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13 Gen 2020

Pontina, la vera Grande Opera è la messa in sicurezza

Scritto da: Annalisa Jannone

La consolare Pontina che scorre lungo il litorale romano è una delle strade più pericolose d’Italia. Da anni i comitati territoriali chiedono una mobilità eco-compatibile, efficiente e moderna. Incombe la costruzione di una Grande Opera che già molti sindaci, enti e associazioni hanno rifiutato. Il 17 gennaio ci sarà un convegno pubblico per confrontare le diverse posizioni.

Esiste una rete di comitati cittadini, organizzati in nodi, uno per ogni città da Roma a Terracina, lungo una delle strade più pericolose d’Italia che scorre parallela al mare: la Pontina. In vent’anni si sono avuti più di 600 morti, 27 all’anno, quasi 3 morti al mese senza contare i feriti e gli invalidi. Una strada percorsa soprattutto da lavoratori pendolari. 

Nella stessa zona insiste una linea ferroviaria che, partendo da Roma, alla terza fermata (Campoleone), diventa a binario unico. Come pure la Roma-Velletri, che incide in zone limitrofe, è tutta su un unico binario. Nessun progetto di messa in sicurezza. Perché?

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Ne parlo con Gualtiero Alunni, il portavoce del “Comitato No corridoio Roma-Latina per la metropolitana leggera”. 

Dal 2001 con l’entrata in vigore della Legge Obiettivo, c’è un diverso progetto in ballo: l’Autostrada A/12 Roma – Latina e la Bretella Cisterna – Valmontone.

Questo progetto prevede un corridoio per l’entrata a Roma che collega la A1 (venendo da Napoli) all’altezza di Valmontone, che sfiorando a sud i Castelli Romani andrebbe verso il mare incontrando la Pontina. Da qui diventerebbe un’autostrada a tre corsie per senso di marcia, fino alle porte di Roma (Tor de Cenci) però poi ridimensionandosi ad imbuto (e con casello) prima di entrare nella Capitale perché già in una zona molto urbanizzata. 

Il progetto di questa grande opera è stata dichiarata 5 mesi fa non sostenibile economicamente dal Consiglio di Stato ed è quindi ferma.

«Mentre gli aspiranti costruttori (Salini Impregilo & Co tra quelli italiani) battagliano per assegnarsi la gara e spingono, seppur dovendo rifare il progetto, affinché l’opera si faccia, i cittadini si mobilitano perché finisca la carneficina sulla Pontina, si protegga il territorio dalla cementificazione e si potenzi la rete ferroviaria sviluppando l’intermodalità. L’obiettivo dei comitati è depotenziare il traffico su gomma», spiega Gualtiero Alunni.

Sembra un racconto di altri tempi, dover convincere che è meglio limitare l’uso delle auto, invece no, la Grande Opera è dietro l’angolo. 

Ecco perché dal 2006 cittadini, agricoltori, associazioni, medici per l’ambiente (ISDE), enti urbanistici, comitati di quartiere insieme a quelli dei territori agricoli interessati dalla bretella hanno rilanciato la battaglia civica. 

Nei comuni di Roma, Pomezia, Aprilia, Latina e Terracina migliaia di volontari cercano da anni di organizzare incontri con la Regione Lazio e con i vari Ministeri competenti. Vogliono partecipare alla progettazione dei territori che abitano. Chiedono una soluzione realistica, efficiente, eco-compatibile, moderna e soprattutto che migliori la sicurezza degli utenti.

Alcuni comuni si sono opposti all’opera votando delibere contro l’autostrada e per la messa in sicurezza della Pontina tra cui Roma (giunta Raggi), Pomezia e Ardea, ma anche l’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) e l’Associazione dei Costruttori Edili (ANCE e ACER) si sono opposti all’autostrada.

Vogliono il ritiro del costosissimo progetto (ormai lievitato a tre miliardi il costo dell’opera e 13 euro il pedaggio A/R Roma – Latina) che distruggerebbe migliaia di ettari del territorio agricolo dell’agro-romano e dell’agro-pontino, il reticolo idrografico del basso Lazio, riserve naturali come il Monumento Naturale Lago di Giulianello, 160 ettari di area protetta, l’ultimo lembo della campagna romana non intaccato dall’abusivismo edilizio.

Inoltre l’autostrada interesserebbe zone con vincoli archeologici e paesaggistici con un forte impatto sulla Riserva del Litorale Romano non risolvendo comunque il problema del traffico in entrata a Roma

In più la seconda parte della Pontina rimarrebbe così com’è fino a Terracina dove avvengono il 70% degli incidenti.

I comitati hanno anche presentato un progetto alternativo, mi racconta Gualtiero: «È urgente la messa in sicurezza della Pontina, ma quella vera con corsie di emergenza, eliminando incroci e inserimenti, rifacendo la segnaletica, l’illuminazione, lo spartitraffico, il raggio di curvatura dove avvengono i tamponamenti perché non vogliamo le cosiddette “romanelle” cioè il rifacimento del solo manto stradale. Ma soprattutto bisogna togliere le macchine con l’intermodalità: sostituire la gomma con la rotaia per il trasporto di uomini e delle merci.

Una delle proposte dei comitati cittadini è la costruzione di una metropolitana leggera Roma-Pomezia-Ardea-Aprilia-Latina a trazione magnetica (Phileas) già usata in Europa e in Italia (Abruzzo). Sarebbe basata sul vettore “Treno-Tram”, che può utilizzare sia i binari del treno che quelli del tram. Queste soluzioni garantirebbero per queste aree a forte urbanizzazione una buona alternativa all’utilizzo dell’auto e un basso impatto ambientale. In Italia il trasporto merci su ferro è solo al 6%, quello su gomma (al 94%) costa 5 volte di più quindi il bene costa molto di più al consumo». 

Difficile riassumere anni di battaglie, sentenze, appalti, manifestazioni, fermi, denunce, politiche sindacali, elettorali, etc. Gualtiero ribadisce che i comitati non hanno nessuna appartenenza politica ma solo con una buona politica e la partecipazione del territorio può risolversi il problema della mobilità, in particolare da e verso Roma. 

Per il 17 gennaio i nodi territoriali dei Comitati NOcorridoio/NObrertella, hanno organizzato un Convegno pubblico aperto a tutti i cittadini, per mettere a confronto, per la prima volta, le diverse posizioni e illustrare le proposte alternative all’autostrada a pedaggio. Dopo 16 anni dalla prima stesura, il progetto è fermo. Parteciperanno i rappresentanti delle Istituzioni e dei Partiti, rappresentanti delle Associazioni Ambientaliste e i Sindaci, avvocati e sindacalisti.

In tempi di focus mediatico per il clima e per l’ambiente queste mobilitazioni possiamo chiamarle eco-resistenze da parte di custodi del territorio e delle risorse ambientali. Ma sono proprio i conflitti ambientali, su tutto il territorio nazionale, in cui si giocano le battaglie di democrazia, di sovranità delle comunità. Anche in questo caso nulla è ancora deciso ma nell’attesa rimane una strada disagiata e pericolosa, lontana dal mondo televisivo ed esclusa dall’interesse main stream.

Per maggiori informazioni clicca qui e qui

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