Quando la mobilità non è fuga: “A scuola di cittadinanza” porta l’Europa e le sue opportunità nelle scuole
Una campagna che nelle scuole sarde racconta la mobilità europea come diritto, strumento di formazione e opportunità di scelta per i giovani dei territori interni.
Parlare di mobilità europea nelle scuole significa anche parlare di accesso alle informazioni e di orientamento. Conoscere le opportunità disponibili, comprenderne i meccanismi e ascoltare esperienze dirette consente agli studenti di ampliare lo sguardo sulle possibilità che possono incidere sul proprio percorso formativo e professionale. Ed è infatti con questo obiettivo che al Teatro di San Giuseppe di Nuoro, si è svolta la settima tappa della campagna regionale “A scuola di cittadinanza”, promossa dalla Regione Autonoma della Sardegna e organizzata dall’Associazione Malik in collaborazione con la Consulta Regionale dei Giovani della Sardegna.
Formazione e mobilità: un incontro per le aree interne
All’iniziativa hanno partecipato studenti e studentesse delle classi quarte e quinte provenienti da Dorgali, Siniscola, Macomer, Tonara, Desulo, Gavoi, Orosei e Nuoro. 300 in totale. Una scelta – quella di coinvolgere scuole distribuite nei territori interni – che non è casuale, ma risponde alla volontà di portare occasioni di orientamento direttamente nei contesti scolastici che, più di altri, possono risentire della distanza dai servizi e dalle informazioni. Come ha spiegato Valeria Sanna, founder dell’Associazione Malik, con il progetto “Sportello in Spalla” l’obiettivo è «non lasciare indietro nessuno, andando nei piccoli comuni e nelle aree interne dove l’accesso ai servizi è più difficile».

In questo senso, “A scuola di cittadinanza” si inserisce in una riflessione più ampia su mobilità e formazione: non solo come tema logistico, ma soprattutto come equità nell’accesso alle opportunità formative. La campagna ha infatti l’obiettivo di informare e coinvolgere le nuove generazioni sulle opportunità offerte dall’Unione Europea in tema di mobilità, formazione e partecipazione attiva. Un incontro dedicato quindi ai territori interni e alle periferie della Barbagia per promuovere le opportunità di formazione Erasmus+, soprattutto per i giovani sardi. In questo contesto mobilità e formazione coincidono col concetto di equità: garantire che una ragazza di Gavoi o di Desulo abbia le stesse opportunità di un coetaneo che vive a Cagliari.
Non è solo la geografia ma anche i dati qui raccontano una realtà complessa: in Sardegna un giovane su cinque, tra i 15 e i 34 anni, è NEET ovvero non studia, non lavora e non è inserito o inserita in percorsi di formazione. Una percentuale che cresce proprio nei territori interni, dove allo spopolamento si sommano inattività, disoccupazione e abbandono scolastico. Qui le mancanze possono diventare un fattore strutturale che incide sulle scelte di vita presenti e future, di conseguenza diffondere strumenti e consapevolezze dove tendono ad arrivare con più difficoltà diventa un’azione ancora più necessaria.
Erasmus come strumento di continuità, non di rottura
Nel racconto pubblico, la mobilità viene spesso associata all’idea di partenza definitiva. Per i territori interni questo rischio è ancora più forte: partire significa, talvolta, non tornare. Durante l’incontro di Nuoro invece, Erasmus+ e Erasmus per Giovani Imprenditori sono stati presentati come strumenti di continuità, capaci di collegare territori diversi senza spezzare il legame con quello di origine. In questo modo, l’Europa smette di essere un luogo lontano e diventa una rete. Una rete che collega ad esempio Gavoi a Cipro, Macomer ad altri contesti creativi, la Barbagia a percorsi professionali d’oltremare. Il diritto alla mobilità passa anche da qui: dalla possibilità di muoversi senza sradicarsi.
È così che la mobilità diventa una risorsa concreta per le comunità locali
Il tema del ritorno è emerso ad esempio nella testimonianza di Valentina Vinci, illustratrice di Macomer. Raccontando il proprio percorso di studio e lavoro all’estero, Vinci ha parlato di crescita, scoperta e acquisizione di competenze, ma anche della necessità di mantenere un legame con il proprio territorio. «Abbiamo bisogno di idee e le idee spesso si trovano anche fuori. Partire serve a raccoglierle, fare esperienza, appassionarsi e poi tornare per riportare nei propri territori tutto ciò che si è imparato. È così che la mobilità diventa una risorsa concreta per le comunità locali».
Mentre l’esperienza di Iulita Popa, il cui percorso di volontariato europeo da Chișinău a Gavoi si è trasformato in un legame stabile con le aree interne della Sardegna, mostra come la mobilità possa diventare uno scambio reciproco, generando competenze, relazioni e nuove prospettive sia per i territori di origine che quelli di arrivo. Il punto non è presentare l’altrove come unica via d’uscita o creare slogan al fine di trattenere i giovani a ogni costo, ma favorire le condizioni perché sia stare che rientrare sia possibile. La mobilità, se accompagnata e orientata, può rafforzare le comunità locali invece di svuotarle.

Presenza nei territori come infrastruttura sociale
Se mobilità e formazione sono un diritto, allora la presenza nei territori è una vera e propria infrastruttura sociale. È su questa idea che lavora l’Associazione Malik, attiva in Sardegna dal 2004, con progetti come “Sportello in spalla”. Andare nei piccoli Comuni, nei contesti di periferia significa ridurre una distanza che non si colma solo con i bandi online. Come ha spiegato Valeria Sanna, founder dell’associazione, portare le opportunità nelle periferie è un impegno quotidiano. A questo si affianca il lavoro della Consulta Regionale dei Giovani della Sardegna, che favorisce il dialogo tra istituzioni e nuove generazioni, contribuendo a costruire una rete che tenta di tenere insieme territori diversi.
“A scuola di cittadinanza” vede coinvolta anche la Consulta Giovani Regionale della Sardegna ovvero l’organismo istituzionale di rappresentanza e partecipazione giovanile dell’Isola, creato per dare voce ai giovani under 35 nelle politiche regionali. Svolge funzioni di ascolto, proposta e verifica sull’attuazione delle politiche giovanili, favorendo il dialogo tra enti locali, istituzioni e associazioni. Attraverso questo organismo, giovani sardi possono contribuire attivamente a definire progetti in ambito formazione, mobilità, lavoro, cultura, sport e inclusione sociale, promuovendo cittadinanza attiva e partecipazione democratica su scala regionale.
«Dai giovani emerge spesso la percezione che nei propri territori non ci sia nulla da fare e che manchino spazi per partecipare», sottolinea ha sottolineato Gianluca Atzori, coordinatore regionale delle Consulte Giovani della Sardegna. «Il lavoro delle Consulte serve proprio a ribaltare questa idea: far capire che le opportunità esistono, che possono costruirle in prima persona e che c’è qualcuno disposto ad ascoltarli. Oggi il vero problema non è la mancanza di risorse, ma la difficoltà nel trasformarle in progetti, con milioni di euro che restano inutilizzati». Si parte quindi dall’accesso alle informazioni nei luoghi dove manca, per trasformare mobilità e formazione, anche quella europea, da possibilità astratta a strumento concreto di equità e futuro.










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