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18 Apr 2018

Arriva a Roma il catering di cuochi migranti e rifugiati

Scritto da: Elisabetta Elia

“In cammino – catering migrante” è un progetto nato da poco a Roma con un obiettivo ambizioso: formare una squadra di cuochi, scelti fra rifugiati e richiedenti asilo, per una start up di catering. L’iniziativa è stata presentata qualche giorno fa a Gustamundo, il ristorante che nella capitale propone cucine di tutto il mondo.

Quando entro a Gustamundo, il ristorante che propone ormai da tempo cucine di tutto il mondo grazie alle mani di migranti, l’atmosfera è silenziosa, concentrata. Fra i tavoli e le sedie colorate, vedo molti visi sconosciuti che tacciono in attesa: sono i cuochi che sono stati scelti fra rifugiati e richiedenti asilo per il progetto “In cammino – catering migrante”.

 

Il progetto, promosso dalla Congregazione delle Suore Francescane della Ssma Maria Addolorata, da Humilitas, programma ASCS Onlus per la Missione Latinoamericana di Roma, e Gustamundo, cofinanziato da Fondazione Cattolica Assicurazioni e con il patrocinio di Biblioteche Di Roma, è stato presentato nel pomeriggio di giovedì 12 aprile a Gustamundo. La sensazione di attesa e di palpitante trepidazione si può sentire nell’aria. Fino a quando Gaia Mormina, dell’Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo, non inizia a presentarlo: “Questo non è solo un progetto, ma un percorso di vita: abbiamo scelto 20 cuochi fra coloro che provengono da migrazioni forzate e abbiamo deciso di formarli per formare più in là un servizio di catering italiano”.

La presentazione del progetto presso Gustamundo

La presentazione del progetto presso Gustamundo

Al momento i cuochi sono soltanto 16 e provengono un po’ da tutto il mondo: Cina, Pakistan, Palestina, Colombia, Gambia, Mauritania, Etiopia. Ognuno ha una storia diversa, ma tutti sono scappati dal loro paese perché costretti. E tutti sono cuochi di talento, scelti anche per la loro abilità in campo culinario: “Questo ci teniamo a sottolinearlo: coloro che abbiamo scelto sono tutte persone di talento, non migranti che si mettono a cucinare”.

 

Sono cuochi che in questi mesi hanno lavorato a Gustamundo, ognuno facendo conoscere le specialità del proprio paese. Ma adesso c’è in ballo qualcosa di diverso: non solo imparare un settore specifico della cucina italiana, ma crescere assieme, formare una squadra che lavori condividendo e aiutandosi.

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Foto tratta dalla pagina Facebook di Gustamundo

Il progetto “In cammino”, infatti, va dall’aprile 2018 al giugno 2019 e si divide in tre fasi. La prima è quella della scuola: i 20 beneficiari seguiranno corsi di cucina italiana, di pasticceria, di cucina dal mondo, di marketing e di lingua italiana specializzata nel settore della ristorazione. A seguire c’è la fase dell’impresa – in cui si darà una forma giuridica riconosciuta dallo Stato italiano a questo nuovo progetto – e infine quella del lavoro. Nei vari step, i migranti saranno supportati da volontari ed esperti in ogni settore. Il tutto per loro è completamente gratuito: “Quello che vi viene fatto è un regalo – spiega ancora Gaia Mormina – ma è anche una grande responsabilità, perché vi abbiamo scelti attraverso un’attenta selezione”.

 

Proprio da questo aspetto parte l’intervento di Pasquale Compagnone, ideatore di Gustamundo e volto familiare per tutti i presenti: “Ognuno di voi è legato all’altro: se un gruppo è affiatato, se avrete la pazienza di crescere insieme, il catering andrà benissimo. Avete una responsabilità molto grande”. Il progetto, infatti, rifuggendo dalle classiche forme di assistenzialismo, ha lo scopo fondamentale di rendere autonomi questi migranti e dare loro un lavoro nel contesto italiano.

 

Tutti sembrano essere consapevoli dell’importanza di questo momento, lo posso leggere sui loro volti e sentire nell’emozione della loro voce quando parlano. “Sono contenta di partecipare a questo progetto, prima non potevo fare nulla, ora posso”, dice Coumba, ragazza di 24 anni proveniente dalla Mauritania. “Questo per me sarà uno scambio di esperienza con tutti molto importante”, commenta Abdallah, palestinese.

 

La presentazione è finita. Molti scherzano, qualcuno sorride fra sé perché “non esulto come fanno gli italiani, ma sono davvero contento”. Tante risate si inseguono fra le pareti del locale. Tutti sono pronti a mettersi in cammino.

 

 

 

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