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6 Apr 2021

Giorgia: “Produco vini per sentirmi vicina alla terra”

Scritto da: Valentina D'Amora

Giorgia Grande è una produttrice di vini di ispirazione naturale della Val di Vara. Gestisce da sola tutte le fasi di produzione, dalla gestione dei vigneti all’imbottigliamento ed etichettatura. Con una microproduzione di circa mille bottiglie all’anno, il suo vino racconta tutto l’amore di una donna verso la sua terra.

Questa è la storia di una donna che, nel suo piccolo, sta rivoluzionando il mondo del vino, oltre alla sua vita. Nella mente di Giorgia, l’idea di produrre vini è nata nel 2005, legata al desiderio di ridare vita ai terreni incolti della nonna, a Cornice, nel comune di Sesta Godano. La passione per il vino, però, è esplosa negli anni, proprio vivendo a stretto contatto con la vigna. Appoggiata dall’enologo della zona, Baccigalupi, la sua produzione è partita con un migliaio di piante di Syrah e Merlò. Nel 2013 entra nel mondo del vino naturale e ne resta folgorata: «Questo incontro ha completamente trasformato il mio modo di vedere la vigna. Ora sono immersa in un percorso di scoperta continua, in cui c’è sempre da imparare».

Da quando vinifica in modo naturale, l’agricoltura di Giorgia è più rispettosa di quello che è realmente l’uva: «Ho capito che è proprio questa la mia strada. Infatti, ho aggiunto altre mille piante di Syrah e ora ho altre vigne a Monterosso. Vado avanti a piccoli passi, perché in azienda sono praticamente sola, a parte quando mio padre mi dà una mano nell’imbottigliamento e nell’etichettatura. Ma sono in fermento».

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I suoi “piccoli passi” prevedono una microproduzione con poche bottiglie, massimo 2000 all’anno, gestite totalmente da lei, dalla coltivazione sino all’imbottigliamento. Da quando ha sposato questa filosofia di coltivazione, Giorgia sta pone molta attenzione anche alle singole piante: «Sono sempre in vigna a controllare e verificarne la crescita. Poi, usando solo sostanze di copertura che quindi non entrano nella pianta, ma restano in superficie, ogni piccola variazione di tempo può slavare il prodotto. Uso tanto la propoli come antibatterico e anche le alghe, come concime fogliare. Quest’approccio è più impegnativo, ma mi consente di vivere appieno la vigna, proprio per mantenerla il meno inquinata possibile».

D’altronde, la terra in Liguria è poca e difficile da lavorare; meglio allora puntare sul naturale: «Mia nonna diceva sempre che la terra la devi curare, perché un domani la dovrai passare a qualcun altro. Questo insegnamento mi è rimasto dentro, per questo cerco di custodire con cura i miei terreni, per poter dare qualcosa di vivo, non di sfruttato e inutilizzabile, ai miei figli o a chi li vorrà prendere in gestione in un futuro».

Qualche anno fa è nata anche una felice collaborazione con un’altra realtà al femminile della val di Vara, La Taverna del Vara: «Io ed Elisa abbiamo creato una birra con i mosti del Cinque terre. In sostanza facciamo una IGA, Italian Grape Ale, e la produzione continua felicemente. Ci piaceva molto l’idea di unirci in un progetto che ci lega a questa terra e così l’abbiamo fatto».

La sua voce è emozionata e i suoi occhi non tradiscono l’amore per quello che fa. La sua vita è cambiata ed è scattato in lei il bisogno di vivere la terra e “stare con le sue piante”: «Mi riempie la vita farlo così». E così, nella sua cantina di pochi metri quadrati, con qualche tino d’acciaio, Giorgia si sente realizzata e porta avanti la sua vinificazione, volutamente molto semplice, ma “grande”.  

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