29 Lug 2021

Incendi in Sardegna: cosa sta succedendo e come fare prevenzione

Il territorio sardo, in particolare la provincia di Oristano, è vittima da diversi giorni di estesi e gravissimi incendi che stanno devastando la zona e mettendo in ginocchio le attività legate alla Terra. Dietro questi drammatici eventi, aggravati dalle condizioni ambientali sempre più esacerbate dei cambiamenti climatici, c'è quasi sempre la mano dell'uomo. Eppure il modo per ridurre sensibilmente i danni ci sarebbe...

Oristano, Sardegna - L’isola brucia. Brucia da anni, ogni estate, eppure gli abitanti sono costretti ad assistere impotenti agli incendi in Sardegna che puntualmente erodono ettari ed ettari di preziosa biodiversità e il frutto del lavoro di mesi dei lavoratori dell’agropastorizia.

L’epicentro del disastro è la provincia di Oristano, dove le fiamme hanno mangiato 20mila ettari di boschi, uliveti e pascoli. «Sensazioni quali rabbia e sgomento lasciano oggi il posto all’amara constatazione che, ancora una volta, si sarebbe potuto fare di più e meglio per prevenire quanto accaduto, nell’ennesima estate di fuoco che non risparmia alcuni dei luoghi simbolo della ricchezza paesaggistica e della biodiversità che caratterizzano la Sardegna e l’intera Penisola», ha dichiarato Annalisa Colombu, presidente di Legambiente Sardegna, commentando gli incendi scoppiati nel Montiferru.

I ROGHI

Iniziati nel corso del passato fine settimana, gli incendi in Sardegna hanno bruciato almeno 20 mila ettari di terreno, il 10% di tutto il territorio della provincia di Oristano: un bilancio pesantissimo e ancora in aggiornamento, cui si somma anche il numero degli sfollati tra la popolazione, circa 1500 persone.

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A contrastare le fiamme, un enorme dispiego di forze e mezzi, con 7.500 uomini a lavoro. Negli ultimi giorni, nuovi e devastanti incendi non hanno risparmiato nemmeno la Sicilia occidentale, tra il Trapanese e l’Agrigentino, dal Monte Erice al Bosco dei Sicani, devastando luoghi di grandissimo pregio. Altri roghi, nel weekend, si sono inoltre verificati nel Lazio, a Civitavecchia, e nel quadrante Sud-Est di Roma.

Come osserva in una nota Coldiretti, ai costi economici e sociali si somma una vera catastrofe ambientale con lecci, roverelle e sughere secolari andati in fumo in aree dove saranno impedite anche tutte le attività umane tradizionali. Un disastro sotto ogni punto di vista con la distruzione totale delle erbe e delle essenze che sono alla base dell’alimentazione di pecore e mucche.

incendi in sardegna

LE CAUSE

Ieri mattina la Procura di Oristano ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di incendio colposo aggravato sul gigantesco rogo che ha divorato il Montiferru. Al momento non ci sono indagati, ma i rilievi del Corpo Forestale consentiranno di fare luce sulle cause scatenanti del disastro.

In attesa di saperne di più, il WWF osserva che gli incendi in Sardegna e in tutta la regione mediterranea hanno essenzialmente una componente umana: in media, l’uomo è responsabile del 96% dei roghi, che possono essere accidentali, causati da negligenza o generati intenzionalmente. Solo il 4% degli eventi è dovuto a cause naturali. Il progressivo abbandono delle aree rurali e il conseguente recupero della vegetazione spontanea creano condizioni estremamente favorevoli al diffondersi delle fiamme.

L’aumento degli usi non agricoli dello spazio rurale – ricreazione, trasporto, vacanza, sub-urbanizzazione – facilita l’innesco di fuochi accidentali e non, così come la presenza di una radicata “cultura del fuoco” diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo. Determinante è inoltre all’aumento significativo delle temperature medie globali provocate dal cambiamento climatico.

COSA FARE?

Proprio dal luogo del disastro di questi giorni arriva una tecnologia semplice ma estremamente efficace per prevenire gli incendi in Sardegna. Ne abbiamo parlato più volte su Italia Che Cambia, coinvolgendo il suo ideatore Giorgio Pelosio: il sistema si basa su una rete di telecamere che monitorano 24 ore su 24 la zona boschiva e rilevano automaticamente gli incendi fin dal primo focolare.

Prima dunque che il fuoco raggiunga la cima degli alberi e si propaghi velocemente. Ogni telecamera può tenere sotto controllo 35-40 mila ettari di territorio e la rete riesce a scovare un incendio anche a 15-20 chilometri di distanza. Appena si genera o viene innescato un rogo il sistema lo rileva e lo segnala alla sala operativa con le coordinate geografiche cosicché si possa intervenire in pochi minuti con l’elicottero. In questo modo moltissimi incendi possono essere spenti in 5-10 minuti.

Purtroppo e inspiegabilmente questo sistema in grado di combattere efficacemente gli incendi in Sardegna e nel resto d’Italia non è mai stato adottato dalle istituzioni isolane, nonostante una prima sperimentazione avesse registrato una diminuzione dei danni causati dal fuoco peri all’85%. Attualmente è in corso una nuova sperimentazione nella pineta di Castel Fusano, nel Lazio.

Il WWF avanza anche cinque proposte da attuare a partire da ora per ridurre il numero, l’entità e la potenzialità distruttrice degli incendi in Sardegna:

  • Ridurre l’alto tasso di incidenti e porre fine all’impunità attraverso la prevenzione e le condanne agli incendiari.
     
  • Ridurre l’infiammabilità del paesaggio attraverso piani di prevenzione efficaci e la mappatura delle aree a rischio. 
     
  • Migliorare le capacità di difesa civile, attraverso il miglioramento del coordinamento delle emergenze e l’educazione alla cultura del rischio. 
     
  • Migliorare la governance della gestione degli incendi in Sardegna e nel resto d’Italia potenziando il coordinamento della prevenzione e della soppressione.
     
  • Contrastare efficacemente la crisi climatica riducendo le emissioni di gas serra e aumentando la capacità di assorbimento di foreste e altri ecosistemi. Le istituzioni devono accelerare la transizione energetica verso un futuro senza combustibili fossili (carbone, petrolio e gas) con politiche che spingano in modo molto più ambizioso le energie rinnovabili assieme a risparmio ed efficienza energetica. Bisogna inoltre varare finalmente il Piano Nazionale di Adattamento, nonché i piani Regionali. 

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