9 Nov 2023

C.I.T.A.N.G.E., un Coordinamento Italiano per la Tutela degli Ambienti Naturali dai Grandi Eventi

Scritto da: Benedetta Torsello

Nato in risposta a concerti e gare sportive che, soprattutto a partire dall’estate del 2019, con la colossale tournée di Jovanotti, hanno preso d’assalto e invaso decine di spiagge italiane, il coordinamento C.I.T.A.N.G.E. raccoglie oltre cinquanta realtà nazionali tra associazioni e collettivi. L’obiettivo è salvaguardare ecosistemi molto delicati e la biodiversità faunistica e vegetale che li contraddistingue da attività antropiche sconsiderate e ai limiti della legalità.

Le spiagge sono habitat fragilissimi: autentici scrigni di una moltitudine di specie di flora e fauna. Degli ecotoni più precisamente, ovvero ambienti liminali e di transizione tra due ecosistemi. La spiaggia anzi, scrive Franco Sacchetti, fumettista e autore di diversi graphic novel tra cui Fratini d’Italia e Dove i rondoni vanno a dormire, è “l’ecotono per eccellenza perché non vi è transizione più forte e poeticamente significativa di quella che intercorre tra il mare e la terraferma. Tra il luogo che ha dato origine alla vita, e quello che ne ha accolto la progressiva colonizzazione”.

Trasformate nella stagione estiva in palcoscenici per concerti, piste da motocross o campi da minigolf, le spiagge sono sempre più oggetto di aggressioni antropiche. L’organizzazione dei grandi eventi inoltre comporta lo spianamento dei cordoni dunali – e di fatto la distruzione di interi ecosistemi – a discapito degli animali e le piante che vi abitano: «Dopo anche uno solo di questi eventi, a cui purtroppo si assiste sempre più spesso, le spiagge diventano deserti spianati e sterili», ha commentato Sacchetti, uno dei promotori del Coordinamento.

UN COORDINAMENTO CONTRO I GRANDE EVENTI

Nonostante la promessa di ripulire le spiagge una volta terminati concerti e gare sportive, non esistono eventi che possano considerarsi sostenibili e quindi non dannosi per gli ecosistemi costieri. La stessa pulizia meccanica delle spiagge infatti è altamente pericolosa per le specie che nidificano deponendo le uova direttamente sulla sabbia, come fratini o tartarughe marine. Per contrastare l’organizzazione di eventi che attirano migliaia di persone in ambienti molto fragili come quelli costieri, più di cinquanta associazioni nazionali, regionali e locali, si sono riunite in un Coordinamento.

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Nato come idea embrionale nell’estate del 2019, in seguito alla prima edizione del Jova Beach Party, sotto la spinta delle polemiche che hanno accompagnato i concerti in spiaggia della tournée di Lorenzo Cherubini, il coordinamento C.I.T.A.N.G.E. viene costituito ufficialmente nell’ottobre 2022 riunendo attivisti, associazioni ambientaliste a carattere locale e nazionale. L’obiettivo è quello di costituire un fronte comune che impedisca la devastazione di spiagge e altre aree naturali a seguito dell’organizzazione di grandi eventi.

Tale sforzo di tutela si inscrive in considerazioni di più ampio respiro che riguardano in generale la delicata relazione e convivenza tra l’uomo e la natura, rispetto alla quale l’uso improprio di aree naturali a scopo eventi è un sintomo della nostra crescente invasività: «Con l’uccisione dell’orsa Amarena e i gravi fatti del Trentino, per quanto riguarda il nostro rapporto con la fauna selvatica, forse quest’anno si è toccato il punto più basso. Si è assistito a una vera criminalizzazione di lupi e orsi, oltre che di istrici e nutrie a seguito dell’alluvione in Emilia-Romagna», ha commentato Sacchetti.

L’aggressione delle aree naturali è stata permessa dalle grandi associazioni ambientaliste, che hanno poco per volta perso la propria vocazione territoriale

UN MANIFESTO PER IL GREENWASHING

Il Jova Beach Party, rileva Sacchetti, ha inaugurato la sempre più diffusa tendenza a organizzare grandi eventi in aree naturali fragili, spesso a ridosso di aree protette, dove migliaia di specie vengono messe in pericolo dalla presenza umana. Servono di fatto a ben poco l’impegno a ripulire dalla plastica – come era stato fatto alla fine del tour 2019 di Jovanotti – o a ripristinare questi ambienti naturali a spettacolo finito.

«Con il Jova Beach Party, si è puntata l’attenzione su quanto sarebbe stato fatto per ripulire le coste dopo averle di fatto devastate – denuncia Sacchetti, a nome del coordinamento C.I.T.A.N.G.E. –, ma dietro a questi concerti è stato fatto un lavoro di comunicazione basato sulla mistificazione dei valori ecologisti: un autentico manifesto del greenwashing».

AMBIENTALISMO CONCRETO, MAI ASTRATTO

La compensazione degli innegabili danni ambientali causati dal tour di Jovanotti nello specifico e da tutti i grandi eventi ospitati sulle spiagge italiane, è solo una trovata mediatica, sintomo di una profonda crisi dell’ambientalismo in Italia. La campagna Ri-Party-Amo del WWF, finalizzata al ripristino ambientale e alla rinaturazione di molte aree costiere italiane a seguito del Jova Beach Party 2022, appare di fatto come «un’ammissione di colpa – prosegue Sacchetti – da parte di un’associazione che, facendo da apripista al primo Jova Beach Party, conserva la responsabilità morale della deriva a cui si sta assistendo».

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Credits: Cristian Montevecchi

Nel 2023, sebbene non sia stata organizzata una nuova edizione del Jova Beach Party, si è assistito purtroppo a una moltiplicazione di eventi impattanti di ogni genere: dal concerto di Bruce Springsteen al Parco Bassani di Ferrara al Beach Cross sulla spiaggia di Senigallia, dal Kite Fest nella laguna dello Stagnone di Marsala al Decibel Open Air a ridosso degli Stagni della Piana Fiorentina e Pratese, entrambi Siti di Interesse Comunitario.

L’aggressione delle aree naturali è stata permessa dalle grandi associazioni ambientaliste, che hanno poco per volta perso la propria vocazione territoriale e di impegno sul campo, a favore di logiche meno trasparenti e certamente più inclini ad assecondare interessi economici e politici più che ambientali. «Rispetto ai fatti, a onor del vero, si è registrato un profondo scollamento tra le posizioni apicali delle associazioni ambientaliste e le basi territoriali». Queste ultime infatti – come nel caso eclatante del WWF Natura Picena, per la tappa di Fermo del Jova Beach Party 2022 – si sono opposte alle decisioni dei vertici non abdicando ai propri valori ecologisti.

«Dostoevskij scriveva che chi ama l’umanità in astratto, non l’ama affatto. La stessa cosa vale per l’ambiente: permettere questi grandi eventi con la promessa di ripulire le coste come se nulla fosse, è fare ambientalismo astratto», commenta Sacchetti. «Persino organizzare una pulizia della spiaggia in periodo di nidificazione di varie specie andrebbe evitato, poiché può causare disturbo e comportare la distruzione dei nidi stessi, a dire di come le buone intenzioni, senza una conoscenza naturalistica approfondita dei territori, possono portare a pessimi risultati».

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I FATTI DI VIAREGGIO

La tappa di Viareggio del Jova Beach Party 2022, oltre a un notevole successo di pubblico, ha rappresentato un’importante vittoria per le associazioni ambientaliste, tante delle quali poi confluite nel Coordinamento C.I.T.A.N.G.E. «È stato l’unico caso in cui gli attivisti sono riusciti a bloccare le ruspe con la legalità». La Procura della Repubblica di Lucca aveva infatti aperto un fascicolo in seguito a un esposto presentato dal Forum Ambientalista, per denunciare i danni alla vegetazione dunale della spiaggia del Muraglione, a ridosso del Parco di Migliarino San Rossore, che sarebbero stati causati dal concerto.

«L’esposto si basava su una mappatura degli habitat protetti da Direttiva Europea realizzata dal professor Giovanni Bacaro, docente di ecologia e diversità delle comunità vegetali all’Università di Trieste – spiega Sacchetti – grazie alla quale si è riusciti a bloccare lo spianamento della spiaggia, permettendo quindi la tutela di numerose specie vegetali e animali». La mappatura di queste aree, per il coordinamento C.I.T.A.N.G.E., potrebbe essere un valido strumento per contrastare le facili concessioni dei comuni ad ospitare i grandi eventi in riva al mare, e non solo, a discapito della tutela ambientale e in molti casi senza neppure aver effettuato la valutazione di incidenza ambientale.

I presidi territoriali da parte delle associazioni ambientaliste impegnate sul campo e la mappatura delle specie animali e vegetali che popolano le coste e le aree protette, sono armi efficaci per contrastare l’aggressione di queste aree, reclamate per concerti ed eventi sportivi. «Siamo impegnati per riscattare la natura da una concezione materialistica, figlia del “capitalismo green”, che la intende come bene da sfruttare e non come fine a sé stessa – ha concluso Sacchetti –, una concezione distorta che si nasconde dietro messaggi ambientalisti assolutamente mistificatori e dannosi per l’ambiente stesso».

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