15 Maggio 2026 | Tempo lettura: 5 minuti

Perché la democrazia è la vera sfida del prossimo Transizioni Fest: a lezione con Marco Deriu

Mentre il mondo sembra ripiegarsi su se stesso tra guerre e crisi climatica, il prossimo Transizioni Fest si prepara a ribaltare il tavolo. Ne parliamo insieme a Marco Deriu, che sarà fra gli ospiti del festival.

Autore: Daniel Tarozzi
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In preparazione del prossimo Transizioni Fest – festival in programma dal 30 maggio al 2 giugno tra i boschi della Valle delle Sorgenti, a Gaverina Terme (BG), e di cui Italia Che Cambia è media partner – c’è una domanda che continua a ronzarmi in testa. Perché in un momento di emergenza climatica assoluta dovremmo “perdere tempo” a parlare di democrazia? Possiamo davvero permettercelo? O le urgenze impongono percorsi e strumenti diversi?

Ne ho parlato con Marco Deriu – docente all’Università di Parma e tra i curatori dei Quaderni della decrescita – che sarà uno dei protagonisti del festival. La nostra chiacchierata è stata un’anticipazione di quel “laboratorio di futuro” che abiteremo a giugno, cercando di capire come superare la “miseria” di una politica che sembra incapace di toccare le corde essenziali della nostra sopravvivenza.

Transizioni Fest
Marco Deriu

Il buco nero: una politica senza terra e il mito del “Dittatore Verde”

La tesi di Deriu mette a nudo un limite strutturale della nostra cultura. «Uno degli aspetti della crisi ecologica – mi spiega Marco – è legato al fatto che non ci percepiamo come comunità politica radicalmente legata all’ambiente». Siamo abituati a pensarci come cittadini che vivono “sopra” un territorio, come se fosse un magazzino di risorse. «In altre culture l’ambiente è costitutivo della comunità. Noi invece abbiamo un buco nero: non pensiamo che le comunità politiche esistono solo se sono radicate dentro dei territori. Se distruggiamo ciò che mangiamo, beviamo e respiriamo, distruggiamo la base stessa del vivere insieme».

A Gaverina Terme, a giugno, cercheremo di capire proprio questo: come smettere di essere spettatori del clima e tornare a essere abitanti – radicalmente radicati – del nostro presente. Davanti all’urgenza, molti cedono alla tentazione tecnocratica: l’idea che serva un’autorità illuminata che imponga la transizione. Persino alcuni grandi pensatori, come James Lovelock, hanno teorizzato la necessità di sospendere la democrazia, proprio come si fa durante una guerra.

Marco ribalta totalmente questa visione: «La metafora della guerra è limitata all’idea di una sospensione temporanea. Ma qui parliamo di una crisi che diventa l’ambiente e la normalità dei prossimi secoli. Non possiamo rinunciare alla democrazia “finché non ristabiliamo il clima”, perché quel tempo non tornerà a breve». Al contrario, dobbiamo immaginare una democrazia per tempi difficili, capace di reggere l’urto degli eventi estremi. «I modelli autoritari non funzionano perché la questione climatica deve comporre punti di vista diversi e da integrare. Se non miglioriamo la nostra capacità di ascolto e dialogo, non arriveremo a nessuna soluzione reale».

Oltre il necrologio della democrazia

Questo dibattito non nasce nel vuoto. Come ha analizzato lucidamente il mio collega Andrea Degl’Innocenti in una serie di interventi recenti – dalle colonne de Il Manifesto a quelle di Italia che Cambia nonché in decine di sue rassegne stampa – ci troviamo in una sorta di “trappola”. Se da un lato il sistema rappresentativo sembra arrivato al capolinea, dall’altro le soluzioni tecniche “calate dall’alto” rischiano di ignorare la complessità sociale. Ma se la diagnosi è chiara, la cura non è meno democrazia, bensì una democrazia diversa. È qui che si inserisce il lavoro sulle assemblee deliberative e la necessità di “ispirare” nuove forme di partecipazione che non siano solo rituali, ma strumenti reali di cambiamento.

Scienza vs politica: chi decide chi paga?

Un altro tema che sviscereremo al Transizioni Fest è il rapporto tra dati e decisioni. Se la scienza ci dice cosa sta succedendo, solo la democrazia può decidere come intervenire senza generare ingiustizie sociali. E quelle scelte, che sembrano facili e chiare a chi ha in mente i dati, diventano complesse quando si calano nella realtà: «C’è sempre una questione di priorità», riflette Marco. «Chi deve pagare? Come distribuiamo i costi? Se tassiamo la benzina o obblighiamo tutti a case ultra-ecologiche senza un processo di sintesi politica, creiamo solo diseguaglianze».

La politica dunque non è un intralcio alla transizione, ma lo strumento per renderla possibile e umana. Non solo. Al Transizioni Fest faremo un passo avanti, esplorando come includere nel processo chi non ha voce: il “non-umano” – ecosistemi, boschi, fiumi – e le generazioni future. «Siamo troppo rinchiusi sulle forme date», avverte Deriu. «Dobbiamo inventarci nuovi canoni: assemblee climatiche, climate litigation nei tribunali, istituzioni del futuro».

Transizioni Fest

Il racconto del cambiamento: il peso delle oligarchie

Infine, non potevamo non toccare il tema dell’informazione, trattato da Marco nel suo ultimo libro Il clima dell’informazione. Secondo Deriu, in Italia l’assetto mediatico è oligarchico: «Poche famiglie connesse all’industria – automotive, edilizia – controllano il racconto mainstream. La struttura stessa dei media è parte del problema», denuncia. «Per questo la vera informazione ambientale oggi la fa chi è un po’ a margine del sistema, i freelance, chi ha i piedi fuori dal mainstream». Raccontare la “violenza lenta” della crisi climatica – che non produce lo spettacolo immediato cercato dalle TV – richiede un giornalismo che sostenga i percorsi collettivi, esattamente ciò che cerchiamo di fare con Italia che Cambia.

Mentre concludo la chiacchierata con Marco, capisco che la vera domanda non è se la democrazia sia in grado di affrontare il clima, ma un’altra: “Con che idea di democrazia possiamo abitare questo secolo?”. Essere al Transizioni Fest, discutere di convivialità e partecipazione sotto gli alberi, è l’inizio di quella transizione democratica necessaria per non impazzire nel secolo delle tempeste. Non aspettatevi quindi le soluzioni dall’alto: venite a Gaverina e confrontiamoci insieme sulle soluzioni necessarie a costruire il mondo che vogliamo.

Vuoi approfondire?

Clicca qui per info, programma e iscrizioni a Transizioni Fest, che si terrà dal 30 maggio al 2 giugno nella Valle delle Sorgenti, Gaverina Terme (BG).