1 Dic 2021

Irene Borgna e i suoi cieli neri: “L’inquinamento luminoso ci ha rubato le notti”

Scritto da: Valentina D'Amora

Nata a Savona e laureata in filosofia a Genova, Irene vive da dodici anni in montagna, dove lavora come guida ambientale. Oggi, quando non è alla scrivania, ha il cielo sopra la testa. Si definisce “grafomane” e ha pubblicato diversi libri, sia per adulti che per ragazzi. Ci ha raccontato la sua storia e la sua ultima pubblicazione, Cieli neri, una denuncia contro l'inquinamento luminoso.

Savona - Irene è una ragazza savonese che ha una passione per la natura e che ha sempre vissuto la montagna nel weekend, senza sapere che un giorno proprio una valle montana sarebbe diventata la sua casa. Ha esplorato le cime a piedi, di corsa, con la bici sulle spalle, con la corda sulla roccia e con il casco e la luce in grotta. E ora sono la sua quotidianità.

Per raccogliere materiali utili alla redazione della tesi di dottorato in antropologia alpina, nel 2009 Irene lascia la Liguria per trasferirsi in Valle Gesso, in Piemonte, cercando col tempo sempre nuovi pretesti per non tornare al livello del mare. «Sono partita con una borsa leggerissima, con dentro quattro mutande e una manciata di magliette – sorride Irene – proprio perché non pensavo che mi sarei fermata. Invece non sono mai più tornata».

irene borgna icc
Irene Borgna
LAMORE PER LA MONTAGNA E I SUOI LIBRI

«Quando ho finito di scrivere la tesi ho iniziato a collaborare con il parco naturale delle Alpi Marittime come guida ambientale e divulgatrice scientifica. Da allora scrivo di montagna su libri e riviste di settore».

Nelle sue pubblicazioni ama soffermarsi sul rapporto che si instaura tra la montagna e le sue comunità: in “Sulle Alpi“, ad esempio, analizza il fascino che “i giganti di pietra” hanno esercitato sull’uomo nelle diverse epoche storiche e che negli ultimi secoli sono diventati una nuova frontiera verticale da esplorare.

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La relazione tra l’uomo e le Alpi non è soltanto una simbiosi votata alla sussistenza o allo sport. Irene non può fare a meno di mostrarci anche l’aspetto più desolante di questo legame, fatto di ambienti contaminati, specie a rischio e cambiamenti climatici che stanno mutando il volto delle montagne.

Nel suo ultimo libro però si svalica, andando a toccare una questione trasversale ma di grande importanza, di cui si parla ancora poco. “Cieli neri. Come l’inquinamento luminoso ci sta rubando la notte” (Edizioni Ponte alle Grazie, vincitore del Premio Rigoni Stern 2021) è un libro ibrido, a metà tra un diario di viaggio e un saggio. «Da un’idea del mio compagno, a settembre 2019 siamo partiti con un furgone e un cane per far tappa nei “cieli più intatti” dell’Europa centrale, dalle Alpi marittime al Mare del Nord».

“Cieli neri”
IL PROBLEMA DELL’INQUINAMENTO LUMINOSO

«Illuminare troppo e illuminare male ci fa consumare un sacco di energia, oltre a rendere la vita impossibile a tutte quelle specie animali e vegetali che hanno bisogno del buio per sopravvivere». L’inquinamento luminoso non è solo un problema per astrofili e astronomi, perché riguarda tutti: oggi le notti che conosciamo sono scialbe e scolorite dalla luce della città. Per questo, quando sono partiti, Irene e il suo compagno erano convinti che sotto i cieli più bui, quelli sopra a poche case e poche persone, ci sarebbero state storie belle da raccontare.

Consultando l’atlante mondiale dell’inquinamento luminoso è tutto letteralmente chiaro: dell’oscurità non è rimasto più nulla in Europa. Se non alcuni piccoli scampoli di buio, sotto i quali Irene e il suo compagno hanno scovato luoghi dove la notte può ancora chiamarsi tale. Per esempio a Foroglio, in Val Bavone – una frazione nel Canton Ticino rimasta senza corrente elettrica per uno scherzo del destino –, ma anche in un enorme alpeggio in Baviera.

COME ATTIVARSI PER RICONQUISTARE LA NOTTE INTORNO A NOI

Irene parla dell’inquinamento luminoso come un problema di democrazia: «Il cielo che abbiamo sopra la testa riguarda tutti e le soluzioni illuminotecniche per porvi rimedio ci sono e sono attuabili qui e oggi, senza grandi stravolgimenti nel quotidiano di ognuno. Per esempio illuminando solo quando e dove serve e scegliendo lampadine a LED e con luce calda, si interferirebbe meno con la vita degli organismi e si riuscirebbe a raggiungere l’obiettivo».

Sulle rive del mare del Nord, nei Paesi Bassi, all’interno di parchi naturali, Irene e il suo compagno hanno incontrato persone che hanno capito di avere sulla testa un tesoro in via d’estinzione e stanno cercando di salvare con le unghie e coi denti le poche stelle che restano visibili. «Per questo hanno coinvolto le comunità locali, convincendole ad adottare un’illuminazione più virtuosa. E ci sono riusciti».

La buona notizia è che possiamo farlo anche noi, perché quasi tutti i Paesi europei hanno una o più associazioni per la difesa del cielo notturno – un elenco è disponibile qui. Nel frattempo, possiamo verificare che le luci di casa siano impeccabili. Se poi quelle nel circondario non ci convincono, si può consultare la normativa regionale di riferimento sul sito dell’associazione CieloBuio per capire se gli impianti sono a norma oppure no. E per misurare l’inquinamento luminoso intorno a casa propria ci sono diverse app, tra cui Loss of the Night e Dark Sky Meter.

«Riprendiamoci la notte per restituirla a chi verrà dopo e a chi ne ha bisogno oggi», scrive Irene.

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