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24 Feb 2021

Sesso, famiglia, relazioni: tabù addio (?)

Scritto da: Giulia Rosoni

Giulia Rosoni è socia di Italia che Cambia, madre e psicologa da sempre attenta alle tematiche di genere. A pochi giorni dalla partenza del tour alla scoperta dell'amore (e del sesso) che cambia, analizziamo insieme a lei una serie di tematiche imprigionate da troppo tempo in stereotipi e tabù che questo viaggio vuole contribuire a scardinare.

“Una volta nei libri la maggiori parte delle famiglie era così: un papà, una mamma, un figlio, una figlia, un cane e un gatto. Ma nella realtà le famiglie hanno forme e misure di ogni tipo”. Inizia così uno dei libri preferiti di mio figlio Emanuele (“Il Grande Grosso libro delle Famiglie” – di Mary Hoffman, ed. Lo Stampatello).

Da madre che vive una realtà di famiglia allargata e da psicologa che ha passato almeno gli ultimi dieci anni a formarsi e lavorare nell’ambito delle tematiche di genere, mi trovo a riflettere sul concetto di famiglia e relazioni quotidianamente.

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Primo aspetto da sottolineare: i cambiamenti avvenuti in ambito sociale non sono andati di pari passo con una vera educazione affettiva, emotiva, relazionale e sessuale. La mia generazione, quella precedente e le nuove si trovano a vivere una realtà quanto mai complessa, dove il matrimonio eteronormato che dura per sempre è uno stile di vita sempre meno certo e sempre meno scelto.

I ruoli “tradizionali” non corrispondono più alla realtà della vita quotidiana, la lotta per i diritti e la parità di genere ha fatto passi in avanti (anche se di strada ce n’è ancora parecchia), uomini e donne si spartiscono doveri e compiti in maniera per lo più egualitaria, o comunque sempre di più; eppure permane lo stereotipo granitico della donna angelo del focolare, dell’uomo lavoratore, del “mammo” o della “imprenditrice con i pantaloni”.

Lo vediamo nelle scuole quando parliamo di stereotipi con ragazze e ragazzi, lo vediamo nelle pubblicità, lo vediamo sui giornali. Lo vediamo ovunque. Immagini che non appartengono alla quotidianità, ma che permeano e permangono in un modo così potente da essere difficili da scardinare.

Lo stereotipo, lo sappiamo, fa questo: semplifica, categorizza, automatizza il pensiero; non è colpa sua e non è colpa nostra, è un meccanismo cognitivo automatico. E più la realtà è complessa, più arriva in nostro soccorso. Ci possiamo quindi stupire di fronte all’ incancrenirsi di una mentalità che sembra tornare indietro su certi temi di fronte ad una sempre maggiore complessità sociale?

Forse vado fuori tema, lo ammetto, ma è un cappello fondamentale per poter almeno provare ad analizzare il fenomeno. Come dire, se lo conosci non lo eviti, ma almeno lo maneggi! Questa semplificazione la ritroviamo ormai anche nel dibattito politico ed etico che ruota intorno alla famiglia: famiglia che sembra essere o Eterno normata, “tradizionale” se vi piace di più, o Omo genitoriale – Omo affettiva.

La mia impressione è che questo dipenda dal secondo aspetto che mi preme prendere in considerazione: la grande importanza che ricopre il sesso nella nostra identità, nel nostro modo di stare nel mondo. Parlo di sesso in varie accezioni: c’è il sesso biologico, spesso confuso con l’identità di genere, che sembra assegnare all’individuo un ruolo prestabilito, un destino scritto, per uscire dal quale si rischia di pagare un prezzo molto alto.

C’è il sesso inteso come relazione, come definizione di ciò che ci piace e in quanto tale definizione di ciò che siamo; a dimostrazione di ciò il termine omosessuale (giustamente sostituito da omo affettivo) che sembra ricondurre tutto al mero atto e alla persona con cui si consuma; e ancora il sesso come atto procreativo, che sembra declinare chi abbia diritto di essere riconosciuto/a sia come esistente che come “naturale” – in questo ultimo senso trovo il senso del dibattito dicotomico sopra citato.

Nel titolo del nostro progetto abbiamo volutamente inserito i termini “Amore” e “Sesso”, non per sottolineare come non possano essere divisi tra loro (lungi da noi tale affermazione) ma proprio per sottolineare come l’analisi e l’esplorazione delle relazioni debba necessariamente riguardare il vissuto e la libertà su entrambi gli aspetti.

La parola “congiunti” che in questo anno scellerato è entrata nelle case di tutti e tutte noi, ha portato la riflessione sugli affetti a un livello mai visto prima. E finalmente siamo stati costretti a interrogarci sul concetto di famiglia, non più intesa solo come legame di sangue e sancito da una firma, ma come insieme di affetti, di amore, di sostegno, di condivisione e di pratica quotidiana.

Improvvisamente abbiamo scoperto che i nostri migliori amici e le nostre migliori amiche sono la nostra famiglia, abbiamo visto mettere in discussione il fatto che la persona che ci sta accanto da anni, di cui siamo innamorati e innamorate, da cui siamo stati lontani e lontane mesi non contano, perché non vivono con noi, perché non l’ abbiamo sposata, perché nessuna burocrazia lo riconosce. E abbiamo visto il Governo dover fare mille passi indietro, togliere confini netti a tale definizione, lasciare molta libertà al singolo di decidere chi fosse importante, chi fosse congiunto/a.
Ecco, a costo di sembrare esagerata o retorica, questo passaggio mi è sembrato fondamentale!

Nella mia piccola esperienza di famiglia allargata è stato quasi comico assistere alle continue rettifiche nei vari DPCM per la regolazione degli spostamenti dei genitori separati, passando dall’obbligo di una sentenza del tribunale, alla semplice richiesta di una autocertificazione prodotta dai genitori stessi. Senza polemica alcuna e senza retorica, questo mi ha dato la dimensione di quanto non ci sia ancora polso e consapevolezza dei profondi cambiamenti sociali avvenuti e in divenire.

E purtroppo questo tabù, questa incapacità o non volontà di prendersi cura di una mutazione sociale così immensa e importante è causa o almeno con- causa di fenomeni di violenza che sembrano ormai all’ordine del giorno.
Occorre quindi cominciare un percorso di reale presa di coscienza e sensibilizzazione.

@ Crazy artistS

Italia che Cambia ci mostra ogni giorno come fare a rendere la propria vita e quella degli altri migliore, prendendosi la responsabilità delle proprie scelte. Ma quello che secondo me fa maggiormente è dare l’opportunità di uscire dal senso di solitudine che determinate scelte possono portare.

Il viaggio che stiamo per intraprendere è fondamentale e voglio fare un piccolo spoiler, se me lo permettete: insieme alla scoperta di realtà così vicine a voi geograficamente o idealmente, di stili di vita che non pensavate esistessero se non nei film, di esempi che vi servono per fare quel cambiamento che per ora non avete il coraggio di fare, o di storie che vi faranno apprezzare ancora di più quello che avete e state vivendo, sono sicura che emergeranno lotte comuni, intenti simili, bisogni mai condivisi, nuove amicizie, nuove relazioni, nuovi affetti. E ancora nuove storie.

Mio figlio cresce in una realtà ricca e complessa, fatta di tante figure genitoriali, tanti nonni, tante nonne, tantissimi zii e tantissime zie. Tanto amore e tanto chiasso. Tante difficoltà, continui contraccolpi, continue sfide a trovare sempre un nuovo equilibrio. Vent’anni fa non avrei pensato di poter definire famiglia un tale caos. Oggi non potrei trovare termine migliore.

E per chiudere cito di nuovo quel fantastico libro che è “il Grande Grosso libro delle Famiglie” ( che consiglio a tutte e tutti voi): “Quindi le famiglie possono essere grandi, piccole, felici, infelici, ricche, povere, chiassose, tranquille, complicate, di buon carattere, ansiose o rilassate. La maggior parte delle famiglie è tutte queste cose contemporaneamente. E la tua oggi come è?”.

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