8 Giu 2021

La nostra terra: la cooperazione è prendersi cura dei bisogni della comunità

Scritto da: Elisa Elia

Dalla Calabria vi raccontiamo la storia di un gruppo di persone genuine e appassionate, del loro progetto e delle difficoltà con cui quotidianamente si trovano a fare i conti. È la cooperativa sociale “La nostra terra”, che fornisce cure domiciliari nel distretto della Locride, ma ha uno scopo più ampio: prendersi cura dei bisogni della comunità attraverso la costruzione di relazioni.

È possibile parlare del mondo della cooperazione sociale in un modo diverso da quello a cui siamo abituati negli ultimi anni? Davvero il terzo settore è soltanto una veste per mascherare il profitto di pochi? È per dare una risposta a queste domande che decido di andare a conoscere la Cooperativa sociale “La nostra terra”, che ha sede a Gioiosa Ionica. Se la Calabria che cambia è fatta da persone che si attivano in modo genuino – mi dico – è arrivato il momento di sentirle in modo diretto.

Nel mio viaggio alla scoperta della mia terra ancora una volta mi dirigo verso sud e arrivo nella sede della cooperativa, che è un ex casello delle ferrovie calabro-lucane riqualificato dal Comune. La cooperativa si trova da pochi mesi in questo spazio, che funge da centrale operativa per i suoi servizi. Si tratta principalmente di assistenza domiciliare nel distretto della Locride, che comprende 42 comuni e 140.000 abitanti.

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La sede della cooperativa La nostra terra

«La cooperativa è nata nel 2013 e si occupava di agricoltura sociale, ma nel 2015 ha cambiato base sociale e da quell’anno si dedica a fornire servizi domiciliari di assistenza e cura tramite il consorzio Macramé di cui facciamo parte», racconta Mario Alberti, presidente della cooperativa e al contempo responsabile territoriale di LegaCoop per la provincia di Reggio Calabria. «In questo momento seguiamo 85 famiglie all’interno del distretto sociale, ma siamo ancora in attesa di accreditamento da parte dell’ASP per poter lavorare anche all’interno del distretto sanitario e seguire tutte le altre famiglie che sostenevamo fino al 2019».

Mario, infatti, non nasconde le difficoltà della cooperativa: tempi burocratici di attesa molto lunghi e ritardi nei pagamenti da parte delle amministrazioni hanno delle ricadute importanti su chi, come loro, lavora nel sociale. «Ci dicono che siamo la parte buona della società, ma in realtà ci stanno facendo morire – continua – ed è per questo che una corretta narrazione di ciò che succede è fondamentale per costruire il futuro: bisogna spiegare perché le cooperative non pagano o pagano in ritardo e allo stesso tempo far comprendere a pieno qual è il nostro lavoro, affinché i giovani non si allontanino da questo mondo».

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L’idea di cooperazione portata avanti da La nostra terra è ben lontana dalla semplice “erogazione di servizi”: nel discorso di Mario risuonano parole come cura, comunità e ascolto. «Ora siamo come in una terza fase di vita della cooperativa: vogliamo lavorare sul territorio, rendendo questo spazio un luogo aperto. Il nostro mandato ora è prenderci cura della comunità di Gioiosa Ionica. E non si tratta di una questione formale, ma sostanziale».

Non a caso, proprio davanti all’ingresso del vecchio casello c’è un piccolo parco giochi che rimane sempre aperto e già alcuni bambini vengono lì per giocare. Ma in un futuro non troppo lontano ci sono iniziative, letture all’aperto e scambi. «A livello personale siamo un po’ tutti impegnati nel sociale perché è una nostra passione, quindi per noi non è soltanto un lavoro, ma un’estensione della vita privata», aggiunge Marcella Pisano, vice presidente della cooperativa. «Ci stiamo impegnando per dare nuova vita ad una cooperativa che rischiava di fallire e in questo momento vogliamo soprattutto coinvolgere il territorio».

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In questo ultimo anno c’è stato un piccolo passo avanti in questo senso: la costituzione di Hallobus, un servizio di taxi sociale attivato grazie al Comune di Gioiosa Ionica, con corse fisse e su richiesta. In particolare, 6 famiglie del comune di Martone e di Gioiosa hanno deciso di affittarlo per poter portare i loro bambini a scuola. Un segnale di «fiducia da parte della comunità, che è proprio quello su cui noi vogliamo costruire il nostro lavoro», sostiene Mario.

E poi, ovviamente, ci sono i rapporti con le altre organizzazioni: la cooperativa fa parte del Consorzio Macramé e del Forum del Terzo Settore. Questi sono i momenti in cui ci si conosce e si lavora insieme per portare avanti delle battaglie e anche per fungere da stimolo nei confronti delle istituzioni, come una sorta di «coscienza critica».

Se il futuro de La nostra terra in questo momento è in bilico, l’impegno delle persone che la animano è stabile. In chiusura, ci ricordiamo a vicenda dell’importanza del termine politica, come qualcosa di quotidiano e legato al territorio più che ai partiti. E così ci salutiamo: me ne vado con in tasca le risposte che cercavo.

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