20 Set 2021

Il Salto nelle Marche: un’agricoltura che rigenera il suolo e le relazioni è possibile! – Io Faccio Così #330

Scritto da: Daniel Tarozzi
Intervista di: DANIEL TAROZZI E PAOLO CIGNINI
Video realizzato da: PAOLO CIGNINI

Dopo diversi anni vissuti all’estero, Francesca Ercoli ha deciso di ritornare nei suoi luoghi di origine. Da un incontro speciale con la sua socia Katia è nata il Salto Officina Agriculturale, un progetto che mette al centro l’agricoltura per rigenerare il suolo e le relazioni umane, praticando l'inclusione e facendo rete con il territorio.

Macerata, Marche - Marche, Spagna, Italia, Marche. Un cerchio che si chiude a distanza di anni con un bagaglio di esperienza e consapevolezza in più da investire in un nuovo progetto che mette al centro l’agricoltura che rigenera il suolo e le relazioni.

Stiamo parlando di Francesca Ercoli, fondatrice de Il Salto Officina Agriculturale, nel comune di Sant’Angelo in Pontano, in provincia di Macerata. L’officina – la cui storia viene raccontata nel dettaglio dalla stessa Francesca nel video che potete vedere qui sotto – si trova proprio sotto i monti Sibillini, in contrada Salti, che prende il nome dalla divisione delle terre fatte nel dopoguerra.

Dopo gli studi in sociologia, tra l’Italia e la Spagna, ed esperienze all’estero davvero intense e che meritano di essere raccontate – tra camper e avventure di tutte i tipi –, Francesca ha deciso di ritornare nella sua regione di origine e portare tutto ciò che aveva esperito negli anni in giro per l’Europa per essere di aiuto a molti ragazzi.

«Ho deciso di tornare per creare qualcosa che aiutasse le persone e me, prima di tutto, a esprimere il proprio potenziale. Visto che la società non sempre riflette certi bisogni, ho deciso di crearmi uno spazio. Dopo le tante esperienze vissute fuori non è stato per me facile fermarmi, ho cercato subito un corso di meditazione, poi altri corsi legati alle piante spontanee, aromatiche e officinali. In uno di questi corsi ho incontrato Katia, la mia socia, la proprietaria delle terre che abbiamo trasformato nel nostro progetto».

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Immaginiamo il nostro giornale come una cassetta degli attrezzi per diventare un vero protagonista del cambiamento. Dentro ci trovi la mappa con i migliaia di progetti virtuosi, gli articoli, le video storie, i nuovi format video e tante progetti che stiamo costruendo insieme alla nostra comunità. 

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In un primo momento Francesca pensava di trovare un ambiente simile a quello che aveva lasciato anni prima, arretrato e passivo, ma ha dovuto ricredersi e grazie a questo spirito nuovo è nato il Salto. Katia, la sua socia, aveva ereditato 23 ettari di terra e una casa, una grande tesoro a cui voleva dare valore. Dal loro incontro è nata la società: Francesca ha messo dentro tutta la sua energia, le sue conoscenze in ambito agricolo e burocratico, mentre Katia ha messo a disposizione il luogo.

«Per me era molto importante valorizzare l’unione delle cose – rimarca Francesca –, anzi, è proprio parte del progetto. Non tutti dobbiamo avere una partita IVA, non tutti dobbiamo avere dei terreni. Il Salto è nato come un’iniziativa orizzontale nell’ambito della quale ognuno può sviluppare il proprio talento. Io riesco bene nella parte più organizzativa, c’è chi riesce meglio nell’agricoltura, chi a lavorare con i disabili. Se ognuno facesse quello che sa fare bene e che ama fare, sarebbe un mondo più felice».

Il Salto è nato ufficialmente nel 2016; tra i vari obiettivi ha sempre avuto quello di applicare tecniche e pratiche di agricoltura organica e rigenerativa e di nutrire il suolo, provando a fermare il dissesto idrogeologico e facendo in modo di avere una produzione che riesca a mantenersi economicamente, a base prevalentemente di ortaggi, piante aromatiche e cereali.

il salto 2

All’interno dell’azienda è presente anche un laboratorio di trasformazione alimentare con lo scopo di vendere un prodotto finito, in parte trasformato in azienda e in parte dalla filiera locale, che a poco a poco sta nascendo raggruppando artigiani ed erboristi di cosmesi naturale locali. Tutte giovani aziende che si aiutano reciprocamente per un progetto comune. Si coltivano le relazioni territoriali anche con le amministrazioni dei Comuni vicini.

Per realizzare questo progetto Francesca ha studiato molto e seguito tanti corsi. Ha stretto contatti con Nicola Savio, Matteo Mazzola dell’azienda Iside e con Deafal, tra coloro che hanno portato l’agricoltura organica e rigenerativa in Italia, prendendo spunto dalle esperienze vissute altrove.

«Ho cercato sempre chi fa bene le cose e quando trovavo qualcuno chiedevo consulenze. Nicola Savio, ad esempio, mi ha insegnato la progettazione, l’orticoltura e a incastrare semina e raccolta tra piante e lavori in campo. Fare cose in tempo e non all’ultimo. Me l’ha insegnato, ma non riesco ancora ad applicarlo», ci racconta Francesca.

«Mi affascina la parola rigenerazione: è ora di rigenerare e rigenerarsi anche nelle relazioni, non solo per quanto riguarda i suoli. Per molto tempo abbiamo cementificato e disboscato e anche nella nostra quotidianità attuiamo comportamenti che non vanno a favore della vita. Nel suolo risiede l’eredità più grande che possiamo lasciare a chi verrà dopo di noi».

il salto

«Io tendo a questo tipo di agricoltura organica rigenerativa», prosegue Francesca. «È un lavoro infinito, lungo e impegnativo. Lo stiamo facendo secondo le nostre possibilità del momento. Ogni anno compiamo anche le analisi dei terreni e se manca qualcosa cerchiamo di apportarlo con ammendanti che autoproduciamo partendo dalle nostre materie prime». 

Tra le attività della società c’è anche un progetto dedicato a ragazzi con disabilità – la tribù dell’orto – con l’obiettivo di far sviluppare loro le capacità che servono per vivere nella quotidianità: lavoro, preparazione del cibo, della merenda, gestione dei soldi. Il progetto si è strutturato negli anni, due persone sono state assunte per occuparsene. Un grande traguardo, ma il prossimo passo è aprire un’impresa sociale. 

Questo, come tutti gli altri obiettivi di Francesca, ha come scopo quello di contribuire a una presa maggiore di responsabilità da parte delle persone. Le scelte messe in campo nell’officina agriculturale lo dimostrano. «Per essere liberi bisogna essere responsabili di sé stessi», dice. E noi ce lo auguriamo per questa Italia che continua a cambiare, in meglio! 

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