23 Dic 2021

Dino e Anne-Marie: la nostra rivoluzione personale parte da una vita di autoproduzione

Scritto da: Lorena Di Maria

In Valle Varaita, in Piemonte, è viva una comunità di agricoltori e contadini, giovani e adulti che hanno fatto dell’amore per la terra la loro missione. Noi li conosciamo come “custodi del suolo” e insieme stanno creando una comunità sempre più allargata. Tra questi ci sono anche Dino e Anne-Marie Matteodo, che nella loro casa, nel piccolo paese di Frassino, conducono una vita fatta di lentezza, autoproduzione e piccole cose. Ecco la loro storia.

Cuneo - Dino Matteodo ha quasi settant’anni ed è originario della Val Varaita. Da sempre il sangue delle valli cuneesi scorre nelle sue vene e abitualmente parla la lingua occitana, tipica di questi territori pieni di fascino. Come lui racconta, “fa il contadino” per passione. E ora che il lavoro ha lasciato il posto alla pensione, lo si può trovare spesso e volentieri con le mani tra la terra, a svolgere qualche attività manuale o artigianale nell’orto di casa.

Anne-Marie Matteodo invece ha un inconfondibile accento francese. Dopo parecchio tempo vissuto in Francia è tornata in queste valli, dove una parte della famiglia ha origini. Ha deciso di ritornare in valle diversi anni fa per iniziare una nuova vita insieme a Dino. Di professione fa la farmacista e le sue conoscenze in medicina alternativa, unite alla sua grande sensibilità, l’hanno portata a interessarsi di salute e benessere e a vivere sempre più una vita in armonia con i tempi della natura.

Dino e Annemarie Matteodo

La scelta di vita di Dino e Annemarie

Due storie, due strade diverse ma affini che, nella ricerca di una vita sana e naturale, li hanno portati verso il medesimo destino. Dino e Anne-Marie vivono a Frassino, un piccolo paese di media montagna incastonato tra le alpi piemontesi che conta circa 260 abitanti. Qui hanno fatto dell’agricoltura la loro scelta: coltivano per uso domestico e si prendono cura dell’orto familiare facendo dell’autoproduzione lo strumento per una vita il più possibile improntata all’autosufficienza.

Come vi abbiamo raccontato nel caso della storia di Davide Provenzano e della sua azienda agricola Humus, anche Dino e Anne-Marie fanno parte dei “Custodi del Suolo”: come vi abbiamo già raccontato qui e qui, il progetto, promosso da Spazio Vitale OdV, sta coinvolgendo un ventaglio variegato di persone e realtà produttive che, di fronte alle minacce globali di grande entità, valorizzano le piccole risposte: così un orto, un appezzamento, una CSA, un’azienda agricola o un progetto familiare vanno a comporre un mosaico capace di partire da unagricoltura basata sul rispetto del suolo e della vita delle comunità.

Come ci racconta Dino, «essere custode del suolo è uno stile di vita che ho cercato pian piano di costruire nella mia vita: sin da giovane mi sono battuto per non partire e costruire una vita in Val Varaita: qui bisogna cercare di vivere, cambiare le cose costruendo un sistema di vita di qualità, proprio come abbiamo scelto di fare come famiglia. La nostra montagna può essere attrattiva se si crea un sistema in cui la gente sta bene. La proposta di sviluppo del nostro territorio non può che basarsi su questo concetto».

Durante le loro giornate Dino e Anne-Marie svolgono con amore e dedizione le piccole faccende quotidiane: nell’orto coltivano cavoli, cipolla e patate, alimento tradizionale della valle, e si prendono cura delle loro galline e dei conigli.

Un sistema di vita di qualità non può che partire da ciò che mangiamo tutti i giorni e per questo la centralità dei suoli ha interessato Anne-Marie e Dino fin da subito: «Noi cerchiamo di mangiare tutto quello che coltiviamo e dal punto di vista dei legumi e delle verdure siamo autosufficienti. Ciò che avanza lo regaliamo perché pensiamo che l’orto possa realmente creare delle relazioni sociali».

Dino e Annemarie Matteodo1

Curarci imparando dalla natura

Così la cura dell’orto diventa ogni giorno una cura della persona. Lo sa bene Anne-Marie, che applica all’agricoltura gli studi di medicina, trovando tra questi due mondi infinite connessioni. «Se ci pensiamo, la terra ha lo stesso modo di pensare del corpo umano e da esso abbiamo tanto da imparare. C’è un forte parallelismo tra i due, nelle modalità in cui si ammalano e si rigenerano. Il problema è che nella medicina accademica tendiamo a dimenticarci ciò: tutti i nostri farmaci sono “anti qualcosa”: anti-infiammatori, anti-ipertensione, antipiretici. Insomma, andiamo sempre a correggere qualcosa al posto che prevenire».

In un orto, ad esempio, prima di andare a correggere un problema è importante comprendere come mantenere il terreno affinché sia sempre in salute. Allo stesso modo, quando ci sentiamo male, in medicina alternativa cerchiamo di capire perché l’organismo ha una tale reazione. Per questo, capire i meccanismi di autodifesa e protezione del corpo, così come avviene nel caso del suolo, è fondamentale. La natura non sbaglia mai, siamo noi che dobbiamo capirla e indirizzarla a trovare la sua salute.

Dino e Annemarie Matteodo 1

La casa in bioarchitettura e una vita a basso impatto

La casa in cui vivono in passato era una vecchia struttura agricola dismessa, successivamente trasformata seguendo i principi della bioarchitettura. «Abbiamo scelto di ridurre il più possibile l’impatto della nostra abitazione attraverso alternative nell’approvvigionamento energetico, nella scelta dei materiali e nel posizionamento». Ad esempio, hanno abolito le costruzioni in cemento favorendo materiali biocompatibili come legno, mattoni, pietra e, dal punto di vista energetico, la casa è in parte alimentata da una serra solare.

«Nei periodi freddi ci scaldiamo con una stufa Kachelofen realizzata da un artigiano specializzato. La stufa ha una tradizione millenaria nel mondo tedesco e slavo: in Italia è ancora poco conosciuta, ma le sue proprietà sono innumerevoli». Risalente al 1500, la Kachelofen è infatti una “stufa ad accumulo tradizionale” che, realizzata in muratura attraverso l’uso di mattoni refrattari, comporta bassi consumi di legna e un’ottimale resa termica.

Dino e AnneMarie Matteodo3

Cosa significa essere un “custode del suolo”

Il progetto dei Custodi del Suolo, avviato nel 2021, ha ottenuto il sostegno del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con la collaborazione della Regione Piemonte, del Centro Servizi per il Volontariato, dell’Istituto agrario di Verzuolo. Non è mancato poi il patrocinio del Parco del Monviso e dei comuni della Val Varaita come Piasco, Rossana, Venasca, Isasca, Brossasco, Melle, Sampeyre, Casteldelfino e Bellino.

Così si sta creando nel cuneese un’occasione per mettere in luce quegli agricoltori e quei produttori che silenziosamente custodiscono saperi e competenze, scambiandoli e condividendoli reciprocamente grazie a un percorso di un anno che vede la realizzazione di momenti di formazione e giornate pubbliche portate avanti da Spazio Vitale Odv.

Come ci spiega Dino «Siamo entusiasti di essere parte di questo progetto. Uno degli aspetti più interessanti è la socializzazione e la possibilità di sentirci accolti. La maggior parte dei partecipanti è composta da giovani agricoltori e coltivatori della valle. In questo progetto non è importante avere 20 0 70 anni perché ti sentirai sempre accolto nella stessa maniera con gioia».

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