2 Nov 2021

Pachamama, la comunità ecologica sarda fondata su autosufficienza e permacultura – Io Faccio Così #331

Scritto da: Veronica Tarozzi
Riprese di: DAVIDE GAULLI
Montaggio di: PAOLO CIGNINI

È possibile vivere in modo autosufficiente, interconnesso, condiviso ed ecologico? A Pachamama, vicino a Cagliari, ci stanno provando! Questa comunità si fonda sulla permacultura e punta a conseguire l'autosufficienza su tutti i fronti: alimentare, energetico, economico, produttivo. Ma al tempo stesso è molto attiva verso l'esterno e crede nei concetti di scambio, di rete e di condivisione. Volete venire a visitarla insieme a noi?

Cagliari, Sardegna - Nel nostro intento di raccontarvi le realtà più interessanti che il panorama italiano ci regala, non poteva mancare un luogo dove la resilienza non è semplicemente un concetto a cui tendere, ma è una pratica di vita. All’interno della Città metropolitana di Cagliari sta prendendo forma un progetto di ampio respiro, in cui gli abitanti realizzano a tutti gli effetti un nuovo modello abitativo.

A Pachamama infatti, la sostenibilità la si pratica a tutti gli effetti attraverso l’autodeterminazione, la sovranità alimentare, energetica e monetaria. Abbiamo avuto il piacere di intervistare per voi la sua fondatrice, Silvia Preti, e uno dei membri più attivi di questa piccola comunità in rapida crescita, Daniele Poddighe.

Come si è originato il progetto?

Silvia: Pachamama è nato dopo un corso residenziale di permacultura che abbiamo organizzato qui nel 2015. Invitammo chi voleva a fermarsi e così nacque la prima piccola comunità intenzionale.

Daniele: Questo progetto nasce prima dell’arrivo mio e della mia famiglia, quando Silvia ha deciso di acquistare questo terreno dalla storia un po’ burrascosa, che ha dovuto essere bonificato a seguito di un grosso incendio che aveva distrutto la maggior parte degli alberi. Quindi tutto il lavoro di Giorgio e Silvia di reimpianto delle piante, potature, lavorazioni del terreno, ha permesso di far rifiorire questo posto.

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pachamama 1 2

Quali scopi vi prefiggete?

Silvia: La prima intenzione è alimentare una condizione umana favorevole all’ambiente e alle relazioni per stimolare ogni partecipante a tirar fuori i propri talenti e liberamente donarne i risultati alla stessa comunità, che sostiene la possibilità di riconoscerli ed esprimerli. Lo scopo di Pachamama è raggiungere l’autosufficienza alimentare ed energetica creando una foresta commestibile e tutto ciò che produce energia pulita.

Daniele: Il nostro scopo è la sostenibilità maggiore possibile: abbiamo tutte le conoscenze possibili e immaginabili, fornite sia da milioni di anni pregressi, che da internet e dalle nostre capacità di mettere insieme le cose per poter tirare fuori qualcosa di funzionante.

Daniele, raccontaci come mai siete venuti a vivere qui con la tua famiglia e le tante attività che state portando avanti.

Conoscevamo già da diversi anni chi abitava qua a Pachamama: Silvia, la proprietaria, con Giorgio, che fa da custode. Sono loro i primi che hanno cominciato a lavorare su questo terreno. Sono delle persone fantastiche, si possono portare avanti un sacco di progetti, la progettazione in permacultura è già usata da parecchi anni su questo terreno, quindi ogni cosa viene pensata e progettata per sfruttare al 100% gli spazi che abbiamo, tutto nel rispetto dell’ambiente, del territorio, del clima.

Questo ci ha permesso di avere avocado e guava in produzione, organizzare una foodforest dove abbiamo diverse piante tropicali, tra cui banani, guava, avocado, maracuja, protette anche durante l’inverno, in modo che il poco gelo che arriva qua non rovini le piante. In più, ci sono altri sistemi realizzati col bambù che ci permettono di dirigere le acque dove vogliamo, fare delle fitodepurazioni, portare anche il fresco, perché alcune piante sono posizionate in punti dove il vento passa e grazie alla loro traspirazione, d’estate ci arriva l’aria fresca e abbiamo dei punti riparati per l’inverno.

Per il momento, ci siamo autocostruiti un sistema di filtraggio e disinfezione del vascone per l’irrigazione con acqua ossigenata, zeolite e carboni attivi; stiamo aggiornando l’impianto d’irrigazione; finendo di costruire il capanno e l’impianto solare. All’interno di Pachamama abbiamo la possibilità di usufruire della nostra produzione, sia di cibo dalle piante, che di energia, come grazie all’energia termica per scaldarci durante l’inverno. Nella chiave della massima autosostenibilità cerchiamo di realizzare anche quella economica, tramite la nostra conoscenza nella produzione di piante, che utilizziamo sia per regalarle che per il nostro sostentamento, ma anche per venderle all’esterno. Abbiamo molti scambi attivi e poi le conoscenze di prototipazione, progettazione, stampa 3D, ci permettono di fare anche lavoretti per altri.

Daniele, parlaci del laboratorio.

Sempre per ottenere la massima sostenibilità, abbiamo costruito un laboratorio con i pallet di circa 30 metri quadri dove prima c’era un’altra costruzione. In permacultura prima utilizziamo quello che c’è e poi costruiamo il nuovo: in questo caso lo spiazzo e il piano in cemento erano solo da ristrutturare, così abbiamo costruito il laboratorio e adesso è in via di conclusione, realizzato in pallet riciclato e recuperando anche le parti per il tetto, le travi e tutto ciò che serviva.

In laboratorio andranno collocati tutti i materiali tecnologici come il tornio, la stampante 3D, la fresa, il taglio laser, attrezzi per la lavorazione del metallo, legno e altri materiali che in parte abbiamo già. Qui sarà possibile fare tutti i prototipi e le cose che servono sia per il terreno, che per aiutare altre comunità e altre persone, ma anche per costruire nuove cose o per favorire la creatività di altri che verranno qui, che hanno in mente dei progetti e non sanno come fare. Diventerà una sorta di fablab interno!

Che cos’è Food Forest Sardegna: volete parlarcene brevemente?

Silvia: A Pachamama lavoriamo a un progetto più ampio che si chiama Food Forest Sardegna (FFS) del quale siamo promotori insieme al creatore Roberto Marini. Si tratta di creare territori autonomi e un sistema monetario a credito anziché a debito, che finanzia tutti i progetti creando valuta.

Daniele: Stiamo puntando anche a un sistema monetario alternativo, il Foodforest Token, ideato sempre da Roberto Marini nell’ambito del progetto FFS. Grazie a esso stiamo attivando un sistema di scambio, utilizzando questa nuova criptovaluta che abbiamo creato qui in Sardegna. Foodforest token è una moneta che si basa su una risorsa reale, che è il cibo: abbiamo tokenizzato i metri quadri di terra e impresso un valore a questa moneta. Quindi si possono fare scambi escludendo la valuta fiat e utilizzando una valuta locale creata da noi. È un sistema completamente autosostenibile, senza costi aggiuntivi, che elimina tutto il negativo della moneta e favorisce uno scambio, il più sincero possibile, in quanto è una moneta che non ha senso accumulare e non può generare sfruttamento: vi invito a seguire la pagina di Food Forest Sardegna per saperne di più.

Già molte attività commerciali hanno deciso di adottarla, abbiamo fatto diversi scambi. Qui a Pachamama non abbiamo nessun divieto e nessun obbligo: facciamo quello che ci serve nel momento in cui ci serve. Quindi se è necessario cambiare tipo di valuta lo facciamo, se sarà necessario abbandonare qualsiasi tipo di valuta l’abbandoneremo. Dal mio punto di vista non è necessaria una valuta, ma è necessario che le persone vivano bene e siano felici e noi puntiamo prima di tutto su quello: bisogna spostare il baricentro dell’economia attuale – incentrata su moneta e profitto – e riportare in primo piano l’essere umano. Se no succede quello che sta succedendo adesso nel mondo.

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Daniele, puoi dirci qualcosa sulla rete di ecovillaggi solidali tra loro che state avviando?

Un’altra parte importante del progetto di Pachamama è una rete di possibili ecovillaggi nei dintorni: vogliamo prendere contatto con gli ecovillaggi esistenti, che è una cosa che stiamo già facendo con diversi gruppi. L’idea è quella di creare una rete per formare una sorta di corpo unico di ecovillaggi in Sardegna – ma potrebbe essere collegata anche al resto del mondo. Un network tramite cui scambiare conoscenze, materiali, abilità, potersi muovere.

Quindi se qualcuno avrà bisogno di cambiare luogo potrà spostarsi da un ecovillaggio all’altro, ci saranno gli spazi, le infrastrutture e tutto sarà preparato per poterlo fare. Sarà anche un modo di condividere le conoscenze, i metodi, le tecniche, ma anche i risultati, visto che qualcuno può ottenere dei risultati migliori dei nostri e così evolvere molto più rapidamente rispetto a come normalmente è il sistema aziendale in cui tutto è segreto, chiuso. Stiamo andando in controtendenza: a noi dei soldi non importa più di tanto, li usiamo finché servono, per comprare i materiali che adesso non abbiamo la possibilità di produrre.

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