11 Giugno 2026 | Tempo lettura: 7 minuti

Arte, giovani e cammino nel Biellese: due laboratori per costruire spazi di ospitalità nella natura

Dal 13 al 18 luglio nel Biellese, all’interno del progetto “Impronte di Pace”, due workshop, coordinati da Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, coinvolgeranno giovani tra i 15 e i 34 anni in attività artistiche lungo i cammini del territorio, attraverso la realizzazione di installazioni e pratiche di esplorazione del paesaggio.

Autore: Salvina Elisa Cutuli
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Due esperienze laboratoriali intensive di tre giorni ciascuna, rivolte a un gruppo di giovani tra i 15 e i 34 anni che costruiranno con le proprie mani piccole installazioni nell’ambiente naturale lungo i cammini del Biellese. È il cuore dei due workshop artistici Spazi selvatici di ospitalità, in programma dal 13 al 18 luglio e coordinati dal Team Ambienti d’Apprendimento e Formazione di Fondazione Pistoletto insieme ad artisti, artigiani e associazioni partner. 

L’esperienza si inserisce nel progettoImpronte di Pace”, che riunisce una rete di otto Comuni biellesi – Bioglio, Crevacuore, Graglia, Netro, Magnano, Santhià, Pollone e Viverone, con Pettinengo capofila – oltre a enti del Terzo Settore, realtà impegnate sui temi della pace, dell’arte, del turismo lento e della cittadinanza e istituti scolastici superiori del territorio. Tra i partner figurano, oltre a Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, anche Pacefuturo, Italia che Cambia, Fondazione BIellezza, Naturalmente Biella, CISSABO, CTV Provincia di Biella e CAI Biella.

I due workshop artistici rappresentano un’occasione per riflettere sul valore dei cammini come pratica di conoscenza, relazione e costruzione della pace. «Tutta la nostra attività si inserisce in un percorso più ampio di riflessione sui cammini lenti e sul significato che questa forma di esplorazione del territorio, antica ma ancora attualissima, può avere oggi», spiega Ruggero Poi, direttore dell’Ufficio Ambienti d’Apprendimento di Cittadellarte.

«Camminare è innanzitutto un’esperienza di pacificazione interiore, spesso anche spirituale, ma è anche una forma di riconciliazione con la natura. Attraversando il territorio a piedi, senza mediazioni, si entra infatti in una relazione diretta con l’ambiente intorno. È forse una delle pratiche più antiche per ritrovare un equilibrio con se stessi e con il mondo naturale, da cui possono nascere riflessioni più ampie che arrivano a toccare anche questioni sociali e politiche di carattere globale».

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Cammino di Oropa

La Tana: ospitalità e accoglienza lungo il cammino

In questa prospettiva relazionale, i due workshop sono stati progettati insieme a realtà associative del territorio biellese, rafforzando la collaborazione con artigiani, artisti e professionisti locali.  Dal 13 al 15 luglio si svolgerà “La Tana. Costruzione di spazi di sosta effimeri nel bosco con materiali naturali, lungo il Cammino di Oropa”. L’iniziativa è realizzata insieme all’associazione Terre Alte di Graglia, che promuove attività legate alla ceramica e alla lavorazione della terra.

«Con loro è nata una riflessione sul tema dell’ospitalità e su come possa essere esplorata nella sua dimensione più naturale, quella della tana», racconta Ruggero. «L’idea è che chi attraversa il cammino possa incontrare spazi di accoglienza costruiti artisticamente ma realizzati con materiali naturali, come terra e argilla reperite sul posto. Luoghi che si integrano armoniosamente nel paesaggio e diventano spazi aperti all’accoglienza, prima ancora che fisica, simbolica. Spazi capaci di ospitare pensieri, intenzioni e riflessioni che accompagnano il cammino», prosegue Ruggero. Il workshop si svolgerà nell’area della Valle Elvo, coinvolgendo i Comuni aderenti al progetto e giovani e abitanti del territorio interessati a esplorare il tema dell’accoglienza attraverso pratiche artistiche e relazionali.

Il Nido: intrecciare relazioni e lasciare tracce

Dal 16 al 18 luglio sarà la volta de “Il Nido. Creazione di strutture intrecciate ispirate alla cesteria tradizionale, con le maestranze di Passi d’Asino”. Il laboratorio si svolgerà lungo il percorso che collega Cittadellarte a Villa Piazzo e sarà realizzato in collaborazione con l’associazione Passi d’Asino, da anni attiva sulle tecniche dell’intreccio. «Anche in questo caso ci concentreremo su una forma di ospitalità naturale legata al mondo degli alberi e del bosco», spiega Ruggero.

«Attraverso la costruzione di strutture intrecciate, l’obiettivo è creare dispositivi capaci di accogliere qualcosa di chi attraversa quei luoghi: un pensiero, un segno, un piccolo simbolo del proprio passaggio. Un’impronta, appunto, che possa essere lasciata all’interno delle installazioni o attraverso un oggetto simbolico, sempre nel rispetto del contesto naturale. Ogni intervento sarà infatti reversibile e pensato per integrarsi armoniosamente nell’ambiente che lo ospita».

La pace preventiva e il pensiero di Michelangelo Pistoletto

Alla base del progetto c’è anche il pensiero di Michelangelo Pistoletto e la sua idea di “pace preventiva”: una pace che si costruisce prima del conflitto, attraverso gesti, relazioni e pratiche capaci di generare connessione. Un riferimento importante è il simbolo del Terzo Paradiso, nel quale due elementi opposti sono collegati da uno spazio centrale che rappresenta la possibilità della creazione. È proprio questo spazio di accoglienza e possibilità che il workshop intende evocare, immaginando il nido come luogo generativo di incontro, ascolto e trasformazione e, simbolicamente, di un movimento orientato alla pace. 

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Sede del Terzo Paradiso, Cittadellarte, Biella

«La pace preventiva consiste nel mettere in atto azioni che affermino la pace prima che emergano i conflitti», spiega Ruggero. «Anche il simbolo del Terzo Paradiso richiama questa idea: tra i due poli opposti esiste uno spazio centrale vuoto che rende possibile la creazione. Il nido, come spazio aperto e accogliente, richiama proprio questa visione». Al centro dell’esperienza c’è soprattutto il processo, quindi la relazione tra le persone, che condividono momenti di vita comunitaria anche se limitati a pochi giorni, e i luoghi attraversati. I workshop diventano così un’occasione per entrare in contatto con i territori spesso poco conosciuti o mai esplorati da questa prospettiva.

Per i giovani del Biellese rappresentano la possibilità di scoprire aree a loro vicine sotto una nuova luce, mentre per chi arriva da fuori un’occasione di incontro con un paesaggio di grande valore naturale e culturale. A rendere questa esperienza ancora più significativa è la dimensione artistica del percorso, che non si limita all’osservazione dei luoghi ma favorisce una relazione più profonda con essi, attraverso pratiche condivise di esplorazione, creazione e ascolto.

Giovani, cammino e partecipazione

Rispetto al rapporto tra giovani e percorsi di questo tipo, Ruggero invita anzitutto a superare gli stereotipi. «Quando parliamo di giovani rischiamo spesso di trasformarli in una categoria uniforme, attribuendo a tutti e tutte le stesse caratteristiche. In realtà esistono persone curiose, interessate all’incontro, alla relazione e alla scoperta, così come persone meno inclini a mettersi in gioco, indipendentemente dall’età. È una questione che va oltre l’anagrafe».

Oggi, sottolinea come sia particolarmente importante creare occasioni che favoriscano l’esplorazione e la partecipazione attiva. Viviamo un tempo in cui una visione politica del presente e del futuro appare distante e per molti anche disorientante. Proprio per questo esperienze come queste possono restituire il desiderio di essere protagonisti, di esprimere un pensiero e di contribuire concretamente a partire dai luoghi e dalle persone più vicine.

Camminare è innanzitutto un’esperienza di pacificazione interiore, spesso anche spirituale, ma è anche una forma di riconciliazione con la natura

Il concetto stesso di impronta, che dà il nome al progetto, richiama questa idea. «Mi piace pensare che ciascuno possa lasciare una piccola traccia del proprio pensiero nell’altro. Una traccia che può essere raccolta, trasformata e portata avanti da qualcun altro. Sono tanti i ragazzi e le ragazze che camminano, esplorano, cercano nuove prospettive e modi diversi di abitare il mondo. Spesso però queste esperienze restano invisibili e vengono raccontate poco. Per questo coinvolgere giovani in percorsi come questo significa promuovere un’azione insieme artistica, comunitaria, spirituale e politica, oggi più necessaria che mai».

Un progetto aperto e in evoluzione

I workshop sono pensati per gruppi di dieci partecipanti, per favorire la qualità della relazione e dell’esperienza. L’obiettivo più ampio va oltre i singoli appuntamenti e punta ad avviare un percorso capace di estendersi e generare nuove connessioni. «Non immaginiamo un progetto chiuso», conclude Ruggero. «Vogliamo costruire un prototipo che possa crescere grazie al contributo di chi parteciperà, non solo giovani e giovani adulti, ma anche persone di età diverse accomunate dal desiderio di mettersi in relazione con il territorio e con gli altri e generare nuove occasioni di incontro, riflessione e sperimentazione».

Il progetto si inserisce nella visione di Biella Città Arcipelago promosso da Cittadellarte: un territorio diffuso in cui gli spazi abitati sono come isole immerse in un grande mare – il verde del territorio – connesse dalle persone che lo attraversano e lo vivono, lasciando ognuno la propria impronta. In questo paesaggio, il cammino diventa una pratica di ascolto e relazione, un modo per rallentare, osservare e riconoscere le tracce degli altri, costruendo connessioni tra persone, luoghi e tempi diversi.

Impronte di Pace è realizzato con il contributo di Regione Piemonte, progetto finanziato con il Fondo per le Politiche Giovanili – Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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