24 Ago 2021

La fotografia sociale di Giulio Di Meo, il reporter che aiuta i contadini senza terra

Scritto da: Redazione

Giulio Di Meo si definisce "fotografo sociale". Per lui scattare immagini non è solo un modo di raccontare la realtà, ma anche un gesto di solidarietà e aiuto concreto a chi ha più bisogno. In questa intervista realizzata da Elisabetta Chiesa di Fa' la cosa giusta Trento, Di Meo racconta il suo lavoro e i progetti che sta portando avanti.

“Plantar Solidariedade, Colher Resistência!”, in italiano “piantare solidarietà, raccogliere resistenza”. È questo lo slogan che identifica una campagna per sostenere le azioni solidali messe in atto dal Movimento dei lavoratori rurali Senza Terra (MST) per aiutare persone e famiglie brasiliane in un momento di grande difficoltà.

Tra le attività di sostegno alla campagna rientra anche la promozione del libro “Sem terra. 30 anni di storia, 30 anni di volti”, che raccoglie le fotografie di Giulio Di Meo. Di Meo è un fotografo italiano impegnato da quasi vent’anni nell’ambito del reportage e della didattica. È presidente dell’associazione Witness Journal e photo editor dell’omonima rivista di fotogiornalismo WJ. Collabora con diverse associazioni e ONG, in particolar modo con l’Arci, con la quale dal 2007 organizza workshop di fotografia sociale in diverse realtà del Sud del mondo (Brasile, Cuba, Saharawi). Organizza anche incontri e workshop di reportage e di street photography, in Italia e all’estero, e laboratori per bambini, adolescenti, immigrati e disabili per promuovere la fotografia come strumento di espressione e integrazione. Il calendario dei prossimi corsi lo trovi qui.

Lo abbiamo intervistato per sapere di più sulla campagna “Plantar Solidariedade, Colher Resistência!” e per diffondere il sostegno al Movimento dei lavoratori rurali Senza Terra.

Giulio Di Meo 020 1024x1024 1

“La macchina fotografica è il mio strumento di lotta, il mio arnese d’amore”, si legge sul tuo sito. In che cosa consiste il tuo percorso di “fotografo sociale”?

Ognuno lotta a suo modo e con mezzi diversi, io provo a farlo con lo strumento fotografico. Credo nello strumento fotografia per raccontare, informare, sensibilizzare, denunciare. Questi dovrebbero essere gli obiettivi di un buon reporter. Ma credo, allo stesso tempo, che questo non basti più. È sempre più complicato informare, è sempre più difficile sensibilizzare; per questo credo che non possiamo più limitarci a questo e che sia diventato necessario anche agire nel concreto. Sapere che le mie fotografie, oltre a poter raccontare o informare, possono diventare strumento di azioni concrete, le rende maggiormente utili. Sapere che una semplice fotografia può garantire un pasto, una spesa, un libro, un percorso di istruzione a chi ne ha bisogno, la rende maggiormente sociale. Questa è la mia idea di fotografia sociale, una fotografia che racconta e al tempo stesso agisce nelle realtà che documenta.

In occasione del sesto congresso Nazionale del MST hai scattato dei ritratti che hai raccolto nel libro “Sem terra. 30 anni di storia, 30 anni di volti.” Com’è nato il libro?

Il libro “Sem Terra: 30 anni di storia, 30 anni di volti”, pubblicato nell’ottobre 2014, è nato quasi per caso. Dal 2007 porto avanti un progetto fotografico sul Movimento, su chi sono e cosa fanno. Nel febbraio 2014 sono stato invitato come ospite al loro VI Congresso, durante il quale – un po’ per gioco, un po’ perché mi affascinava l’idea di ritrarre facce e storie che arrivavano da tanti stati del Brasile – ho realizzato circa 400 ritratti di sem terra. L’idea e le foto sono piaciute molto al MST e alle associazioni italiane che appoggiano il Movimento, così è nata l’idea di realizzare un libro con queste immagini. Il volume è stato pubblicato sia in Italia che in Brasile e tutti i ricavi dell’edizione italiana sono stati donati alla Scuola Nazionale Florestan Fernandes. Nel 2015 abbiamo donato 2000 euro per la scuola per aiutare e sostenere qualche ragazz* nel percorso di formazione.

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Perché hai scelto i volti per ritrarre il MST? Cosa raccontano del movimento?

Come ben scritto da João Pedro Stedile nella prefazione del libro, le foto raccontano cos’è il MST: volti e nomi, espressioni di lotta e di allegria, la loro esperienza e la loro speranza. Attraverso queste facce si può vedere da chi è formato il MST: uomini e donne, anziani e bambini, contadini e intellettuali, attivisti e studenti. Alcuni vivono in Brasile, altri in America Latina e in Europa. Il MST ha militanti in tutti i continenti.

Un mese fa hai lanciato la campagna “Plantar Solidariedade, Colher Resistência!” per sostenere nuovamente il MST – Movimento dos Trabalhadores Sem Terra. Perché hai dato vita a questa campagna?

Da diversi mesi il Brasile mesi vive una condizione sanitaria ed economica molto, molto complicata. Il covid ha causato più di 550.000 morti e quasi 20 milioni di casi. Una situazione disastrosa dovuta anche alle politiche fallimentari e negazioniste adottate dal presidente Jair Bolsonaro e dal suo governo. In questa situazione di estrema gravità, il Movimento Sem Terra (MST) ha dato vita alla campagna “Plantar Solidariedade, Colher Resistência!” (Piantare solidarietà, raccogliere resistenza) per aiutare le persone e le famiglie più in difficoltà. Una grande azione di mutuo sostegno che ha permesso, nel solo 2020, di coltivare e donare oltre 4.000 tonnellate di alimenti e 700.000 cestini per il pranzo.

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Il MST continua a seminare “solidarietà umana”, intesa soprattutto come azione concreta, condividendo cibo, pane e prodotti negli insediamenti e nelle cooperative Sem Terra, attraverso un’agricoltura sostenibile e rispettosa dell’ambiente. In quest’ottica di concretezza e solidarietà abbiamo lanciato la campagna “Plantar a solidariedade”, sostenuta da diverse realtà italiane (Comitato Amig@s MST-Italia, Arci Bologna, Làbas, Witness Journal, Ya Basta Bologna). Attraverso incontri, mostre, vendite di foto e del libro “Sem Terra: 30 anni di volti” stiamo cercando di raccogliere fondi che saranno devoluti al MST per sostenere le iniziative solidali che portano avanti. La prima raccolta fondi è stata la rassegna “Reportage in cortile“, una serie di incontri e proiezioni con fotografi tenutisi a giugno e luglio a Bologna. Durante le cinque serate sono stati raccolti i primi 500 euro che presto verranno donati al Movimento Sem Terra.

Come si può sostenere la campagna “Plantar Solidariedade, Colher Resistência!” e quali altre iniziative saranno organizzate per diffonderla?

La campagna “Plantar Solidariedade, Colher Resistência!” sarà attiva fino a fine anno. In autunno saranno organizzati altri incontri ed eventi con fotografi a Bologna e in altre città per sostenerla. Chi vuole può contribuire alla campagna con le seguenti modalità: acquistando una copia del libro “Sem Terra: 30 anni di volti”, facendo una donazione al progetto “Plantar Solidariedade” o partecipando e contribuendo ai prossimi eventi che verranno organizzati. Per ricevere ulteriori informazioni sulla campagna e per avere dettagli su come partecipare si può scrivere a info@giuliodimeo.it. Qui alcune info sulla campagna e qui alcune info sul libro.

Qui l’articolo originale.

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