30 Dicembre 2025 | Tempo lettura: 8 minuti

L’ultracycler Paola Gianotti: “L’Italia sarebbe perfetta per il cicloturismo ma mancano sicurezza e cultura”

Paola Gianotti – ciclista, recordwoman e attivista – ci spiega attraverso la sua esperienza gli aspetti su cui lavorare per sfruttare le enormi potenzialità dell’Italia nel settore del cicloturismo.

Autore: Francesco Bevilacqua
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In breve

Nel 2023 il cicloturismo italiano ha registrato 56 milioni di presenze, ma per crescere davvero servono strade più sicure e una cultura della convivenza, sostiene Paola Gianotti.

  • Paola Gianotti è coach, ultracycler, viaggiatrice e detentrice di quattro Guinness World Record.
  • I numeri del ciclismo sono già importanti, ma restano sotto il potenziale di un paese come l’Italia.
  • Secondo Gianotti, senza sicurezza reale sulle strade è difficile convincere le persone a partire.
  • Il tema è anche culturale: non mancano solo i percorsi, ma la certezza quotidiana di poter pedalare senza rischi.
  • La campagna del “metro e mezzo” è entrata nel Codice della Strada, ma con limiti che ne riducono l’efficacia pratica.
  • La Spagna viene citata come riferimento credibile: contesto simile all’Italia, ma maggiore percezione di sicurezza.
  • Le bike lane, corsie in carreggiata, possono aiutare perché rendono visibile la presenza delle bici e abituano automobilisti e ciclisti alla convivenza.
  • Ci sono segnali positivi: esperienze come la ciclovia della Calabria mostrano che l’organizzazione dei territori può fare la differenza.
  • Iniziative come “100×100 Donne” (ottobre 2025, circa 500 partecipanti) raccontano un cicloturismo inclusivo che può allargare la base di chi pedala.

56 milioni. Questo il numero di presenze che, secondo i dati della Camera di Commercio, sono state registrate dal settore del cicloturismo italiano nel 2023. Numeri ragguardevoli che però sono solo un assaggio delle enormi potenzialità che il nostro paese ha per chi viaggia in bicicletta. Cosa manca perché tali potenzialità vengano pienamente espresse? «Sicurezza e cultura della convivenza», mi risponde senza esitazioni Paola Gianotti, coach, ultracycler, viaggiatrice e detentrice di quattro Guinness World Record.

Da anni Paola pedala per le strade di mezzo mondo per compiere le sue imprese sportive ma anche per diffondere la cultura della ciclabilità. Non a caso, come sottolinea lei stessa, «negli ultimi anni ho dato sempre più spazio al tema sociale, come per esempio in occasione del mio progetto Bike4Tree», in occasione del quale ha pedalato per 1200 chilometri nel Mato Grosso, in Brasile, per parlare di deforestazione. «Tutto quello che ho fatto aveva l’obiettivo di lasciare un’impronta; il cicloturismo ha un impatto sempre più grande in Italia, ma non ha ancora quello spazio che potrebbe avere se ci fossero strade più sicure».

Cicloturismo e sicurezza

L’opinione di Paola Gianotti conferma i dati sulle presenze di cicloturisti forniti qui sopra: l’Italia è “il paese più bello del mondo” e sarebbe la meta perfetta per decine di milioni di persone con la voglia di scoprirlo in mondo lento ed ecologico, in sella a una bicicletta, forse la modalità che più di tutte consente di apprezzarne le bellezze. Il condizionale però è d’obbligo perché, secondo Paola, «se non si rendono sicure la nostre strade è difficile che le persone si mettano in movimento in bicicletta, soprattutto gli stranieri».

Paola Gianotti
Paola Gianotti

«In Italia – prosegue la recordwoman – viene ucciso un ciclista ogni 35 ore». Paola vive nel Canavese, nella zona di Ivrea, che ha molto da offrire sia dal punto di vista naturalistico che da quello culturale. Eppure la gente usa pochissimo la bici. «Quello che manca non sono i percorsi ciclabili, ma la cultura della bicicletta e la certezza di poter pedalare in sicurezza. Per esempio mancano totalmente percorsi sicuri casa-lavoro che colleghino i piccoli centri del Canavese».

Un metro e mezzo

A questo proposito, da anni Paola Gianotti porta avanti la campagna del metro e mezzo, che ha l’obiettivo di riconoscere ufficialmente – e ovviamente rispettare – l’obbligo di lasciare almeno un metro e mezzo di distanza dai ciclisti quando li si supera in auto. Obiettivo che è stato parzialmente raggiunto: questo obbligo è stato inserito nel Codice della Strada nell’ultima riforma, ma con diversi limiti che lo rendono poco efficace.

Infatti quando le chiedo cosa ruberebbe a un paese straniero da portare in Italia, lei risponde: «La Spagna ha introdotto l’obbligo addirittura dei due metri di distanza. Si tratta di un paese molto simile all’Italia culturalmente che però negli ultimi anni ha fatto un grandissimo passo avanti. La maggioranza delle squadre di ciclismo professionistico si allena lì, ma non per il clima. La verità è che è uno dei paese che trasmette maggior sicurezza a chi va in bicicletta».

Una cultura della convivenza

In Italia piano piano le infrastrutture stanno crescendo, le leggi stanno cambiando, l’economia delle due ruote sta cominciando a girare. Ci sono tante strade a basso scorrimento, piste ciclabili e ciclovie. «Quello che manca – sottolinea Paola Gianotti – è la cultura della convivenza: stare insieme sulla strada rispettandosi a vicenda. A differenza dei nostri vicini, il tema della convivenza fra utenti della strada è molto lontano da una reale attuazione».

Paola Gianotti

Paesi come Danimarca oppure Olanda sono più facili da rendere ciclabili grazie alla bassa densità abitativa, agli ampi spazi, alla morfologia pianeggiante. La Spagna però è molto simile all’Italia ed è un termine di paragone attendibile per misurare i nostri progressi in termini di ciclabilità. Ma siamo ancora molto indietro su questo fronte: «Qui sono morti dei professionisti – ricordiamo Davide Rebellin e Michele Scarponi, uccisi da mezzi a motore mentre si allenavano, ma anche decine di giovani che hanno subito la stessa sorte –, ma non si è fatto nulla per mancanza di visione d’insieme e di coraggio nel prendere le decisioni».

Bike lane

C’è un tema che sta particolarmente a cuore a Paola Gianotti, per cui si batte da anni con l’associazione Io rispetto i ciclista e che coniuga perfettamente il tema della sicurezza con quello della convivenza fra diversi utenti della strada. Sto parlando della bike lane, ovvero corsie riservate alle biciclette che occupano la sede stradale e non sono separate da essa fisicamente. Il loro vantaggio, come spiega Paola, è che da un lato guidano i ciclisti in percorsi a loro dedicati, dall’altro trasmettono costantemente agli automobilisti la percezione che ci sono altri tipi di utenti che stanno utilizzando la strada, proprio accanto a loro.

Paola Gianotti

«Le bici rimangono sulla strada perché il futuro è quello: la convivenza fra utenti differenti. Diversi mobility manager con cui ho parlato che lavorano nel nord Europa, in paesi all’avanguardia sul tema della ciclabilità, mi hanno confermato che la tendenza non è più fare piste ciclabili e tenere i ciclisti fuori dal traffico bensì favorire la convivenza nelle strade». Senza contare che le bike lane, rispetto alle ciclabili protette, hanno costi inferiori e modalità realizzative più semplici.

Secondo Paola Gianotti, se abbinata con il metro e mezzo, la bike lane ha un’efficacia molto elevata: «L’abbiamo sperimentato insieme a Maurizio Fondriest in occasione di una campagna sulle bike lane che abbiamo portato avanti in Trentino. Anche per cicloturisti questa corsia è fondamentale; per esempio in Francia tutte le salite delle zone montane hanno le bike lane, che ricorda agli automobilisti che sulla strada non ci sono solo loro».

L’esempio virtuoso della Calabria

Paola mi racconta che, qualche anno fa, ha percorso la ciclovia della Calabria: «Non avevo grandissime aspettative, ma ho trovato un territorio che si sta spendendo tanto per portare le persone a viaggiare in bicicletta e conoscere una regione inaspettata. Un percorso molto bello, con scenari mozzafiato, ma anche ben organizzato. La direzione che si sta prendendo è quella giusta, tutti noi del settore speriamo che porti a qualcosa, ma non possiamo ancora dire di essere a buon punto nonostante l’Italia offra i paesaggi più belli al mondo e una grande varietà di attività».

Paola Gianotti

Ciò che manca è una radicata cultura della ciclabilità quotidiana, di chi si sposta ogni giorno in bici, «che sono poi le persone che fanno cicloturismo», fa notare Paola Gianotti. «I miei colleghi che fanno ciclismo sportivo non fanno le vacanze in bicicletta. Questo è un gap importante: in Italia manca ancora una massa critica di persone che si muovono in bicicletta, il bike to work è ancora poco praticato e anche in città, dove le distanze sono spesso contenute, si sceglie ancora l’automobile».

100×100 donne

In conclusione Paola mi racconta di un evento che ha organizzato a ottobre 2025, con l’intenzione di replicarlo ogni anno. 100×100 Donne, una pedalata non competitiva dedicata alle donne: «Ho invitato le donne a venire a pedalare dove vivo, nel Canavese, che è una zona molto bella dal punto di vista naturalistico e culturale. Sono venute circa 500 donne che si sono messe alla prova, non era una gara ovviamente ma un percorso cicloturistico. Loro si sono messe in gioco in due percorsi – uno da 50 e uno da 100 chilometri – e alcune, pur persone senza preparazione, sono riuscite a fare quello lungo, grazie anche alla forza di un gruppo di donne che si sono spronate fra di loro».

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