28 Gennaio 2026 | Tempo lettura: 7 minuti

Pieroad, il giro del mondo a piedi di Nicolò per inseguire il suo sogno da bambino

Un viaggio di 5 anni ha portato Nicolò Guarrera in giro per i cinque continenti. È il suo progetto pieroad, nato per realizzare un sogno che insegue da quando era piccolo.

Autore: Angela Giannandrea
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ll progetto pieroad ha origini da un sogno nel cassetto di Nicolò Guarrera, un giovane italiano di 26 anni della provincia di Vicenza, che fin da bambino sognava di scrivere un libro, ma sapeva di aver bisogno di una storia interessante da raccontare. Dopo aver conseguito la laurea magistrale, Nicola trova lavoro in una multinazionale a Milano, un ambiente umano e professionalmente stimolante, ma sente che non è quella la sua strada. È giovane, ha tutta la vita ancora davanti e si convince che deve tirare fuori dal cassetto quel sogno e realizzarlo.

Nicolò ama viaggiare, camminare, conoscere tradizioni differenti, così pensa alla possibilità di fare il giro del mondo a piedi e raccontarlo nel libro che ha sempre sognato di scrivere. Ogni avventura inizia con il primo passo. È il 2018 quando Nicolò “scopre” Ezio, nome da lui scelto per quello che diventerà il suo fedele e instancabile compagno di viaggio: un carrozzino di 1 metro quadro che gli permetterà di percorrere lunghi tratti a piedi senza soffrire il peso sulle spalle e trasportare, in un bagaglio di 40 chili, tutto ciò di cui ha bisogno: «Ezio è il mio alter ego veneto spinto a mano al quale piace fare fatica, che non si lamenta mai, ed è un ottimo ascoltatore».

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Nicolò alla conclusione di pieroad

L’avventura di viaggio di pieroad inizia il 9 agosto 2020 e termina cinque anni dopo, il 13 settembre 2025, ma senza Ezio: qualche giorno prima del loro definitivo rientro a casa, il carretto perde del tutto le sue funzionalità per diventare una vera e propria carcassa. «Oggi pieroad è la nostra storia, di Nicolò ed Ezio, non solo di uno o dell’altro. È l’unione di due parole: piè – “piede” in dialetto veneto – e road – “strada” in inglese. Abbiamo percorso 36146 chilometri in 1862 giorni. Ho consumato 24 paia di scarpe, credo una quindicina di camere d’aria e 24 calzini».

Passo dopo passo, Nicolò ed Ezio percorrono migliaia di chilometri attraverso deserti, villaggi sperduti e città enormi. Una grande impresa fisica e mentale. È stato un cammino ricco, faticoso e sorprendente. Un giro del mondo in tanti mondi diversi. Hanno raggiunto l’Europa occidentale fino ad arrivare in Sud America, fin nella Patagonia cilena e argentina. E poi in Nuova Zelanda, in Australia con il suo infinito deserto, Indonesia, Thailandia, India, Emirati Arabi, Turchia e Balcani. Hanno attraversato in catamarano l’atlantico dalle Canarie ai Caraibi, un viaggio avventuroso, all’insegna della lentezza, ma molto difficile.

«Rifarei tutto. Cambierei forse delle virgole, dei dettagli che avrebbero reso il viaggio più piacevole, però gli errori che ho fatto e le difficoltà che ho affrontato mi hanno insegnato qualcosa. Forse l’unica cosa che avrei fatto diversamente è quella di scegliere con cura l’equipaggio con cui partire per lungo tempo, come è successo a me per attraversare l’oceano Atlantico. È stato difficile a causa delle incompatibilità tra di noi, non eravamo affiatati».

Pieroad

Ma cosa cercava davvero Nicolò in pieroad, nella strada, nel mondo? «Ho deciso di partire a piedi perché mi piaceva l’idea di usare come mezzo di comunicazione esclusivamente il mio corpo. Affidarmi alle mie forze, ai miei ritmi. Significava avere pieno controllo di me stesso. Volevo puntare sul minimo indispensabile. Quindi ho scelto il mezzo più unicamente umano per spostarmi e più lento per farlo. La lentezza sarebbe stata la chiave giusta, cioè la capacità di connettersi a ritmo lento come dimostrano tutte le storie che ho raccolto nel mio diario di viaggio».

Vivere lentamente la vita per Nicolò è l’esatto opposto che consumarla. «È solo attraverso la lentezza che la bellezza può dischiudersi per mezzo delle lenti della diversità». Nicolò è partito anche con l’idea di viaggiare per andare oltre la propria zona di comfort, un modo di conoscere più a fondo sé stesso, ma dopo cinque anni in giro per il mondo viaggiare ha assunto per lui un significato più semplice.

«Ad oggi la mia dimensione di viaggio è semplicemente andare dalla porta di casa fino a un altro punto o proseguire finché non ritorno nuovamente a casa. Prendere un aereo, per esempio, lo vedo come uno spostamento piuttosto che come un viaggio. Viaggiare è stimolante, avventuroso, gratificante, insegna tantissimo se si riesce ad ascoltare. Stando via a lungo però i legami con casa si allentano e, se da una parte ti emancipi e impari a stare in piedi da solo dall’altra ti intristisci e accade che la malinconia te la porti dentro a Ezio assieme a tutto ciò che ti serve per vivere».

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Cinque anni costantemente in viaggio sono tanti e inevitabilmente l’avventura di pieroad ha restituito a Nicolò una visione del mondo differente, come lui stesso mi racconta: «Inizialmente l’idea era di stare in giro 3 anni. Quando siamo arrivati a Santiago del Cile avrei voluto volare verso Sidney, ma c’è stato un ritardo nel rilascio del visto dovuto forse al Covid, in quanto l’Australia aveva da poco riaperto i confini ed era subissata di richieste. Il documento è arrivato dopo due mesi, troppo tardi per attraversare il deserto australiano perché stava già iniziando l’estate, per cui ho deciso di fermarmi un anno in più in America latina».

Un contrattempo che si è però rivelato una manna dal cielo: «Meno male che è successo perché ho scoperto il mio posto preferito, cioè la Patagonia. Il mondo non è così pericoloso come si crede. I criminali sono pochi ma fanno più notizia. Ci sono tante persone che compiono buone azioni, ma non fanno notizia, quindi continuiamo a leggere cattive notizie e ci convinciamo che il mondo è brutto, cattivo e pericoloso. I pericoli che ho dovuto affrontare sono stati pochissimi, persone poco raccomandabili davvero rare. Piuttosto il rischio era che mi potessi far male fisicamente perché camminavo tanto. Dovevo stare attento all’alimentazione e all’idratazione, quindi pericoli legati ad aspetti più “meccanici” che umani».

Spesso in Medio Oriente o in Turchia lo fermavano per sapere dove stesse andando o se avesse bisogno di qualcosa. È stato anche invitato da un Imam ad alloggiare per una notte in una moschea. È stato ospitato per 500 notti da diverse persone, tutte sconosciute, che hanno condiviso assieme a lui momenti delle loro vite. Una bella umanità tutt’altro che pericolosa. «Le difficoltà in viaggio – o meglio in solitudine – mi hanno responsabilizzato molto nei confronti delle persone, insegnato a non approfittarne, ad adattarmi a miliardi di situazioni e a contare molto su me stesso, imparando a farcela da solo, sempre sapendo che c’è qualcuno che ci può dare una mano».

È solo attraverso la lentezza che la bellezza può dischiudersi per mezzo delle lenti della diversità

«La mia visione del mondo è cambiata: non è più eurocentrica o italocentrica», spiega l’ideatore di pieroad. «Possiamo vivere la nostra vita molto più serenamente perché non siamo al centro del mondo. Ci sono tante persone che ignorano che sanno poco o nulla di noi e questo mi ha dato una sensazione di sollievo. La maggior parte del mondo vive bene anche con mezzi scarsi e più limitati dei nostri».

Nicolò ha viaggiato spendendo in media 10 euro al giorno, supportato dai suoi risparmi di quando lavorava a Milano, da alcuni dei suoi affezionati follower e da sponsor che l’hanno sostenuto per l’equipaggiamento. Ha documentato fin dall’inizio il suo viaggio lento attraverso la rete, una scelta che gli ha permesso di avere visibilità, ospitalità e supporto economico e tecnico. Ma quali sono i progetti per il futuro? «Oltre a scrivere il mio libro, mi piacerebbe portare le persone in cammino con me nei posti dove sono già stato. L’ho già fatto accompagnando alcune persone a Sarajevo e proverò a rifarlo quest’anno, probabilmente in Albania e Armenia. A fine 2026 deciderò».

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