27 Apr 2022

Dal Burundi alle Marche: Eddy insegue il suo sogno che profuma di caffè

Scritto da: Benedetta Torsello

Ci sono voluti dieci anni prima che Eddy Rurihose, trentaduenne originario di Bujumbura, riuscisse a lasciare il Burundi e raggiungere l’Italia. Un percorso migratorio accidentato, costellato di difficoltà, dinieghi e grovigli burocratici. Ma nulla di questo è bastato a scoraggiarlo e oggi grazie a un tirocinio formativo promosso dal Centro per l’Impiego di Pesaro in collaborazione con il Bar Romeo della stessa città e l’impresa Pascucci, ha potuto finalmente realizzare il suo sogno e imparare un mestiere da trasmettere ad altri giovani della sua comunità, una volta terminata quest’esperienza.

Pesaro, Marche - Sorride Eddy, mentre prepara il caffè dietro il bancone del Bar Romeo di Pesaro. Arrivare in Italia da Bujumbura, la sua città, non è stato affatto semplice. Nei suoi occhi si legge una stanchezza mista a incredulità quando racconta che ci sono voluti ben dieci anni per riuscire a partire dal Burundi, uno dei paesi più poveri del continente africano. Grazie alla sua determinazione e a un incontro speciale, il suo sogno di venire in Italia si è finalmente avverato. Oggi il profumo del caffè gli ricorda che ce l’ha fatta, nonostante tutto. 

INCONTRI CHE CAMBIANO LA VITA

Ad alcuni incontri sembriamo essere predestinati. È quello che viene da pensare ascoltando la storia di Eddy. «Dieci anni fa mi trovavo a Bujumbura come relatrice di un convegno su democrazia e coinvolgimento della società civile», racconta Lilia Infelise, economista, fondatrice e presidente di Artes. «Incontrai Eddy in un centro culturale gestito da saveriani a Kamenge, uno dei quartieri più difficili della capitale burundese. Lì insegnava a suonare la batteria ai ragazzi».

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Eddy aveva imparato l’italiano da solo, grazie ai libri e a qualche video su YouTube. In quella breve chiacchierata lui e Lilia si sono scambiati i contatti e il giovane le ha raccontato del suo sogno di venire in Italia. «Quando ci siamo risentiti – prosegue Lilia – quasi non ricordavo più il suo volto: avevamo appena dieci minuti, ma mi erano bastati per capire che avrei dovuto aiutarlo. Così mi sono attivata per cercare di farlo venire in Italia anche solo per un breve periodo, ma sin da subito l’Ambasciata belga ha respinto la sua richiesta di visto».

Lilia con Artes lavora da anni a progetti di sviluppo sociale ed economico in diversi paesi africani. Sia in quei paesi che accolgono l’enorme flusso migratorio dei paesi limitrofi come il Sud Africa, (circa il 96% della popolazione tenta di emigrare negli stati limitrofi e solo il 4% intrapprende l’incerto e rischioso percorso  migratorio verso i paesi occidentali) sia in quei paesi, come il Burundi, dai quali  si fugge alla ricerca di un futuro altrimenti negato, con qualunque mezzo di fortuna, spesso a bordo di corriere o addirittura a piedi. Il Burundi, in particolare, ha una storia complessa e molto poco conosciuta di devastazione del tessuto comunitario, iniziata con la colonizzazione belga del secolo scorso, guerra civile e instabilità politica. Nella maggior parte dei casi raggiungere l’Europa è quasi impossibile.

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Il divario sociale è incolmabile: «In Burundi si ha la forte impressione di una realtà spaccata a metà – racconta Lilia –: da una parte le famiglie benestanti che possono spostarsi e viaggiare e dall’altra la gente comune, che sembra segregata. A loro è negato qualunque permesso a lasciare il paese». Sono moltissime le storie di emigrazione non protetta. Chi ha pochi mezzi rischia di indebitarsi soltanto per poter completare il complesso iter burocratico che spesso sfocia in un diniego da parte delle autorità.

Questa storia ci insegna come spesso il cambiamento cammini sulle gambe di donne e uomini

«Nonostante i forti legami tra il nostro paese e il Burundi, favoriti dai vari movimenti religiosi, l’Ambasciata italiana più vicina è a Kampala in Uganda», prosegue Lilia. Ecco perché la richiesta di visti per brevi soggiorni viene gestita dall’Ambasciata belga, grazie a un accordo con il nostro paese». Molti giovani quindi si mettono in viaggio verso l’Uganda anche solo per sostenere un colloquio in Ambasciata.

IMPARARE A PREPARARE IL CAFFÉ E IL TORRONE NEL CUORE DELLA FORESTA

Eddy non si arrende e con mezzi di fortuna raggiunge Johannesburg, dove nel 2015 gli viene riconosciuto lo status di rifugiato politico. Per tutti questi anni, Lilia lo segue e lo aiuta da lontano. Gli manda del denaro con cui riesce a comprare una macchina fotografica e raggiungere il Sud Africa, dove Eddy trova lavoro prima come barista e poi come addetto alla sicurezza. «Sono sempre rimasto in contatto con Lilia, per me è stata come una madre», racconta Eddy.

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Nel 2018 riescono finalmente a ritrovarsi. Lilia infatti torna in Burundi in seguito a un finanziamento della Banca Mondiale per realizzare un programma pilota di rigenerazione di comunità in collaborazione con la Nature Forest Reserve of Bururi, una riserva forestale tra il sud del Burundi e la Tanzania.

«L’obiettivo – spiega Lilia – era dimostrare che fosse possibile sviluppare un modello economico sostenibile, basato sulla valorizzazione della biodiversità.  Da un lato preservare il territorio e le risorse naturali, dal momento che la foresta – in quanto protetta – non poteva più essere sfruttata come risorsa e dall’altro sviluppare un modello di green business che includesse ecoturismo e agricoltura biologica».

Il programma coinvolgeva una cooperativa composta da 350 famiglie, impegnate in realtà microimprenditoriali legate alle filiere del caffè e del miele. Grazie al progetto si voleva costruire un centro di degustazione del caffè biologico locale e di dolci e biscotti realizzati con il miele della zona e altri ingredienti forniti dai produttori del posto. «Quando siamo andati lì nel 2018 c’era ben poco del centro di degustazione: mancavano le finestre, l’acqua corrente, il forno. C’era solo un tavolo e poco più. Allora ci siamo rimboccati le maniche per insegnare a venticinque giovani della cooperativa a preparare il caffè e il torrone, nel bel mezzo della foresta».

«Avevamo portato in valigia tutto il necessario per aprire il centro di degustazione del caffè», racconta Assunta Tinelli, proprietaria del caffè Romeo di Pesaro». Un tostino, la moka e le sac à poche per fare i biscotti. I ragazzi hanno costruito un forno dall’oggi al domani per preparare il torrone e delle scatole in legno per confezionarlo». Eddy ha partecipato attivamente a queste due settimane di formazione: ha imparato i rudimenti del mestiere al fianco degli altri giovani, traducendo per loro quanto spiegato da Assunta.

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Inaugurare quel centro di degustazione del caffè è stata una festa per tutti: «Spesso per cambiare occorre un’esperienza di shock positivo e così è stato», aggiunge Lilia. Fondamentale è stata la collaborazione con l’Università Federico II – che ha offerto un corso di formazione in loco proprio sulla degustazione e lavorazione del caffè – e con Pascucci, storica torrefazione di Monte Cerignone (PU).

UN NUOVO INIZIO

Dopo l’ennesimo diniego da parte dell’Ambasciata belga, alla fine dello scorso anno Eddy riesce a ottenere un visto per svolgere un tirocinio formativo promosso dal centro per l’impiego di Pesaro, in convenzione con il Bar Romeo della stessa città e l’azienda Pascucci. «Questa storia ci insegna come spesso il cambiamento cammini sulle gambe di donne e uomini e non grazie alle istituzioni», dice Lilia. «La normativa è lacunosa e spesso cieca di fronte alla strategia e ai bisogni delle persone».

Imparare i segreti di un buon caffè, ma anche nozioni di gestione di impresa e manutenzione dei macchinari per la tostatura e la preparazione del caffè, sono solo alcuni degli obiettivi previsti dal progetto formativo. «E dopo due mesi a Pesaro al Bar Romeo, ho imparato a fare il torrone, una ricetta storica e unica al mondo», esclama Eddy.

Alla fine di questi quattro mesi, Eddy tornerà in Sud Africa con un bagaglio ricco di esperienze e nuove competenze. È pieno di risorse, buona volontà e coraggio. «Mi piacerebbe poter aprire un training center a Johannesburg, dove insegnare ad altri giovani quello che ho imparato qui in Italia, soprattutto sul funzionamento delle macchine del caffè. Insomma, creare delle opportunità di crescita e formazione per altri ragazzi», dichiara Eddy.

Sono trascorsi così tanti anni da quel breve primo incontro con Lilia, quando venire in Italia era solo un lontano miraggio. Oggi a Johannesburg lo aspettano la moglie e i suoi due gemelli di sette anni. Ci salutiamo pensando per un attimo al futuro. Quando gli chiedo cosa sogna per loro, mi risponde con emozione: «Qualcosa di bello. E una buona istruzione. Ho raccontato loro del mio paese, delle mie origini, ma non di tutte le mie avventure e disavventure. Un giorno lo farò».

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