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8 Mag 2020

“Faccio il giro del mondo senza muovermi da Napoli”

Un giro del mondo ecologico, per conoscere culture e tradizioni più o meno remote, senza muoversi da Napoli. È questa la proposta di Francesco Paolo Busco che ha deciso di realizzare un reportage a tappe per invitare ad esplorare posti nuovi senza prendere aerei e rimanendo in città.

Si sente spesso dire che viaggiare apre la mente, spalanca nuovi orizzonti e nutre l’anima. Così, carichi di voglia di cambiamento e di novità, progettiamo viaggi verso mete lontane, che possano smuoverci e stupirci per la diversità che vi troveremo. A volte, tuttavia, per fare il giro del mondo basta andare dietro casa, giusto qualche quartiere più in là. Francesco Paolo Busco, ufficialmente ingegnere meccanico, ma all’occorrenza giornalista e fotografo, dopo i reportage alla riscoperta delle scale napoletane e la pubblicazione del libro “Napoli a piedi: guida insolita alla città”, si è avventurato in un giro del mondo senza muoversi da Napoli.

«Flygskam è una parola che gli svedesi hanno coniato da alcuni anni e significa vergogna di viaggiare in aereo – una vergogna, questa, dovuta al fatto che gli aerei inquinano moltissimo. Allo stesso tempo, in questo momento storico, abbiamo a pochi passi da casa persone immigrate da terre lontane, che nel viaggio verso l’Italia hanno portato con sé la propria cucina tradizionale, cultura e prospettiva sul mondo. Quindi ho pensato: se viaggio perché sono curioso di conoscere nuove culture e di provare lenti diverse con cui guardare al mondo, oggi posso farlo anche senza muovermi troppo!», ci ha raccontato Francesco. A fine dicembre, dunque, è iniziato il primo viaggio senza muoversi da Napoli: destinazione Sri Lanka.

La partenza non è stata facile. «Se prendi un aereo e vai in Sri Lanka sei sicuro di arrivare, almeno fisicamente. Anche se va male, e non scopri nulla di nuovo o passi tutti il tempo in un resort sulla spiaggia, puoi sempre dire che quel viaggio lo hai fatto. Se invece parti da Napoli, restando a Napoli, armato solo di un biglietto della metropolitana, non hai nessuna garanzia di riuscire a raggiungere la meta che ti sei prefissato, perché il viaggio che intraprendi è sottile, delicato seppure vasto».

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Nonostante la delicatezza di questa partenza, dalle connotazioni metaforiche, Francesco è riuscito ad arrivare in Sri Lanka. Fra le strade di Napoli, infatti, ha trovato una scuola singalese, ristoranti, tempi e tutta una trama di incontri e suggestioni riportati in un reportage a più puntate. Fra uno slancio di creatività e l’altro spicca il ribaltamento del ruolo della guida turistica e della sua bella cartina geografica. Non più oggetto per orientarsi nello spazio fisico, infatti, diventa strumento per chiedere alle persone incontrate di segnare con il dito da dove sono partite per arrivare a Napoli, per orientarsi nei loro racconti.


A loro volta, gli incontri, diventano veicolo per approfondire la cultura, conoscere le qualità e le sfide che caratterizzano un paese così lontano, eppure così vicino. Come ci ha riportato Francesco, «quando ancora non era esplosa la pandemia sono andato alla messa singalese, e lì ho conosciuto un uomo che mi ha invitato a vedere un film – appunto, singalese – che sarebbe stato proiettato in un cinema centrale di Napoli. Ho accettato, e siccome era in lingua originale il mio ospite me l’ha tradotto via via. Si chiamava President Superstar, ed era una sorta di X-Factor in cui invece di cantare le persone erano chiamate a fare comizi elettorali e il vincitore otteneva il titolo di “presidente”. Un bel film, ironico, che mette allo stesso tempo in evidenza problemi profondi, come la corruzione».

Sebbene le piste da percorrere fossero ancora molte, il viaggio in Sri Lanka senza spostarsi da Napoli è stato temporaneamente sospeso a causa della quarantena. Le sperimentazioni sul viaggio, tuttavia, continuano inesorabilmente. «Se è vero che il viaggio siamo noi, che quello che vediamo fuori non è nient’altro che quello che riusciamo a vedere dentro, non dovrebbe contare quanto ci spostiamo, se andiamo in un altro continente, attraversiamo il mare e l’oceano o ci spostiamo solo di pochi centimetri, facciamo una cifra tonda: cento.» In questi giorni di pandemia, dunque, per verificare l’affermazione “non conta di quanto ti sposti, ma quello che riesci a vedere” Francesco si è messo alla prova con il viaggio lungo un metro, con tanto di reportage e fotografie.

«Io in questi reportage non pretendo di dire tutto, di esaurire l’argomento, di sostituire il lettore nel viaggio, perché il viaggio va fatto soprattutto di persona. Quello che mi interessa è mettere la “pulce nell’orecchio”, invogliare alla consapevolezza, far venire voglia di guardare con occhi nuovi quello che diamo per scontato».

Mentre la pandemia e la crisi economica rendono difficile prevedere quando, quanto e come potremo viaggiare in futuro, con uno slancio di inventiva, attenzione e curiosità possiamo sempre compiere viaggi lunghissimi e lontanissimi, anche in un’ora, anche a pochi passi da casa.

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