14 Maggio 2026 | Tempo lettura: 7 minuti

“Ci siamo!”, nasce la piattaforma per dare voce alle nuove generazioni. Presente anche la Sicilia

Dopo oltre nove mesi di confronto, 22 associazioni hanno lanciato “Ci siamo!”, una piattaforma nazionale con nove proposte dedicate ai temi della casa, del lavoro, dell’istruzione, della partecipazione e dei diritti delle nuove generazioni. Tra i firmatari anche alcune realtà siciliane.

Autore: Salvina Elisa Cutuli
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“Ci siamo! Potere e libertà per le nuove generazioni” non è lo slogan di un nuovo partito politico, ma la piattaforma che 22 associazioni hanno lanciato di recente dopo un confronto durato oltre nove mesi, con l’obiettivo di dare potere alle giovani generazioni, spesso lontane dalla partecipazione, e offrire loro ispirazioni, ragioni e proposte concrete. Una piattaforma che punta non solo a rimuovere gli ostacoli, ma anche ad abilitare una concreta possibilità di futuro

L’iniziativa è partita dal Forum Disuguaglianze e Diversità, tuttavia la rete si è costruita in maniera fortemente collaborativa e orizzontale. Il Forum ha avuto soprattutto un ruolo organizzativo, mentre la costruzione delle proposte è stata realmente condivisa. Tra le 22 associazioni ce ne sono alcune siciliane, Presidio Partecipativo del Patto di Fiume Simeto, Fondazione Comunità di Messina, Questa è la mia terra. Ne abbiamo parlato con Vera Pavone del Presidio Partecipativo del Patto di Fiume Simeto.

«In questi nove mesi abbiamo lavorato alla costruzione di nove proposte attraverso incontri periodici e tavoli di lavoro dedicati ai diversi temi. Abbiamo definito e condiviso un quadro valoriale comune e lavorato alla stesura dei testi, fino ad arrivare a un momento assembleare a Roma. A valle di quell’incontro abbiamo finalizzato le proposte oggi consultabili sul sito», ricorda Vera.

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Incontro tra le associazioni che hanno sottoscritto la piattaforma

Nove proposte per il futuro delle nuove generazioni

I nove punti affrontano in maniera trasversale diversi ambiti della vita dei più giovani: l’istruzione scolastica, la nuova cittadinanza, il patrimonio di partenza, l’università, gli spazi di pubblico incontro, il lavoro, il lavoro pubblico, la cura, la casa. La logica che le accomuna è proprio quella di attraversare tutti i principali percorsi di vita delle nuove generazioni. Le difficoltà che incontrano le nuove generazioni non incidono soltanto sui singoli percorsi personali, ma hanno effetti più ampi sulla capacità collettiva di partecipare, incidere e costruire futuro.

Sempre più ragazze e ragazzi si allontanano dagli spazi della partecipazione politica e democratica, soprattutto quando viene chiesto loro di riporre fiducia nei meccanismi della rappresentanza. Un segnale evidente è rappresentato dall’astensionismo tra i 18 e i 30 anni alle elezioni politiche: la percentuale di chi non vota è passata da una media di circa il 13% nel periodo tra il 1994 e il 2006 a circa il 40% nel 2022, un dato persino superiore alla media generale della popolazione. Un fenomeno che appare meno marcato nei referendum.

Allo stesso tempo, anche le tante forme di aggregazione e attivazione giovanile, sia nei contesti fisici sia negli spazi digitali, spesso non riescono a produrre cambiamenti strutturali o effetti duraturi sul sistema. Il risultato è che, in un momento storico in cui il contributo delle nuove generazioni sarebbe fondamentale, la loro capacità di incidere collettivamente continua a essere ostacolata. Non si tratta solo di una questione che riguarda le condizioni di vita dei giovani, ma di un tema che investe la qualità stessa della democrazia e chiama in causa l’intera società, dentro un rapporto tra generazioni basato sul dialogo, sull’ascolto reciproco e sulla responsabilità condivisa.

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Giovani durante una manifestazione. Foto di Leonardo Basso

Le nove proposte prendono forma a partire da tre grandi criticità. La prima riguarda la difficoltà di raggiungere un’autonomia materiale reale. Le possibilità di scelta delle giovani generazioni dipendono sempre di più dalle risorse economiche e dal patrimonio familiare, mentre salari bassi, precarietà lavorativa e costi abitativi sempre più elevati rendono difficile costruire percorsi di vita indipendenti. A questo si aggiunge l’aumento dei carichi di cura all’interno delle famiglie spesso sostenuti in maniera individuale e ancora oggi soprattutto dalle donne.

Il secondo nodo riguarda il mancato riconoscimento della voce delle nuove generazioni. Milioni di giovani studiano, lavorano e partecipano attivamente alla vita sociale senza però vedere riconosciuti pienamente i propri diritti di cittadinanza. I corpi intermedi e gli spazi decisionali risultano spesso poco accessibili o impermeabili al cambiamento, mentre il dissenso viene scoraggiato anziché valorizzato come elemento democratico. Anche la forte sensibilità ambientale espressa dai più giovani fatica a trovare risposte adeguate da parte delle altre generazioni e delle istituzioni. Allo stesso tempo, la pubblica amministrazione raramente riesce a offrire ai giovani l’idea di una vera “missione pubblica”, capace di attrarre energie, competenze e partecipazione.

Il terzo elemento critico riguarda l’indebolimento del sistema formativo e delle relazioni sociali. La scuola continua a essere trascurata e sottofinanziata, mentre l’università rimane per molti troppo costosa e diseguale nell’accesso. Le fragilità psicologiche diffuse tra i giovani spesso non trovano ascolto né strumenti adeguati di supporto. A tutto questo si accompagna una sensazione sempre più diffusa di vivere vite accelerate, che “consumano il tempo” e una progressiva scomparsa degli spazi pubblici di incontro e socialità, troppo spesso ignorati nei processi di rigenerazione urbana e nelle politiche territoriali.

Dal lancio ai territori: la fase di sperimentazione. L’esempio del Presidio Partecipativo del Patto di Fiume Simeto

«La piattaforma è stata lanciata, ma non è affatto nella sua fase conclusiva, anzi. Siamo ancora all’inizio. Sebbene abbiano contribuito molte organizzazioni giovanili, ora è il momento di mettere davvero queste proposte alla prova, arricchirle e migliorarle portandole nei territori. Per questo motivo tutte le associazioni coinvolte organizzeranno incontri territoriali, workshop e momenti assembleari».

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Assemblea del Presidio Partecipativo del Patto di Fiume Simeto

Nell’ambito del festival Facciamo la Valle, in programma dal 10 al 31 maggio all’Ex Macello, il Presidio dedicherà un pomeriggio ai giovanissimi delle scuole. L’obiettivo è capire se le proposte elaborate trovano riscontro nelle loro esperienze e come possano essere migliorate, individuando eventuali elementi mancanti o aspetti da rivedere. Ogni organizzazione coinvolta lo farà nel proprio contesto specifico. L’obiettivo è arrivare entro fine anno con un percorso consolidato. In Sicilia si stanno organizzando momenti condivisi tra più organizzazioni dell’isola. 

«Durante il festival, per esempio, abbiamo invitato Carmelo di “Questa è la mia terra”, proprio per rafforzare a livello territoriale un pezzo di quella rete nazionale. Ciò che spinge realtà come la nostra a partecipare a questo lavoro di rete, che è anche un lavoro profondamente politico nel senso più alto del termine, è duplice. Operare in territori marginali come la Sicilia rende difficile portare avanti visioni fondate sulla giustizia sociale e ambientale».

«Per questo – prosegue Vera Pavone – far parte di una rete nazionale è importante, da un lato dà forza e sostegno alle realtà locali, dall’altro permette di portare a livello nazionale i bisogni e le aspirazioni delle nuove generazioni. Partecipare alla piattaforma rappresenta quindi sia un impegno sia un punto di forza».

Delle nove proposte elencate, in Sicilia alcune risultano particolarmente urgenti. La prima riguarda l’accesso all’università e alla formazione. La proposta affronta non solo il tema degli studenti, ma anche quello di chi intraprende un percorso accademico e di ricerca. Per una regione che ha bisogno di investire di più in innovazione e ricerca, questo è un punto centrale. La seconda riguarda il lavoro. I giovani devono poter scegliere di restare in Sicilia grazie a opportunità lavorative dignitose.

Anche la forte sensibilità ambientale espressa dalle nuove generazioni fatica a trovare risposte adeguate da parte delle Istituzioni

«Nel corso del festival coinvolgeremo sia ragazzi che hanno già avuto esperienze con il Presidio, sia altri giovani che gravitano attorno alle nostre attività ma che non sono ancora volontari dell’associazione. Ci auguriamo che possano appassionarsi ai temi affrontati dalla piattaforma. Il Presidio sta crescendo molto bene anche in termini di partecipazione. Con tanta fatica e molto lavoro ancora da fare, sentiamo però di stare finalmente raccogliendo i frutti di una visione diversa di Sicilia che genera opportunità e futuro».

Vera Pavone conclude con una carrellata dei temi cardine: «Stiamo lavorando sul contrasto al caporalato, sulla rigenerazione urbana a base culturale, sul monitoraggio ambientale, sul lavoro con le scuole e su tante attività culturali e territoriali». Un percorso costruito in oltre vent’anni che oggi vive una fase particolarmente dinamica grazie anche all’esperienza dell’impresa sociale Nesti. L’obiettivo di contribuire a un cambiamento sistemico resta centrale e, attraverso il lavoro avviato con la piattaforma, acquista oggi una dimensione ancora più ampia, capace di mettere in relazione il livello locale con quello nazionale in uno scambio reciproco e continuo

Le associazioni che hanno sottoscritto la piattaforma sono ACLI, ActionAid, ADI, Arci, Cittadinanzattiva, Collettivo Tirtenlà, Comunet, CoNNGI, Dedalus, Diciassette aps, Fantapolitica, Fondazione Comunità di Messina, Forum Disuguaglianze e Diversità, Legambiente, Porco Rosso Arci, Presidio Patto Simeto, Questa è la mia terra, RENA, Scomodo, Tortuga, Visionary, YOUng Caritas.