Caro carburanti, la Sicilia si ferma con lo sciopero degli autotrasportatori – INMR Sicilia #24
Lo sciopero degli autotrasportatori, la frana di Niscemi e gli ultimi quattro governatori siciliani indagati, due nuovi finanziamenti della Regione Sicilia per il south working e le fonti rinnovabili, il progetto del nuovo porto turistico di Catania.
Fonti
#Sciopero autotrasportatori
Il Post – In Sicilia gli autotrasportatori stanno scioperando contro i rincari del carburante
Il Post – Una sigla europea di cui sentiremo parlare sempre di più
Regione Sicilia – Caro carburanti, Schifani: «In arrivo 25 milioni per autotrasporto, agricoltura e pesca»
TETrasporto Europa – L’autotrasporto siciliano proclama un fermo a metà aprile 2026
TFN Web – Sicilia tra le regioni più care d’Italia per i carburanti: benzina e gasolio ai vertici dei prezzi nazionali
#Inchiesta frana Niscemi
La Sicilia – Frana di Niscemi: ecco chi sono i 13 indagati dalla procura di Gela
Il Fatto Quotidiano – Sutera, l’altra Niscemi della Sicilia: evacuati e abbandonati dopo la frana. E non avrà i risarcimenti del ciclone Harry
#South Working
Il Post – La Sicilia pagherà le aziende non siciliane per assumere chi lavora dalla Sicilia
Questa è la mia terra – Patto per restare
#Fotovoltaico domestico
Regione Sicilia – Energia, 12 milioni di euro per finanziare l’installazione di impianti fotovoltaici nelle abitazioni
#Scogliera D’Armisi
La Sicilia – Scogliera d’Armisi, via libera dal Senato al decreto per l’estensione del porto
La Sicilia – «Catania non può aspettare 30 anni per vedere il mare»: no del M5s all’ampliamento del porto
#SCC
Italia che Cambia – Global Sumud Flotilla, la nuova missione verso Gaza in partenza da Augusta
Italia che Cambia – Scenica Festival, a Vittoria con l’associazione Santa Briganti la cultura resiste e costruisce comunità
Italia che Cambia – Nei territori feriti del polo petrolchimico immaginare il futuro diventa un atto collettivo
Trascrizione Episodio
Dal 14 al 18 aprile gli autotrasportatori siciliani hanno deciso di fermarsi e bloccare l’arrivo di merci per la grande distribuzione e i supermercati per chiedere al governo di trovare una soluzione contro i rincari dei prezzi del carburante soprattutto a causa della guerra in Medio Oriente, che rendono insostenibile la prosecuzione delle attività per molte imprese del settore.
Lo sciopero è stato indetto dal Comitato trasporto siciliano, che coinvolge i più importanti operatori logistici dell’isola, nei porti di Catania, Palermo, Messina e Termini Imerese. Niente blocchi stradali, solo, si fa per dire, stop al carico e scarico delle merci. Per molte aziende trasportare merci dalla Sicilia non è più sostenibile, è più conveniente restare fermi. Il costo del carburante è tra i più alti in Italia. Secondo il Codacons, nell’Isola il prezzo medio della benzina in modalità self service si attesta a 1,79 euro al litro, mentre quello del gasolio raggiunge i 2,14 euro al litro. Per quanto riguarda la benzina, la Sicilia si posiziona al terzo posto nella classifica nazionale dei prezzi più elevati, preceduta solo da Basilicata e Calabria. Anche sul fronte del gasolio l’Isola si colloca nella fascia più alta a livello nazionale, dietro Friuli Venezia Giulia e Calabria.
Un paradosso se pensiamo che a Siracusa abbiamo uno polo petrolchimico tra i più grandi in Europa. Il caro-carburanti rappresenta un peso significativo per famiglie, lavoratori, pendolari, artigiani e imprese siciliane, in un contesto territoriale già caratterizzato da costi logistici elevati, criticità nei collegamenti e rincari generalizzati che incidono quotidianamente sul costo della vita. La Regione Siciliana ha annunciato uno stanziamento da 25 milioni di euro, il cosiddetto pacchetto caro carburanti, esteso anche ai comparti dell’agricoltura e della pesca. Ma secondo gli autotrasportatori non basta anche perché molte delle decisioni relative a energia, trasporti e normative dipendono dal governo nazionale e dall’Europa. Secondo gli autotrasportatori, il Governo non ha dato risposte concrete né ha aperto un tavolo di confronto.
Tra le richieste principali ci sono chiarimenti sugli incentivi al trasporto marittimo, in particolare sul cosiddetto Sea Modal Shift, e la richiesta di usare i proventi derivati dal pagamento dell’ETS – ovvero “il sistema per lo scambio delle quote di emissione” in vigore dal 1995, una delle misure attuate dall’Unione Europea per incentivare la transizione verso fonti di energia più sostenibili – per aiutare il settore. Preoccupano anche le incertezze sul futuro di queste misure che al momento scadono nel 2027. Gli operatori temono nuovi costi con l’introduzione dell’Ets2 dal 2028 e in generale la mancanza di misure efficaci per ridurre i costi dei trasporti via mare che per la Sicilia sono fondamentali.
L’inchiesta sulla frana di Niscemi ha portato a un vero terremoto giudiziario che coinvolge i vertici della politica siciliana e nazionale. La procura di Gela ha iscritto nel registro degli indagati, per disastro colposo e danneggiamento per la frana che il 25 gennaio ha colpito Niscemi, 13 persone. Tra questi anche gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani, accusati, a vario titolo, di omissioni nella gestione del rischio idrogeologico e degli interventi per prevenire la frana.
L’indagine riguarda anche dirigenti e funzionari della Protezione civile regionale, gli ex responsabili Pietro Lo Monaco e Calogero Foti, oltre all’attuale capo Salvo Cocina, e altri tecnici coinvolti nei progetti di messa in sicurezza. Al centro c’è il sospetto che, nonostante fossero disponibili circa 12 milioni di euro per intervenire, queste risorse non siano state utilizzate. Secondo la procura, ci sarebbe stata una lunga catena di mancate azioni e responsabilità che va avanti dal 2010 fino a oggi.
Un copione che sembra ripetersi a Sutera, un piccolo paese di circa mille abitanti sempre in provincia di Caltanissetta, dove una frana provocata dalle forti piogge degli ultimi mesi ha colpito il costone su cui sorge il borgo, mettendo in pericolo diverse abitazioni. Cinque case sono già state sgomberate, ma senza interventi il movimento del terreno potrebbe continuare.
Il Comune, con risorse molto limitate, non è in grado di affrontare da solo un’emergenza che richiederebbe circa 2 milioni di euro. Finora dalla Regione Siciliana non sono arrivate risposte concrete, solo sopralluoghi, nessun intervento immediato. È stata anche respinta la richiesta di accedere ai fondi legati al ciclone Harry perché non è stato riconosciuto un collegamento diretto con l’evento.
Nel frattempo, tra rimpalli di responsabilità e burocrazia, la situazione resta ferma anche se la Protezione civile ha promesso un primo intervento minimo di messa in sicurezza. Intanto gli abitanti vivono nell’incertezza, alcuni sono stati sfollati e non tutti hanno una sistemazione alternativa.
La Regione Siciliana ha stanziato 54 milioni di euro per incentivare aziende non siciliane ad assumere lavoratori residenti nell’isola e contrastare la fuga di cervelli. Le imprese possono ricevere fino a 30mila euro per ogni assunto, distribuiti in cinque anni, a patto che il lavoro sia svolto soprattutto da remoto.
La misura punta a favorire il cosiddetto “south working”, cioè lavorare per aziende del Nord o estere restando a vivere in Sicilia, sfruttando lo smart working e il costo della vita più basso.
Un obiettivo in linea con il Patto per restare, il documento realizzato dal “Movimento per il Diritto a Restare” a cui hanno aderito una sessantina di organizzazioni. Secondo Carmelo Traina, uno dei coordinatori, i dubbi non mancano. Questi incentivi rischiano di favorire soprattutto aziende esterne perché il valore prodotto resta fuori dall’isola. Il massimo impatto che ci si può attendere è che il lavoratore spenda in affitto e spesa qui. C’è di più,
una volta finiti gli incentivi, che interesse avranno queste aziende a continuare a far lavorare persone in Sicilia? Torneremo sull’argomento molto presto con un articolo dedicato, per approfondire i dubbi e le possibili soluzioni.
La Regione Siciliana ha pubblicato un bando per finanziare l’installazione di impianti fotovoltaici nelle case dei siciliani. 12 milioni di euro complessivi destinati alle famiglie che vogliono produrre da sole la propria energia.
Si tratta di finanziamenti a tasso zero che coprono fino al 100% delle spese, con un massimo di circa 20mila euro. In pratica, le famiglie possono installare pannelli solari, anche con sistemi di accumulo, senza anticipare i costi e restituendo poi la somma nel tempo, senza interessi.
L’obiettivo è duplice: da un lato abbassare le bollette, dall’altro spingere davvero sulle energie rinnovabili in una regione che ha un potenziale enorme.
La misura è rivolta soprattutto alle famiglie con redditi più bassi. Per accedere serve l’Isee e nella graduatoria avranno priorità proprio i nuclei più in difficoltà. Anche le caratteristiche tecniche degli impianti sono pensate per un uso domestico, quindi parliamo di sistemi di dimensioni medio-piccole, adatti all’autoconsumo.
Le domande si potranno presentare online tra luglio e ottobre e una volta ottenuto il finanziamento ci saranno alcuni mesi per installare l’impianto. Insomma, sulla carta è un intervento interessante perché prova ad affrontare insieme il tema della povertà energetica e quello della sostenibilità. Resta da capire, come spesso succede, quante famiglie riusciranno davvero ad accedere a questi fondi e quanto questa misura riuscirà ad avere un impatto concreto nel lungo periodo.
A Catania torna al centro del dibattito il futuro della Scogliera d’Armisi, quel tratto di costa tra il porto e la stazione centrale che per molti catanesi è uno degli ultimi pezzi di mare ancora “a misura di città”. Nella rassegna del mese scorso si parlava della necessità di un “lungomare resiliente”, quindi niente nuovi muri, niente ulteriore cementificazione per “difendersi” dal mare, al contrario liberare spazio, progettare insieme alla natura invece che contro di essa.
Il progetto ha già ottenuto diversi pareri favorevoli, incluso quello del Senato, e prevede di estendere il porto verso nord, proprio sull’area della scogliera rocciosa. Qui oggi si trova anche uno storico lido e una delle poche zone ancora accessibili direttamente al mare. Il progetto prevede anche nuove banchine turistiche, una darsena per grandi imbarcazioni da diporto e anche una nuova diga di protezione a mare.
Secondo i promotori, questa trasformazione permetterebbe di potenziare lo scalo e renderlo più moderno e competitivo. Inoltre, infrastrutture simili potrebbero ridurre i danni causati da eventi estremi.
Il progetto è tutt’altro che condiviso. Sono diversi i ricorsi e le contestazioni soprattutto da parte di comitati e associazioni ambientaliste, ma anche da alcuni rappresentanti politici. La critica principale è che questa espansione rischia di allontanare ancora di più i cittadini dal mare, invece di ricucire il rapporto tra la città e la costa.
C’è chi parla di una città che “vede il mare ma non lo vive più”, chi denuncia una progressiva privatizzazione e frammentazione della costa e chi chiede una visione diversa, più centrata sull’accessibilità e sugli spazi pubblici. Seguiremo l’evolversi della faccenda.
Come sempre la seconda parte della rassegna è dedicata agli articoli pubblicati nell’ultimo mese su sicilia che cambia. Sapete quanto si importante per noi lavorare sull’’immaginario per noi di Italia che Cambia, soprattutto in territori complessi. Nei dintorni del polo petrolchimico di Siracusa, una ricercatrice tedesca, Lisa Mohr, sta portando avanti un lavoro interessante: provare a re-immaginare un territorio profondamente segnato dall’industria pesante, pensando al futuro senza negare il presente.Il suo lavoro si inserisce nel filone dell’antropologia pubblica che parte da un’idea chiara: il modo in cui raccontiamo un luogo non è neutrale, è un atto politico. Le parole e le narrazioni hanno un impatto reale. Ma Mohr fa un passo in più, usando la “sperimentazione etnografica” non solo condivide i risultati della ricerca, ma coinvolge direttamente le persone nella costruzione del processo. Non è stato semplice perché in un territorio così segnato partecipare non è scontato: alle ferite ambientali si intrecciano quelle personali e spesso quella che sembra indifferenza è in realtà una forma di difesa. Da questi incontri è nato il collettivo Sentieri Immaginari, che va oltre la ricerca di Luisa Mohr, con l’obiettivo di continuare ad ascoltare, affrontare le ferite e dare spazio a ciò che spesso resta inesprimibile.
Restiamo ad Augusta dove si sono radunate e partite le barche della nuova missione della Global Sumud Flotilla. A sostenere la spedizione sono decine di associazioni, collettivi e organizzazioni che nelle prossime settimane seguiranno, da terra e da mare, un viaggio destinato ad attraversare un Mediterraneo sempre più segnato dalla presenza militare. All’interno dell’articolo troverete diverse testimonianze di attivisti che in modi diversi partecipano alla missione. Emerge fortemente la necessità di una presa di posizione contro la normalizzazione di operazioni militari contro i civili e la normalizzazione della negazione dei diritti fondamentali in Palestina, in Iran, in Venezuela e a Cuba. « Partiamo per dare voce a quella parte di mondo che non è disposta a negoziare i diritti fondamentali. Se cediamo, siamo tutti a rischio». Mi ha risposto un attivista.
Infine, voglio parlarvi di Scenica Festival, un festival riconosciuto a livello nazionale, nato a Vittoria dall’esperienza di Santa Briganti, oggi una delle realtà culturali più interessanti del Sud Italia. Nato come progetto pilota nel 2009 in un unico weekend con sei compagnie di amici, da lì è nata l’idea di una vera e propria stagione di teatro contemporaneo che ha portato in Sicilia artisti come Oscar De Summa, Marta Cuscunà, Giuliana Musso ed Emma Dante, Vincenzo Pirrotta, Roberta Torre. La prossima edizione andrà in scena dal 22 al 31 maggio e sarà la XVIII edizione. 31 compagnie coinvolte, 61 repliche tra cui diverse prime nazionali e regionali, quasi 100 artisti per un festival che cresce nel pubblico – l’edizione del 2025 ha registrato circa 10.000 partecipanti – e rafforza la sua identità multidisciplinare e urbana.
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