8 Nov 2022

Soulfood Forestfarms e l’agroforestazione che sta rigenerando le campagne milanesi

Scritto da: Veronica Tarozzi

Ispirata tanto ai processi naturali quanto alle relazioni umane, l'agroforestazione rigenerativa può far rinascere un territorio annichilito dallo sfruttamento intensivo, dall'industrializzazione, dall'urbanizzazione e dall'atomizzazione sociale. È proprio ciò che sta succedendo nell'hinterland milanese grazie ai progetti portati avanti da Soulfood Forestfarms, fra cui c'è anche la creazione di un pollaio di comunità.

Milano, Lombardia - Sono molte le storie di cui scriviamo che testimoniano la nascita e lo sviluppo di un nuovo paradigma sociale, culturale ed economico. Oggi ve ne racconteremo una che narra di tutto questo nell’ambito di un progetto di agroforestazione rigenerativa, che parte da Milano con un gruppo di ragazzi molto determinati.

Il progetto nel suo complesso, come leggerete, è molto ambizioso, ma prende le mosse dalle piccole cose, come la campagna di crowdfunding in atto Adotta una gallina per realizzare il primo pollaio di quartiere di Milano, coinvolgendo in prima persona chi vorrà aderire, avendo poi l’opportunità di ritirare le proprie uova presso l’Agroforesta Urbana che si trova a sud-est di Milano.

Tutto ciò è racchiuso nelle attività che porta avanti Soulfood Forestfarms. Gemma Chiaffarelli – ricercatrice in agroecologia ed esperta in servizi agrosistemici –, Alice Dal Borgo – consulente Scientifica Unimi – e Alessandro Di Donna – co-fondatore e Presidente –, ci hanno raccontato di cosa si tratta e quali sono i progetti che animano l’organizzazione non-profit, di cui sono parte integrante e vitale.

Come nasce e cosa si propone di fare Soulfood Forestfarms?

Soulfood Forestfarms nasce dalla volontà di mettere in pratica un nuovo paradigma agricolo: quello dell’agroforestazione rigenerativa che si ispira e rispetta i processi di vita del mondo naturale ed è strettamente connesso con le persone. Per riuscire a realizzare tale visione, questa organizzazione no-profit ha come obiettivo quello di accompagnare le aziende agricole a convertire le proprie pratiche agricole verso quelle rigenerative, implementando sistemi agroforestali complessi.

In attesa di popolare lAgroforesta Urbana con ‘Adotta una gallina il nuovo pollaio di quartiere...

Per ridurre il rischio d’impresa per l’agricoltore, Soulfood Forestfarms si interfaccia con quelle realtà corporate che, grazie ai programmi di responsabilità sociale d’impresa, hanno la possibilità di adottare alberi delle agroforeste già realizzate, supportandone una adeguata gestione nel tempo, oppure realizzarne di nuove presso le aziende agricole con cui Soulfood collabora.

Quali sono le competenze che mettete in campo e quanti progetti avete seguito finora?

L’organizzazione è guidata da un team interdisciplinare di professionisti ed esperti e si intreccia con una densa rete di realtà locali nel Comune di Milano, collaboratori, soci volontari, partner nazionali e internazionali. I suoi fondatori hanno competenze radicate sul territorio milanese nella progettazione ambientale e culturale. Grazie a questa diversità di competenze, nell’ultimo anno è stato possibile realizzare diversi progetti, sia di natura sociale che più prettamente agricolo-produttiva, sostenuti da finanziamenti pubblici o da commesse private.

Milano e la Lombardia sono un “terreno fertile” per quanto riguarda questo genere di progetti?

Le pratiche di agroforestazione rigenerativa si adattano particolarmente al territorio lombardo, fornendo una risposta concreta e ad ampio spettro nell’affrontare l’attuale crisi ecologica del paesaggio agricolo padano. Attraverso l’inserimento di sistemi agroforestali complessi, diversificati nel tempo e nello spazio, si interviene sulla riattivazione delle funzioni ecologiche proprie dell’agro-ecosistema, dalla conservazione e produzione all’interno dello stesso campo delle risorse di cui il sistema produttivo necessita alla rigenerazione della fertilità del suolo. Dalla regolazione microclimatica ed efficientamento nell’uso della risorsa idrica, al supporto e all’impollinazione ed all’agrobiodiversità, alla ricucitura dell’infrastruttura ecologica del paesaggio.

L’implementazione di sistemi agroforestali in questi contesti, oltre a rappresentare un reddito aggiuntivo per l’agricoltore derivante da prodotti alimentari e non (fibre o legname), costituisce un’opportunità anche rispetto ai cosiddetti “progetti carbon” relativi ai crediti di carbonio, che in Italia paiono essere una prospettiva interessante per coloro che investono nel Carbon Farming. Un mix di funzioni che urge ripristinare per rendere nuovamente questo territorio un sistema resiliente, equipaggiato nel far fronte alle sfide climatiche e ambientali attuali e future.

Dispositivo didattico sperimentale immerso nei filari agroforestali
Qual è il contesto sociale e ambientale di questo territorio?

Le aree agricole periurbane, come la campagna milanese, mostrano ancor più questa esigenza, dove i vuoti ecologici si intrecciano con i vuoti nel tessuto culturale e sociale e con il desiderio di implicazione in prima persona. La pratica agroecologica partecipata diventa uno strumento chiave e la risposta dalla comunità cittadina avuta in questi anni di esperienza di Soulfood è l’emblema di questa esigenza, personale e collettiva, che cerca vie di espressione e radicamento.

Milano è senz’altro un contesto privilegiato per attivare processi di questo tipo, grazie alla rete di attori pubblici, privati e cittadini attiva su più fronti e con cui interagiscono le nostre progettualità. Allo stesso tempo, le sue fragilità ambientali, e anche sociali, pongono importanti sfide, su cui è necessario portare consapevolezza e farsene carico nella forma di una responsabilità collettiva.

Quanto conta il substrato culturale?

Il nostro progetto pilota si trova nella frangia sud-est di Milano, tra il quartiere Corvetto e Chiaravalle, dove sorge il Parco della Vettabbia, al confine tra la città densa e Parco Agricolo Sud. La natura del progetto, portato avanti in collaborazione con l’azienda agricola CasciNet, affidataria dei terreni di proprietà del Comune di Milano, considera l’agricoltura come strumento per la transizione culturale oltre che ecologica.

L’Agroforesta Urbana oltre alla frutta, i piccoli frutti e all’estrema biodiversità che è stata portata in quello che fino al 2018 era un “deserto agricolo”, ha ospitato negli ultimi tre anni diverse attività culturali, che spaziano dall’arte contemporanea al teatro e musica oltre a percorsi formativi differenziati rivolti a diversi target: dagli agricoltori, alle scuole primarie fino agli studenti e ricercatori universitari.

Attraverso l’inserimento di sistemi agroforestali complessi, diversificati nel tempo e nello spazio, si interviene sulla riattivazione delle funzioni ecologiche proprie dell’agro-ecosistema

Cos’è il progetto “Adotta una gallina”?

“Adotta una gallina” è la prossima grande sfida per realizzare il primo pollaio di quartiere a Milano, integrato nell’ecosistema agroforestale. L’associazione Soulfood Forestfarms ha infatti lanciato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso sostenuta dal Comune di Milano per raccogliere entro il 5 dicembre di quest’anno 20.000 euro, che serviranno per realizzare i pollai mobili che ospiteranno le prime cento galline. Sarà un importante passo per popolare l’Agroforesta Urbana di nuove reti di relazioni, animali, vegetali, umane.

Chi decide di adottare la gallina potrà darle un nome e ritirare le sue uova presso l’Agroforesta, oppure decidere di destinarle alle fragilità dei quartieri adiacenti, Corvetto, Vigentino e Chiaravalle. Il progetto coinvolge gli studenti del Politecnico di Milano per quanto riguarda la progettazione dei pollai e alcuni ricercatori e docenti dell’Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali, per il monitoraggio dei servizi ecosistemici culturali.

Per raggiungere l’obiettivo e attivare il sostegno economico del Comune, è importante il supporto di tutti. A questo link è possibile donare, scegliendo tra numerose ricompense. Se la campagna andrà a buon fine, la comunità di adottanti sarà chiamata a raccolta, per condividere e, per chi vorrà, co-progettare insieme gli sviluppi di questa nuova avventura tra città e campagna.

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