4 Nov 2022

Gridas: Scampia “capitale” della nonviolenza grazie a solidarietà, cooperazione e lavoro di rete

Un contributo fondamentale all'azione del movimento pacifista arriva propria da una di quelle periferie la cui immagine è cristalizzata sulla violenza e sulla criminalità: Scampia. Qui decine di associazioni, fra cui il Gridas, portano avanti da anni attività di sensibilizzazione e diffusione di cultura di pace attraverso grandi e piccole iniziative rivolte principalmente alle giovani generazioni. Ce le ha raccontate Martina Pignataro.

Napoli è per sua natura attiva, reattiva e cooperativa, portata a conoscersi e fare rete. E ancora di più lo è Scampia, uno dei cuori della città partenopea, culla di progetti virtuosi che abbiamo avuto il piacere di raccontare più volte e che stanno cambiando il volto del quartiere, ridefinendo l’immaginario delle periferie non solo italiane, ma di tutto il mondo.

Abbiamo risentito Martina Pignataro del Gridas, il gruppo di risveglio dal sonno che da più di quarant’anni è in prima linea per coordinare le azioni e portare avanti tematiche di cultura e riscatto sociale a Scampia. L’occasione è la mobilitazione intorno ai temi – oggi più che mai attuali – di pace e nonviolenza, che in realtà l’associazione napoletana, insieme a una rete vasta e coesa, porta avanti quotidianamente da anni.

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Sabato 19 novembre si svolgerà infatti Fari di Pace, una manifestazione per rivolgere un appello alle autorità cittadine a cui parteciperanno decine di realtà del territorio, da Greenpeace alla Caritas, da Peacelink al Gridas. È questa una tappa di un percorso strutturato che, dopo aver toccato varie città italiane, terminerà ad Altamura (BA) il 31 dicembre, dove Pax Christi promuove una marcia della pace, per poi ricominciare da capo il prossimo anno.

Ma questa non è che la punta dell’iceberg delle iniziative che il Gridas e tutta la rete di realtà di Scampia portano avanti quotidianamente per diffondere una cultura di pace. «Siamo da sempre in rete su tutta Napoli con realtà storiche del pacifismo. L’organizzazione dell’evento del 19 novembre, si pone in continuità con altre importante battaglie del movimento nonviolento come quelle di Capodichino e Bagnoli negli anni novanta o i controvertici di Napoli e Genova, a cui abbiamo partecipato attivamente».

Il contributo di Napoli, e in particolare di Scampia, a questi movimenti globali di protesta e proposta è sempre stato massiccio, ma l’attività quotidiana sul territorio lo è ancora di più. Un esempio è il progetto Pangea, che Martina mi descrive: «Si è creata questa rete informale che si è consolidata nel tempo con il lavoro comune, tanto che ora amiamo definirci “comunità”. L’idea di base è che siamo parte di un tutt’uno – com’era la pangea appunto 290 milioni di anni fa».

Stare insieme e rispettare i diritti di tutti sono le parole chiave in questo quartiere

In particolare, la rete è nata intorno alla riqualificazione di uno spazio pubblico abbandonato di circa 400 metri quadri a Scampia, dove dal 2015 è nato un progetto di formazione alla nonviolenza e all’ecologia attiva rivolto agli studenti delle scuole del territorio di ogni ordine e grado: «Abbiamo creato un giardino tematico con sei aiuole, una in rappresentanza di ciascun continente più una sesta dedicata al bacino Mediterraneo».

Sono aiuole “tematiche”: ciascuna ospita specie vegetali tipiche di quel continente ed è abbinata a due personaggi del mondo della nonviolenza provenienti da quelle zone. «Ogni aiuola è cogestita da una associazione di Scampia e una scuola del quartiere», spiega Martina. «Sono gli studenti che hanno individuato questi personaggi – per l’Europa per esempio hanno scelto Don Milani e Maria Occhipinti – e realizzato delle mostre nelle scuole medie ed elementari per raccontarli. I ragazzi più grandi si occupano della cura delle aiuole, mentre i piccoli ne hanno delle altre presso le loro scuole».

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Il progetto Pangea è partito dal basso ed è stato autofinanziato; durante la pandemia le aiuole sono state trascurate e ora vanno riprese: «Dopo l’estate abbiamo ricreato la rete di referenti e insegnanti per rimettere in sesto il progetto. Ci incontriamo ogni mese per giornate collettive di cura del giardino. L’ultima è stata il 2 ottobre, che era la giornata mondiale della nonviolenza. In quest’occasione abbiamo creato un momento condiviso con tutte le associazioni pacifiste e ambientaliste».

C’era anche Nagasaki-Brescia Kaki Tree for Europe, un’associazione che diffonde piantine figlie di una pianta di kaki sopravvissuta alla bomba atomica di Nagasaki, che «ha donato un germoglio alla nostra aiuola; l’evento della piantumazione ha offerto l’occasione per parlare di tematiche chiave come il nucleare».

Quella non è stata che una delle numerose iniziative che il giardino ha ospitato in passato, come quella del 23 luglio scorso per la mobilitazione a 150 giorni dallo scoppio della guerra in Ucraina. «Gli unici due eventi tenutisi a Napoli per quella celebrazione li abbiamo organizzati noi», sottolinea Martina. Il prossimo appuntamento sul tema è per domani, sabato 5 novembre, a Roma: «Ci saremo anche noi di Gridas, insieme a molte altre realtà napoletane, per chiedere il cessate il fuoco e il disarmo».

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Messaggi di pace emergevano con forza dai murales con cui Felice Pignataro colorava Scampia molti anni fa, così come nonviolenza e disarmo sono sempre stati argomenti centrali nei carnevali di Scampia – «il conflitto ucraino è scoppiato proprio mentre stavamo allestendo i carri per il carnevale del 2022 sul tema della pace e della fratellanza», ricorda Martina. Stare insieme e rispettare i diritti di tutti sono le parole chiave in questo quartiere.

Il Gridas è un tassello di una rete molto ampia: «Noi siamo qua a Scampia da 41 anni – afferma Martina in conclusione –, ma negli ultimi vent’anni, dalla faida di Scampia in poi, c’è stato un grande risveglio, una reazione culturale, un mettersi in gioco per ravvivare il quartiere. Alcune associazioni – Chi rom e chi no, Mammut – ci sono grazie all’iniziativa di persone che frequentavano il Gridas. È un percorso comune, qui a Scampia c’è la consuetudine di confrontarsi e fare scelte condivise perché la forza della rete è enorme e ti permette di raggiungere obiettivi altrimenti fuori dalla tua portata».

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