4 Ott 2022

Nicola e Zenia e il loro viaggio in camper “fuori rotta” per abbattere le barriere fra disabilità e turismo

Scritto da: Elena Rasia

Nicola e Zenia sono una coppia con disabilità che sta per partire per un viaggio in camper, con l'assistenza di un amico. Abbiamo chiesto loro di raccontarci il programma, approfittandone per estendere il discorso al rapporto fra turismo e disabilità e al lavoro delle associazioni che si occupano di questo ambito.

Un desiderio che “sfonda” i muri della propria casa, della propria quotidianità, e traccia un sentiero nitido che non aspetta altro che di essere percorso è sicuramente un desiderio perseverante e nobile. Proprio come quello di Nicola e Zenia, di cui oggi voglio parlarvi: il loro sogno è vivere un viaggio a bordo di un camper nel centro Italia, tra valli e colline, uscendo dalla bolla organizzativa dei viaggi per persone con disabilità come loro per poter scoprire con occhi curiosi ed indipendenti ciò che li circonda.

In questo viaggio la meta prediletta dell’itinerario sarà Recanati, città dove si trova la casa natale di Giacomo Leopardi, per cui Nicola e Zenia nutrono dai tempi della scuola un grandissimo amore, essendo stato anche il poeta un avventuriero ribelle nonostante le molteplici problematiche di salute. «Certo, niente a che vedere con noi ragazzi semplici, ma gli renderemo omaggio. Anzi, gli dedicheremo il viaggio», mi raccontano.

Nicola ha una disabilità e sa per esperienza quanto sia difficile vivere l’autonomia quotidiana, a maggior ragione durante un viaggio alla scoperta di terre solitamente non battute dal turismo di massa e a bordo di un camper dove la tua casa diventa necessariamente anche la natura circostante e, si sa, spesso la natura non è attrezzata a 360°.

nicola e zenia

Ê proprio per questo che, avendo la consapevolezza di non potersi avventurare totalmente da soli in quest’esperienza, Nicola e Zenia hanno aperto i cassetti della loro fantasia e hanno scelto di coinvolgere persone fidate come Libero, amico di Nicola da diversi anni. Per intraprendere questo viaggio hanno lanciato una raccolta fondi, tutt’ora attiva – in questo momento il viaggio è in stand by, ma il loro intento non si è fermato e se vorrete potrete continuare a supportarli.

Potete presentarvi?

Libero: Mi chiamo Libero e ho 26 anni. Con Nicola, mio amico ormai da quattro anni, spesso parlo di viaggi, avventure, modi di vivere differenti, Lucio Dalla e amore. Un giorno abbiamo deciso di comune accordo di realizzare questo nostro sogno insieme a quello di Zenia, la sua compagna: un viaggio in camper. Così è nato il progetto e la raccolta fondi.

Da quando sono piccolo ho una forte sensibilità verso l’altro e in modo particolare verso l’altro discriminato, quindi tutte quelle eterogenee esistenze/condizioni umane emarginate e discriminate: senza tetto, i matti, i delinquenti, gli immigrati, i disabili, i bambini, insomma tutti quelli che sono demonizzati e diventano capri espiatori perché non rispettano le norme imposte di un modo di essere e di fare.

Ho avuto esperienze lavorative, familiari, amorose…. insomma in tutta la mia realtà, sia per mia volontà sia per il caso, mi sono dovuto scontrare e incontrare con l’altro, spesso un altro oscuro, complesso e contorto, ma sempre colmo di valore e teneramente umano, teneramente me. Spero che questa esperienza sia anche il trampolino di lancio per portare il nostro piccolo cambiamento nel mondo o almeno in Italia.

Zenia: Mi chiamo Zenia Guastamacchia, ho 33 anni. Sono laureata in lettere moderne con specializzazione in filologia moderna. Lavoro nella biblioteca comunale del Redentore di Bari e mi occupo di catalogare riviste. Mi piace leggere romanzi. Ho scritto poesie. Ho dipinto tele raffigurando temi letterari. Mi piacciono le opere di Leopardi. Amo viaggiare, soprattutto, se possibile, con amici e non vedo l’ora di partire in camper, esperienza mai fatta ma sempre desiderata, poiché spesso i viaggi per disabili assomigliano a delle colonie per bambini.

Nicola: Mi chiamo Nicola Cipolla e sono laureato in filosofia e cerco di studiarla ancora. Mi interessano anche la geografia e fare passeggiate nella natura. Sono stato sempre in contatto, in forma amicale, con persone che fanno trekking o arrampicata ma spesso non mi invitano, forse perché sono lento per il trekking e mi risulta impossibile fare arrampicata.

recanati

Viaggiare “come gli altri” è stata sempre la mia ossessione e, seppur con molta fatica, ora ho l’occasione di farlo, anche se mi turba il fatto che molte volte non lo posso fare con la mia ragazza e trovare un assistente è sempre difficile. Adesso io e Zenia abbiamo paura delle associazioni per disabili e questa paura è generata dal fatto che il rapporto con gli assistenti raramente è paritario. Con Libero siamo sicuri che vi sarà invece un rapporto equilibrato. Anche in questo intento comune io e Zenia ci siamo trovati: sforzarci tra centinaia di difficoltà di spiegare le nostre ragioni pur nelle difficoltà verbali.

Come vi siete conosciuti tu e Zenia?

Ho conosciuto prima la sorella, Alice, perché è venuta a Trento dove io studiavo vivevo filosofia e mi ha parlato di Zenia. All’inizio, ad essere sincero, ho avuto paura, ma questa è una sensazione con cui convivo.

Com’è nata l’idea di un viaggio in camper?

L’idea del camper è nata sia da Zenia che da Libero, in momenti diversi. Era da tanto tempo che lei aveva il desiderio di trascorrere una vacanza in camper: all’inizio mi aveva proposto di andare ad Amsterdam, risalendo l’Europa da Bari, poi abbiamo optato per qualcosa di più semplice, andando a scoprire mete che secondo noi si conoscono troppo poco.

Comprendo molto bene la tua paura delle associazioni per disabili avendo anch’io una disabilità. Secondo te perché ancora oggi – con tanta cultura, informazione e sdoganamento di determinati tabù – spesso e volentieri il rapporto con chi ha una disabilità non è partitario?

Ci penso da una vita e mi sono dato la seguente spiegazione: a prima vista il disabile viene visto come non autonomo e in parte è vero. Il disabile deve fare una fatica in più rispetto agli altri, non solo perché molte volte è impedito fisicamente, ma perché non viene percepito come uomo o donna capace di intendere e di volere.

Ho anche osservato che pure spiegare le proprie ragioni comporta più fatica. Non soltanto per via delle difficoltà verbali, ma anche perché si ha paura di essere abbandonati quando si hanno delle discussioni animate. A volte infatti può succedere che cerchiamo di difenderci da questa paura arrabbiandoci troppo e non controllando i nostri movimenti. In questo modo possiamo essere percepiti più malati di quello che siamo realmente. Non è così in tutti gli ambienti, ma molte volte accade.

Viaggiare “come gli altri” è stata sempre la mia ossessione e, seppur con molta fatica, ora ho l’occasione di farlo

Per tutti questi motivi consideriamo l’idea di “associazioni per disabili” sbagliato, perché snaturalizza il concetto stesso di associazione. Quelle sono associazioni per, non associazioni con, cioè create insieme e in sintonia con altri disabili: a dettare le regole è chi lavora per queste “associazioni”, che tratta i disabili come dei bambini e ci fa sentire più handicappati di quanto siamo. E questo non solo ci da fastidio, ma ci provoca anche frustrazione e rabbia. Il disabile viene spesso percepito come colui che riceve affetto e sostegno a pagamento dall’alto, da una associazione creata per lui e non da lui. In sintesi le associazioni per disabili che conosciamo mancano di autodeterminazione e quindi non desideriamo frequentarle.

È stato difficile trovare un camper che venisse incontro alle vostre esigenze?

No, perché nessuno dei due è paralizzato. Solamente Zenia utilizza qualche volta la carrozzina per non stancarsi troppo in quanto fa più fatica di me a camminare.

Cosa ti aspetti da questa avventura?

Di trovare modi alternativi di viaggiare con le nostre possibilità fisiche senza le associazioni: vogliamo avere un rapporto paritario con gli altri compagni di viaggio.

Avete delle idee per far conoscere quella che sarà la vostra avventura e per fare sì che non rimanga solo un “viaggio”, ma che possa contaminare anche altre persone che non sono salite sul vostro camper?

Per far conoscere questa avventura pensiamo, con l’aiuto di Libero, di documentarla con foto, video, disegni e diari e, se sarà possibile, realizzare una mostra itinerante

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