Informarsi
conoscere
agire

italia che cambia
8 Giu 2020

Abbazia di Santa Fede: una comunità nella natura che offre accoglienza e lavoro

Scritto da: Davide Artusi

Nascere come comunità per vivere e insegnare valori di fede e comunione e in seguito dar vita a una realtà, quella della piccola azienda agricola, capace di formare, di insegnare un lavoro, sfornando opportunità di crescita individuale e collettiva per sopperire alla disoccupazione o meglio, per far rivivere una dimensione di collaborazione dove attraverso il contatto umano e con la natura sia possibile integrarsi in società e crescere a livello spirituale e sociale. È ciò che un piccolo gruppo di persone è riuscito a dar vita a Cavagnolo presso l’Abbazia di Santa Fede.

«La nostra è prima di tutto una comunità, costituita da persone provenienti da mondi diversi, che mostra come si possa vivere assieme in semplicità. Cerchiamo di dar forma a quella realtà Benedettina nata da San Benedetto di Norcia; siamo un’esperienza di vita in mezzo alla natura che, attraverso percorsi, progetti prettamente umani, la condivisione e cooperazione, dona vita a un mondo che cerca di portare in mezzo all’altro un messaggio di unione e speranza. Alcuni di noi sono consacrati come me, altri invece uomini e donne spostate o celibi. Accogliamo chiunque, credente o ateo che sia, viviamo in armonia con le altre religioni, preghiamo assieme e invitiamo alla ricerca». È quanto ci viene raccontato da Silvana, responsabile e legale rappresentante dell’Abbazia di Santa Fede a Cavagnolo in provincia di Torino e tra i padri fondatori di questa realtà.

Tale comunità è nata nel 2000 grazie a 5 persone, tra cui Silvana, unica consacrata del gruppo, motivate dall’anno Santo del 2000 con il laboratorio di fede istituito da Giovanni Paolo II. È solo però nel 2014, dopo che nel corso del tempo alcuni membri si sono trasferiti in Argentina per costituire una comunità satellite, e in seguito alla richiesta di gestire l’Abbazia di Santa Fede, che questa realtà si è spostata a Cavagnolo. L’accoglienza di gruppi scout e parrocchiali, l’opportunità di offrire spazi e risorse per l’allestimento di campi internazionali, il passaggio di pellegrini e turisti, hanno nel tempo dato luce e vigore a un mondo i cui ritmi e tempi ormai ci sembrano solo un ricordo sbiadito.

Nel 2017 viene inaugurata, presso l’Abbazia di Santa Fede, una semplice azienda agricola che ora si è trasformata in Agri Siloe, impresa agricola sociale. «Se prima la comunità si occupava soltanto dell’ambito formativo e spirituale, ora si sta impegnando a portare i propri obiettivi anche in campo lavorativo. Si potrebbe dire che alla parte più umana indirizzata all’insegnamento non pratico, fattuale, se ne sia affiancata una basata su percorsi di lavoro dove imparare a formarsi.

Dal 2017 sono partiti progetti di tirocinio retribuiti, con la regione Piemonte, dove richiedenti asilo politico venivano indirizzati da cooperative o gruppi Caritas, ASL, prefettura, per imparare un lavoro, un mestiere, prima di tutto in campo agricolo, mentre in inverno prevalentemente nel campo della falegnameria, con la creazione e il restauro di mobili e oggetti che in seguito verranno venduti nelle nostre bancarelle». Un baluardo di spiritualità e formazione ma non solo, l’Abbazia si fa portavoce degli emarginati, di coloro i quali non hanno nulla o stanno vivendo delle difficoltà, disoccupati, richiedenti asilo, ragazzi, a cui si impegnano a insegnare un mestiere per integrarsi nel mondo, per stare con gli altri, per comprendere una realtà del fare, fatta di collaborazione, fede e grande apporto umano. Chi vuole può prenderne parte, o volontariamente o indirizzato da qualche ente esterno. Si impara a zappare la terra, a tagliare l’erba, a potare, a usare il decespugliatore, la motozappa, in generale si impara tutto quello che viene considerato lavoro agricolo manuale.

Queste iniziative e questa intensa vitalità di cui l’Abbazia godeva, sono state travolte dal Coronavirus, portando con sé un disagio e uno stravolgimento di equilibrio difficili da risanare nel breve termine. L’interruzione del turismo, dei pellegrinaggi, dei gruppi giovanili e la difficoltà di far ripartire questo meccanismo, questi ingranaggi, hanno portato molte difficoltà e grosse problematiche a una comunità fiorente che ora si trova alle strette. «Vi è una forte incertezza per il futuro, cerchiamo di vivere la quotidianità. Per noi questo non è un bel momento, abbiamo deciso di prenderci un anno sabbatico da campi e da varie altre iniziative per risistemare il complesso abbaziale che avrebbe bisogno di tanto lavoro, anche se ci vorrebbero soldi che ora come ora non stanno entrando. Noi non siamo un istituto, non siamo una piccola media impresa, non rientriamo in niente come comunità, come Abbazia di Santa Fede. Per questo mi piacerebbe fare un appello alle persone di buona volontà, di adottarci per i prossimi due anni e il denaro che entra lo usiamo per sistemare l’abbazia, che è patrimonio di tutti, per ristrutturarla, così da poter ricominciare quando sarà possibile».

«Anche di fronte a vari ostacoli, non vogliamo abbandonare questo progetto, questo luogo, questo ambiente, su cui noi abbiamo edificato le nostre radici. Non abbiamo inventato niente, ci guardiamo attorno e osserviamo realtà simili alle nostre, anche più belle da cui abbiamo tanto da imparare. Cerchiamo di trarre qualcosa da ciò che scrutiamo, che vediamo, per dar forma a una esperienza che ha qualcosa da dire, che porta in grembo un messaggio speranzoso. E il messaggio è questo: Santa Fede, abbazia del bene comune per lo sviluppo umano integrale». ‘Difficoltà’ e ‘incertezze’ sono le parole più ricorrenti in questo periodo. Ma a queste parole, Silvana ne aggiunge altre, ‘speranza’ e ‘sviluppo’, forse con tono meno marcato, forse sottolineandole con minore intensità, ma sono proprio quei due termini che mostrano quanto un sogno, oramai divenuto reale, un obiettivo, possa continuare a germogliare, non senza ostacoli, se colui che lo mette in pratica non abbandona la barca appena vede dell’acqua entrare, ma si adopera per farla mantenere a galla, con passione e dedizione, con la convinzione che nulla è ancora perduto e che con il tempo e una mano data da persone di buona volontà, si potrà non affondare ma ritornare a remare per mari nuovi, sempre alla costante ricerca di ulteriori opportunità attraverso cui diffondere un messaggio di vita e amore.

Stiamo perdendo la capacità di sognare eppure l’Italia è costellata di straordinarie esperienze di cambiamento! 
Mentre gran parte dei mass media sceglie di non mostrare i cambiamenti in atto, noi scegliamo un’informazione diversa, vera, che aiuti davvero le persone nella propria vita quotidiana. 
Chiediamo il tuo contributo per cambiare l’immaginario e quindi la realtà!

Grazie per contribuire all’Italia che Cambia

Mentre gran parte dei mass media sceglie di non mostrare i cambiamenti in atto, noi scegliamo un’informazione diversa, vera, che aiuti davvero le persone nella propria vita quotidiana.
Chiediamo il tuo contributo per cambiare l’immaginario e quindi la realtà!

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

Italia che cambia

Sempre più persone, come te, comprendono la necessità di un giornalismo indipendente e costruttivo.
Italia che Cambia è da sempre impegnata nella diffusione di notizie che contribuiscano a costruire un nuovo immaginario sul nostro Paese, fornendo esempi concreti per la transizione verso un mondo migliore. Abbiamo scelto di mantenere le nostre notizie gratuite e disponibili per tutti, riconoscendo l’importanza che ciascuno di noi abbia accesso a un giornalismo accurato e costruttivo.

Il contributo di ogni lettore, piccolo o grande, ha grande valore ed è essenziale per proteggere l’editoria indipendente.

Se ne hai la possibilità contribuisci a Italia che Cambia oggi anche con un piccolo contributo.

Il contributo di ogni lettore, piccolo o grande, ha grande valore ed è essenziale per proteggere l’editoria indipendente.

Contribuisci

Città o paesi, dove abiteremo in futuro? – Io Non Mi Rassegno #234

|

Paolo Pallavidino: “Vado a vivere sotto i ponti per affrontare le mie paure”

|

Il Visual Garden di Ilaria: “Cambio vita e lancio un progetto per valorizzare il centro storico di Genova”

|

La scuola italiana è in crisi, ma un aiuto può arrivare dall’homeschooling

|

Il turismo responsabile che in Campania sostiene l’impegno sociale

|

Un’altra politica esiste già. Incontro con Marco Boschini ed i Comuni Virtuosi – Dove eravamo rimasti #1

|

Un sogno di comunità per riportare in vita il borgo rurale di Oscata

|

La sfida di Marco: si licenzia e fa il fotografo freelance… anche per suo figlio