6 Lug 2022

Al lavoro con la natura: racconto di un convegno itinerante fra arte, cultura e ambiente

Scritto da: Redazione

Arti e natura si incontrano di nuovo e lo fanno per riavvicinarci all'ecosistema, di cui siamo parte integrante ma da cui ci siamo allontanati troppo negli ultimi tempi. Attraverso le parole di Emanuele Regi, uno degli organizzatori, riviviamo le emozioni di una giornata di confronto e sperimentazione che si è tenuta recentemente in una location d'eccezione.

Bologna, Emilia-Romagna - Andare in natura. Questa espressione è diventata molto comune negli ultimi anni, sintomo di un bisogno diffuso di incontro con qualcosa che non è più vicino, ma che implica uno spostamento. In questo senso la natura è diventata spazio di sospensione, relax e riposo; luogo ideale dove passare un weekend prima di tornare in ufficio il lunedì. Proprio lo scorso lunedì 6 giugno invece, lo spazio verde di Fienile Fluò – a Paderno, vicino Bologna – è diventato centro di riflessione, lavoro e incontro di una comunità di artisti, organizzatori e studiosi da tutta Italia per confrontarsi sulle molteplici relazioni tra arti e natura.

L’iniziativa è stata promossa da Crexida – Anima Fluò che, con la direzione di Angelica Zanardi, gestisce lo spazio sia come centro di produzione e residenza artistica che come agriturismo. Una realtà interessante in cui l’esperienza del territorio passa attraverso tutti i sensi: dal sapore di una cucina a chilometro zero alla meravigliosa vista dei calanchi che si spalancano di fronte all’anfiteatro d’erba. Una riattivazione percettiva che lascia il passo a quella razionale con il festival di cinema, musica, teatro e arte Scena Natura, di cui il convegno Connessioni è stato il momento di apertura.

crexida natura

Il sottoscritto Emanuele Regi si è occupato assieme a Michele Pascarella, critico e studioso di teatro, danza e arti visive, della curatela e della disposizione della giornata. La scelta è stata quella di rivolgersi a un campo largo delle arti invitando attori, performer, danzatori, musicisti e artisti visivi, ma anche multisettoriale con la presenza di operatori e direttori artistici di residenze e festival, nonché studiosi del settore.

Tra i partecipanti alcune realtà storiche del teatro natura italiano, come Lorenza Zambon – l’attrice giardiniera che gestisce La casa degli alfieri in Piemonte – e O Thiasos – Teatro Natura di Roma, rappresentato dalla performer ed educatrice Valentina Turrini. Accanto a queste, alcune realtà appena nate come Teatro Selvatico con Isacco Caraccio e Matteo Calautti che hanno eletto a loro sede la Torre di Mondovì in provincia di Cuneo, dove fanno spettacoli, workshop e tra poco apriranno la prima edizione di NaturArte festival.

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Importanti ospiti anche attori e autori che operano in contesti aperti come Silvio Castiglioni, che la sera ha presentato lo spettacolo Abitare la terra, Luigi D’Elia, venuto dalla Puglia portando l’esperienza di una sua naturale metamorfosi, da guida turistica di Torre Guaceto ad attore, Monica Morini con il suo Teatro dell’Orsa e quelle mitiche albe sopra la Pietra di Bismantova (RE), Serena Gatti del toscano Azulteatro che opera nel campo della performance site-specific e Paola Bordignon di Faber Teater in Piemonte che sta conducendo una ricerca sul canto e il camminare.

Largamente rappresentato anche il mondo della danza con il coreografo Fabrizio Favale e la sua compagnia Le Supplici, dove l’esperienza del corpo attraversa e incarna i territori più aspri della penisola, Valeria Russo che integra movimento e arti visive e Elisa Sbaragli che ha parlato del suo lavoro Sull’irrequietezza del divenire, in cui attraversa il concetto di Terzo paesaggio, elaborato dallo studioso Gilles Clèment.

Per quanto riguarda il mondo della musica, il flautista Carlo Maver ha presentato la sua ricerca il festival Crinali di cui è co-curatore, mentre Carlo Casillo, musicista e sound designer, e Mariano Detassis, lighting show designer e performer, hanno raccontato la loro ricerca con Miscele d’Aria Factory che organizzano esperienze immersive in Trentino (e oltre). Riflessioni che si sono legate al land artist Oscar Dominguez, che utilizza materiali naturali per creare installazioni nel paesaggio a impatto zero.

crexida natura1

Importante, nella logica della giornata, anche il discorso delle residenze – spazi di riflessione, creazione e produzione per artisti e compagnie spesso inseriti in contesti naturali – che presenta una parte importante della politica culturale e teatrale del paese. Tra queste era presente Sementerie artistiche di Manuela De Meo, attrice e organizzatrice, un luogo splendido a Crevalcore (BO), dove si gestisce l’ospitalità per compagnie e artisti, mentre proprio qui a Fienile Fluò il prossimo 8 luglio si apre la loro rassegna estiva in un teatro di paglia, ovvero costruito con le balle di fieno.

Sempre in Emilia-Romagna, ma spostandoci verso la costa riminese, troviamo L’arboreto di Mondaino, gestito da Fabio Biondi, una tappa fissa, in mezzo al bosco, per molte realtà teatrali italiane e dove si tiene a breve il seminario sulla qualità delle residenze Limen. Per la Toscana Michela Giovannelli ha presentato Tenuta dello Scompiglio, casa-giardino a disposizione della riflessione e del processo artistico. Accanto al tessuto delle residenze, un’altra parte importante è quella dei festival. Elena Scolari di Teatro Invito ha raccontato de L’ultima luna d’estate, che si tiene sulle sponde del lago di Como, mentre Simona Zedda, con IT.A.CÀ, ha riflettuto sul turismo responsabile in modo itinerante in varie zone del Paese.

La scelta è stata quella di rivolgersi a un campo largo delle arti invitando attori, performer, danzatori, musicisti e artisti visivi

Accanto alle esperienze ci è sembrato giusto affiancare riflessioni, come quelle del critico e studioso Oliviero Ponte Di Pino, che ha posto delle domande e questioni importanti su cosa voglia dire teatro fuori da spazi urbani e cosa questo comporti in termini di politica culturale. È intervenuta anche la professoressa Roberta Gandolfi dell’Università di Parma, che ha illustrato le origini storiche delle relazioni tra arti performative e natura, mentre la professoressa Laura Budriesi dell’Università di Bologna, specializzata nell’Animal Performance, ha indagato il rapporto tra l’attivismo animalista e le sue realizzazioni sceniche.

Gli ospiti variegati per percorso e provenienza – alcuni dei quali viaggiato parecchio per essere con noi – ci hanno restituito un quadro eterogeneo dei dialoghi tra arti e paesaggio, accanto a una necessità crescente di confronto e relazione. Elemento che siamo felici di poter raccogliere e che ci premureremo di rilanciare costituendo successive fasi di scambio. La convinzione di noi curatori infatti è quella che la relazione di conoscenze comuni e la creazione di legami reciproci sia la condizione essenziale per progettare e creare un rapporto maturo tra spazi naturali e possibilità performative.

Infine, la visione di due performance ci ha restituito cosa voglia dire essere spettatori all’aperto: camminare in silenzio e stare in natura, attraverso le dinamiche teatrali, connettendoci ad essa in modo più profondo, osservandola e attivando un nuovo e consapevole coinvolgimento che superi quello di staccare la spina per il weekend.

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