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3 Lug 2020

Movement Medicine: affidarsi alla danza per scoprire se stessi

Scritto da: Annalisa Jannone

Un viaggio all’interno della Movement Medicine, per scoprire la danza come strumento conoscitivo, creativo e di sviluppo del potenziale umano. Favorisce la presenza, l’ascolto e la trasformazione. Una pratica per conquistare ogni volta una nuova centratura, allenarsi alla propria verità e autenticità e per fare l’esperienza di connessione alla “danza universale” fatta di ritmo e continui mutamenti.

Scrivere della Movement Medicine mi da la possibilità di percorrere un viaggio interiore, di ascolto profondo, fatto di personali possibilità conoscitive ed espressive. Tra le tante discipline corpo-mente-cuore, meditazioni, attività motorie e creative, la Movement Medicine ha caratteristiche uniche nel suo genere. È una pratica di medicina ancestrale. Definita anche come meditazione in movimento; offre a chi la pratica, molte opportunità di crescita, divertimento, benessere e centratura. Ma anche molto di più.

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L’impatto è esplosivo; non siamo abituati alla libertà di espressione, alla possibilità di essere autentici, a lasciar manifestare spontaneamente il movimento, senza giudizio, senza imbarazzo, senza sapere cosa avverrà. Questo accade grazie allo spazio accogliente e sicuro creato dal gruppo e trascinati dalla potenza della musica e invitati dalla libertà di movimento degli altri, si inizia a seguire un ritmo: ecco nascere la gioia di ballare. 

Fin dall’antichità ogni cultura ha espresso una propria danza, con precise funzioni e molte hanno scopi terapeutici. Ci si affida alla danza, accompagnati da diverse tipologie di musiche che cambiano cadenza, significati, stati d’animo, e per questo scelte con cura, a seconda dell’intenzione riposta.

È un’assunzione di responsabilità del qui e ora: tanto più si è capaci e allenati all’autenticità, tanto più diventa nutriente l’accesso alle intime verità e alla pura presenza. La mente e i pensieri si calano nel corpo diventando un tutt’uno. E il corpo, che ha una propria intelligenza immediata e antica, può educare la mente ad essere radicata nel reale

La gioia di muoversi, la musica e il respiro aiutano questa ricerca di verità per se stessi, per superare schemi e abitudini, immersi nel flusso della presenza. Non c’è delega, compito da svolgere né controllo ma l’esserci nel coraggio di dirsi di sì costantemente.

Danzare i confini con gli altri

Abitare e danzare fisicamente il mio spazio intimo dona centratura e volontà

Nella continua ricerca di un proprio confine, di una giusta distanza dagli altri, attraverso la danza si possono ampliare i propri limiti interagendo con il “campo” degli altri. 

Il desiderio di sconfinare verso l’altro o di cambiare direzione oppure di non avere una meta, avviene spontaneamente e può cambiare di continuo: interazione o ritornare “dentro di se”. La libertà di poter scegliere quale e quanto spazio occupare ci richiama ad una ascolto continuo, che va da dentro verso fuori e viceversa, inseguendo le nostre vere aspirazioni di quell’istante.

Danzare per ricevere gli insegnamenti

La Movement Medicine nasce dall’integrazione di tradizioni antiche con nuove scoperte scientifiche per quello che riguarda la connessione mente corpo cuore. Ha radici nello sciamanesimo e in una visione sistemica della realtà; permette di sperimentare la saggezza di vivere nello spazio del cuore e di entrare in contatto con la creatività, individuale e collettiva. 

Si creano le condizioni per amplificare la ricettività di risorse interiori ancestrali, antiche, ad esempio attraverso la relazione con gli antenati o con gli elementi della natura; richiamando le loro caratteristiche dentro di noi e osservando cosa accade. Perché il maestro principale è la propria pratica, la propria esperienza. 

Ci si allinea alla vita, che nella sua essenza è movimento, fatta di ritmo, continua trasformazione e consapevolezza dell’interdipendenza con il mondo esterno visibile o invisibile.

Accade che di volta in volta possa arrivare un’”insegnamento”: l’assunzione di un nuovo potere, imparare a gestire il proprio tempo, il proprio spazio o rafforzare la capacità di integrare intuizioni, pensieri ed emozioni nella realtà e trasformali in nuove conoscenze. 

Danzare per ricevere la “medicina”

La “medicina” è proprio questa: l’accettazione di ciò che si rivela momento per momento, l’apertura alle intuizioni fidandosi del divenire che può essere maggiormente significativo.

La danza è un invito che ognuno può fare a se stesso. Quando viene accolto si entra a far parte della danza universale potendo attingere ai moti auto-rigenerativi della nostra natura. Così può essere meglio sostenuto un percorso di cura, una situazione difficile, una condizione di blocco o lo svelarsi di una direzione da prendere.

La sessione di Movement Medicine

Le sessioni di Movement Medicine possono avere vari format: classi aperte, con tema ogni volta diverso, workshop di uno o più giorni (che permette di andare più in profondità nell’esplorazione) e ongoing group (percorsi strutturati in più incontri con lo stesso gruppo).

La Movement Medicine è stata creata dagli inglesi Ya’Acov e Susannah Darlin Khan una decina di anni fa, dopo avere insegnato la pratica dei 5 Ritmi per oltre 20 anni, poi includendo tutte le loro esperienze e conoscenze. 

Infatti la Movement Medicine è parte del più ampio movimento della Conscious Dance di cui fanno parte i 5 Ritmi, Azul, Soul Motion ed altre pratiche di danza consapevole.

Le sessioni si svolgono con una breve parte iniziale in cui si dichiara l’intento del giorno, in un cerchio di condivisione. L’insegnante segue i partecipanti nel viaggio danzante, modulando ritmi e proponendo percorsi ma sempre nel rispetto di ciò che ognuno sente di voler fare. Alla fine solitamente ci si sente rivitalizzati, positivamente stanchi, con una sensazione di pienezza, o di vuoto di pensieri automatici; ci si sente centrati e con il cuore pieno di fiducia

Nel cerchio finale, per la fase di restituzione, c’è una manifesta gratitudine, tangibile dall’incontro degli sguardi: gratitudine alla terra che ci ha accolto e sostenuto, e alla vita celebrata. 

Forse proprio questo ha fatto la differenza nella mia personale esperienza: il grande spazio che l’insegnante che ho incontrato, Tamara Candiracci (e poi tutto il gruppo nazionale e internazionale), riserva alla gratitudine, cioè un restituire e contemporaneamente una ricompensa, un riconoscimento.

Infatti per un’ora e mezza non abbiamo avuto nome, lavoro, famiglia ma siamo stati tutto quello che abbiamo voluto e ci siamo riconosciuti nelle molteplici forme della vita. Forse è questa la vera medicina.

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