21 Giu 2024

DIALECT, il progetto che costruisce comunità inclusive sul campo di calcio

Può il calcio diventare uno strumento di lotta contro la marginalizzazione e l'esclusione sociale? ActionAid, partner italiano del progetto DIALECT, in sinergia con altre realtà napoletane quali il Consorzio di Cooperative Sociali Proodos e l'associazione Bagnoli Street Soccer, vuole rispondere "sì" a questa domanda. Attraverso la metodologia Football3 si educano le nuove generazioni a scendere in campo per un futuro inclusivo.

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Campania - I numerosi episodi di violenza che continuano a verificarsi prima o dopo importanti partite di calcio, i cori razzisti od omofobi e la concezione comune che l’unico “vero” calcio sia quello maschile, non contribuiscono a rendere questo sport inclusivo. L’estrema competitività e la voglia di emergere sugli altri hanno finiscono per snaturare i sentimenti di unione, collaborazione e solidarietà che qualsiasi disciplina sportiva dovrebbe invece suscitare.

DIALECT IN SINERGIA TRA DIVERSE REALTÀ LOCALI

Eppure, c’è chi in un calcio diverso ci crede sul serio. Ad esempio ActionAid, organizzazione internazionale e partner italiana del progetto DIALECT, partito nel 2020 in quattro paesi europei con lo scopo di promuovere attraverso il calcio inclusione, rispetto e solidarietà reciproca. Qualche settimana fa DIALECT ha chiuso la sua seconda edizione, con risultati importanti da molti punti di vista e con la conferma che lo sport può essere uno strumento non solo di aggregazione, ma anche utile a combattere disuguaglianze ed esclusione.

Dialect2.2

Ci crede Proodos, che da oltre cinque anni collabora a stretto contatto con alcune associazioni e società sportive dilettantistiche, come il S. Anastasia Calcio 1945, l’Academy Calcio S. Anastasia e la Peluso Academy, portando avanti la lotta alle disparità e agli stereotipi di genere insieme alla squadra di calcio femminile a cui ha dato vita. Inoltre, con il supporto della cooperativa sociale ParteNeapolis, il legame tra sociale e sport ha fatto nascere anche una squadra di calcio paralimpica.

E fermamente ci crede Bagnoli Street Soccer, una realtà informale e autogestita che opera principalmente nell’area flegrea di Napoli e che promuove un calcio per tutti e di tutti, contro ogni forma di marginalizzazione. Queste tre realtà napoletane, molto diverse tra loro, si sono incontrate in questa seconda edizione di DIALECT e hanno cominciato a lavorare fianco a fianco. «Come spesso accade, la collaborazione è nata per caso. La prima volta che ho incontrato Claudia Gallinaro, Global Inequality & Migration Unit di ActionAid Italia, dopo soli dieci minuti abbiamo iniziato a scambiarci idee su possibili collaborazioni finalizzate alla promozione dello sport come strumento di inclusione sociale e contrasto alle disuguaglianze».

Il metodo Football3 ha la capacità di mettere al centro la funzione sociale dello sport, che torna a essere uno strumento di inclusione e partecipazione sana

«Dopo qualche tempo, già si lavorava alla prima ipotesi concreta di sinergia su questo fronte. Il cammino è stato piuttosto lineare», mi ha raccontato Mario Sicignano, Presidente di Proodos. «Il percorso di inclusione dei ragazzini in situazioni di difficoltà è già nel DNA delle organizzazioni coinvolte in questo percorso, per cui è stato abbastanza semplice collaborare per la riuscita di DIALECT2».

IL METROPARK STADIUM DI BAGNOLI COME SIMBOLO DI CALCIO INCLUSIVO

«Il MetroPark Stadium, il campo di street soccer situato vicino alla stazione della metropolitana di Bagnoli, è stato scelto come base del progetto», mi ha raccontato il giornalista e allenatore di giovani calciatori Riccardo Rosa, coinvolto nel progetto DIALECT fin dalla prima edizione. Il MetroPark Stadium di Bagnoli incarna perfettamente i concetti di libertà, autodeterminazione, inclusione e collaborazione promossi dal progetto DIALECT, tanto che ne è diventata la “sede” in questa edizione.

Non è un campo privato a pagamento, ma un luogo di incontro libero e aperto a tutti: una grande piazzola, un tempo parcheggio, dove i ragazzi del quartiere si riunivano già per giocare a calcio e dove Bagnoli Street Soccer ha scelto di dipingere un campo sull’asfalto. «Questo spazio assume quindi un valore simbolico, incarnando lo spirito che si può giocare a calcio in qualsiasi posto e in qualsiasi momento della giornata».

Dialect2.1
FOOTBALL3, LA METODOLOGIA CHE INSEGNA IL RISPETTO PER L’ALTRO

Per promuovere inclusione e sollecitare la solidarietà, DIALECT ha scelto di organizzare i tornei di calcio utilizzando la metodologia Football3. Questo approccio prevede una divisione della partita in tre tempi: nel primo i ragazzi stabiliscono insieme delle regole che devono essere coerenti con un’atmosfera di rispetto e inclusione. «Ad esempio, si può decidere di far valere doppio un goal segnato dal più piccolo della squadra o quello frutto di un assist fatto a una persona di genere diverso dal proprio», mi ha spiegato Riccardo Rosa.

Il secondo tempo è la partita vera e propria, mentre durante il terzo i ragazzi e le ragazze si assegnano dei punti Fair Play sulla base del rispetto delle regole stabilite in precedenza e del comportamento generale che si è tenuto durante la partita. «In questo modo, si promuove un modo di giocare a calcio contrario a ogni fanatismo, ad animi accesi e a una competitività esasperata».

Anche Daniela Capalbo, che di ActionAid Italia è program developer, ha seguito DIALECTfin dall’inizio della prima edizione e ha avuto modo di vedere la crescita di ragazzi e ragazze che vi hanno partecipato: «Il metodo Football3 ha la capacità di mettere al centro la funzione sociale dello sport, che torna a essere uno strumento di inclusione e partecipazione sana, di riappropriazione dello spazio pubblico, di costruzione di un senso di appartenenza collettiva. Lo fa senza retorica, mostrando ai ragazzi come si possano seguire queste strade attraversi la condivisione e la relazione».

LA REAZIONE DELLA SQUADRA DI CALCIO FEMMINILE DI SANT’ANASTASIA

Il progetto DIALECT2 è stato accolto con entusiasmo non solo dalle realtà coinvolte nell’organizzazione, ma anche dai ragazzi e ragazze che vi hanno partecipato. «Tutto ciò che gravita nel campo del calcio e tocca le corde del “sociale” trova una certa predisposizione da parte dalla squadra, che immediatamente ha mostrato voglia di mettersi in gioco», ha raccontato Mario. «L’entusiasmo è stato tanto che abbiamo iniziato a pensare di dare seguito alle iniziative anche dopo la chiusura ufficiale di DIALECT».

Dialect2.3
IL MOTO DEL CAMBIAMENTO

Anche se non si può sperare che singole iniziative come questa apportino cambiamenti oggettivi immediati, rappresentano comunque, per citare ancora Mario Sicignano, «una goccia nel mare in cui si deve nuotare». D’altra parte, piccoli grandi obiettivi sono già stati raggiunti.

«Mi basta pensare che solo cinque anni fa, quando le prime ragazze che aderirono al progetto della squadra femminile arrivavano all’impianto sportivo De Cicco di Sant’Anastasia, intravedevo i sorrisini dei ragazzi e dei familiari che frequentavano lo stadio; a volte ascoltavo i loro commenti e spesso non riuscivo a trattenermi dall’intervenire per chiedere spiegazioni e darne. Oggi la presenza delle calciatrici è così normale che quei sorrisini sono condivisi tra tutti, maschi e femmine, solo per il piacere di conversare, magari anche solo di calcio», ha concluso Mario Sicignano.

«Il progetto ha visto la collaborazione di realtà molto diverse tra loro: attivisti e militanti di centri sociali, una grande organizzazione internazionale come ActionAid, la cooperativa sociale Proodos e altre organizzazioni prettamente sportive. Non è facile tenere insieme tutte queste realtà, per vari motivi, ma con DIALECT la convivenza ha funzionato molto bene e ognuno è riuscito a portare ricchezza con le proprie specificità. Questo tipo di collaborazione è rara nel terzo settore, ma questa volta ha funzionato egregiamente», ha sottolineato infine Riccardo Rosa.

Leggi anche il nostro approfondimento sul Calcio sociale.

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