle trivelle, affossando rinnovabili ed efficienza”, conclude Iacoboni.

 

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In contemporanea con il meeting del 18 settembre, diverse associazioni ambientaliste – Change Partnership, Climate Action Network Europe, Friends of the Earth Europe, Greenpeace, Nature Code, Oxfam International, Transport & Environment e WWF – hanno messo in scena un “tiro alla fune” simbolico tra gli inquinanti combustibili fossili e le energie rinnovabili, per chiedere ai governi dell’UE di schierarsi dalla parte dei cittadini e costruire un futuro che sia rinnovabile al 100 per cento.

 

 

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