15 Giugno 2026 | Tempo lettura: 6 minuti

Il borgo marinaro di Ognina è salvo: una sentenza blocca l’ampliamento del porto

La sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa annulla l’ampliamento del porto di Ognina e segna un precedente importante per la tutela del paesaggio. Una decisione che riapre il dibattito sul rapporto tra Catania, il mare e il futuro della sua costa.

Autore: Salvina Elisa Cutuli
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Dopo due anni di ricorsi, sospensioni e mobilitazioni civiche, arriva la parola fine sul progetto di ampliamento del porto di Ognina. Il Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia ha annullato la concessione rilasciata alla società La Tortuga Srl, sancendo non solo la tutela di uno degli ultimi borghi marinari di Catania, ma anche un principio destinato a incidere sulle future decisioni in materia di paesaggio e beni comuni. 

Il progetto prevedeva un ampliamento da circa 5.457 a 7.644 metri quadrati, nuovi pontili galleggianti, ulteriori posti barca e interventi nell’antico molo del borgo. Fin dall’inizio l’iniziativa ha incontrato l’opposizione di Legambiente Catania che ha impugnato gli atti amministrativi al TAR di Catania. Le contestazioni riguardavano l’impatto sull’importanza culturale e ambientale del sito.

Ognina non è soltanto un porto, è uno dei pochi luoghi della costa catanese dove sopravvive ancora il legame tra il mare, la memoria e la vita quotidiana del borgo. Secondo la tradizione sarebbe il cosiddetto “porto di Ulisse”, legato alle vicende narrate nell’Odissea, e insieme all’omonimo piccolo centro abitato rientra tra le aree di interesse archeologico risalenti all’VIII secolo a.C, epoca della colonizzazione calcidese della Sicilia orientale. È anche uno degli ultimi borghi marinari ancora riconoscibili all’interno del tessuto urbano di Catania.

Dopo la bocciatura del ricorso in primo grado da parte del TAR, l’associazione ambientalista non si è fermata e ha proseguito l’azione legale davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa. Un primo segnale era arrivato già nel 2025 con un stop ai lavori di demolizione di una parte del molo, adesso la sentenza definitiva. I giudici hanno dichiarato illegittimo il parere favorevole della Soprintendenza, facendo cadere l’intero impianto autorizzativo su cui si basava il progetto.

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Legambiente Catania

Un precedente che va oltre il caso di Ognina

«Questa sentenza è importante non solo per gli effetti concreti che produce sul porto di Ognina, restituendo ai cittadini uno spazio di mare e di costa che rischiava di essere sottratto alla fruizione pubblica, ma anche per il suo valore giuridico», spiega l’avvocato Elio Guarnaccia.

Secondo il legale, il CGA ha affermato un principio destinato ad avere effetti ben oltre il caso specifico. «Le valutazioni delle Soprintendenze sono tradizionalmente caratterizzate da un elevato grado di discrezionalità e per questo i giudici amministrativi intervengono con cautela. In questo caso, però, il CGA si è spinto oltre, affermando un principio rilevante: quando la Soprintendenza esprime un parere favorevole su un intervento che incide su beni paesaggistici o ambientali, non può limitarsi a un assenso generico, ma deve motivare in modo puntuale la propria decisione, affrontando tutti gli aspetti potenzialmente rilevanti. La sentenza fa riferimento non soltanto a ciò che è stato scritto, ma anche a ciò che non è stato preso in considerazione».

Ed è proprio questo l’aspetto più innovativo della pronuncia. La sentenza fornisce infatti indicazioni precise sui criteri che le amministrazioni dovranno seguire in futuro e, trattandosi di una decisione di secondo grado, rappresenta un precedente particolarmente autorevole. Nel frattempo, la decisione produce effetti immediati, le opere autorizzate dovranno essere rimosse e l’area riportata allo stato precedente.

Gli eventi meteorologici estremi che negli ultimi mesi hanno colpito la Sicilia hanno mostrato la fragilità delle infrastrutture costiere e la necessità di ripensare il rapporto tra città e ambiente

Catania e il mare: un rapporto sempre più fragile

La vicenda di Ognina si inserisce in una questione più ampia che riguarda l’intera costa catanese. Nonostante Catania sia una città di mare, negli ultimi decenni il rapporto tra cittadini e litorale si è progressivamente indebolito. Gli accessi pubblici al mare sono diminuiti e, spesso, anche quei pochi spazi rimasti vengono messi sotto pressione da nuovi interventi e trasformazioni.

Il tema, infatti, va ben oltre il porto di Ognina e riguarda l’intera fascia costiera cittadina, dalla Scogliera d’Armisi al Porto Rossi, fino alla stessa Cittadella giudiziaria, costruita come una barriera tra la città e il mare. Si tratta di scelte urbanistiche che nel tempo hanno contribuito a limitare non solo l’accesso fisico alla costa, ma anche la possibilità di vivere e percepire il mare come parte integrante dello spazio urbano

«Per Legambiente, il caso di Ognina rappresenta il simbolo di questo processo e pone una domanda cruciale: quale futuro immaginiamo per il nostro litorale? La nostra battaglia non è contro l’iniziativa imprenditoriale privata, ma contro un modello di trasformazione del territorio che considera il mare soltanto come una risorsa economica da sfruttare», osserva Viola Sorbello, presidente di Legambiente Catania. 

La sentenza arriva in un momento in cui il tema della gestione delle coste è diventato particolarmente urgente. Gli eventi meteorologici estremi che negli ultimi mesi hanno colpito la Sicilia hanno mostrato la fragilità delle infrastrutture costiere e la necessità di ripensare il rapporto tra città e ambiente. Secondo gli ambientalisti e diversi movimenti civici, continuare ad aggiungere moli, piattaforme e nuove infrastrutture dedicate alla nautica da diporto significa andare nella direzione opposta rispetto a quella suggerita dalla crisi climatica. Erosione costiera ed eventi estremi richiedono invece strategie capaci di restituire spazio agli ecosistemi naturali.

Ognina
Porto di Ognina. Foto di Michael Giorgio Castielli

Lo ha ricordato, all’indomani del ciclone Harry che ha colpito la Sicilia orientale, anche Carmelo Ignaccolo, catanese, professore di Urban Design, Technology and Climate alla Rutgers University, proponendo un progetto di “lungomare resiliente“. Un modello già sperimentato in città come New York, Sydney e Santiago del Cile, basato non sulla costruzione di nuove barriere, ma sull’arretramento delle infrastrutture più vulnerabili, sulla rinaturalizzazione della costa e sulla restituzione di spazi pubblici al mare. Un progetto per valorizzare la scogliera lavica invece di coprirla, creare percorsi leggeri e adattabili alle mareggiate, recuperare spiagge e habitat naturali e progettare insieme alla natura anziché contro di essa.

La partita sul porto di Ognina potrebbe non essere conclusa, la società La Tortuga ha già annunciato l’intenzione di presentare una nuova richiesta di ampliamento. La sentenza del CGA, però, ha già modificato il quadro della discussione pubblica, riportando al centro una domanda che riguarda l’intera costa catanese, quale rapporto vogliamo costruire tra sviluppo, tutela del paesaggio e accesso al mare?

«Per Legambiente, il futuro di Ognina e della costa catanese passa dalla tutela della sua storia, delle sue grotte marine, delle lave vulcaniche e della tradizione marinara che ancora resiste, non dalla trasformazione in banchine per navi e yacht. Il futuro del turismo deve essere sostenibile e capace di creare valore senza compromettere ciò che rende unico un territorio», conclude Viola Sorbello.