I diritti esistono, ma solo sulla carta: una rete traversale si mobilita
Una rete di 28 organizzazioni che si occupano di giustizia sociale e ambientale si è mobilitata per chiedere che i diritti esistenti in teoria vengano garantiti anche nella pratica, cosa che oggi spesso non accade.
Non è solo una campagna: è un cambio di postura politica. Di fronte a istituzioni che rallentano, frammentano o svuotano i diritti, una parte della società civile sceglie di espandersi invece di arretrare. È da qui che parte “Se la democrazia si restringe, noi ci allarghiamo”, la mobilitazione lanciata da ventotto organizzazioni. Queste, insieme a molte altre realtà costruiscono una rete trasversale tra femminismo, diritti LGBTQIA+, giustizia sociale e ambientale.
Nello scenario contemporaneo c’è infatti una distanza tra diritti proclamati e diritti effettivi: quella linea sottile in cui la democrazia rischia di trasformarsi in una promessa incompiuta. Il report Cittadinanze sospese di Semia Fondo delle Donne – da cui prende le mosse la nuova campagna nazionale – mette numeri e parole a questa distanza. Il risultato è una fotografia inquieta: il consenso sociale verso molti diritti cresce, ma la loro traduzione in politiche concrete si inceppa.
Non si tratta di un vuoto improvviso, ma di un logoramento progressivo, quasi impercettibile. Una dinamica che richiama la riflessione di Hannah Arendt sulla “banalità del male”: non servono eventi eccezionali perché si produca un’erosione, basta la normalizzazione quotidiana di pratiche che limitano l’accesso ai diritti.

Il diritto all’aborto resta formalmente garantito ma spesso ostacolato; le persone LGBTQIA+ vivono un riconoscimento parziale; le politiche migratorie producono esclusione sistemica. Nel frattempo, il linguaggio pubblico legittima sempre più spesso discriminazioni e marginalizzazione. Non è una democrazia che crolla, ma una che si restringe lentamente. Come accade nei romanzi distopici il cambiamento non è mai improvviso: è graduale, quasi invisibile, finché non diventa la nuova normalità.
Il paradosso: consenso senza leggi
Uno dei dati più significativi del report riguarda l’attività parlamentare: su 1.117 atti presentati in materia di diritti, solo 36 sono diventati legge. Il 3,2%. Un numero che racconta più di molte analisi politiche. Qui si apre una sorta di crisi della sfera pubblica: la comunicazione sociale produce consenso, ma questo non si traduce in decisione politica, e il circuito democratico si interrompe.
Temi come autodeterminazione, diritti riproduttivi, uguaglianza di genere o riconoscimento delle famiglie omogenitoriali raccolgono consenso crescente, ma restano sospesi sul piano normativo. Una condizione quasi kafkiana in cui gli individui sono intrappolati in un sistema che riconosce formalmente diritti, ma ne impedisce l’accesso attraverso procedure, ritardi e ambiguità. Il risultato è quello che le promotrici definiscono “deficit democratico”: una democrazia che funziona nella forma, ma fatica nella sostanza. I diritti diventano contingenti, variabili, dipendenti dal contesto. E quando un diritto non è garantito universalmente, smette di essere tale.
Allargarsi come strategia politica
Non è solo denuncia, ma anche proposta, la risposta a questa situazione fornita dalla coalizione di cui fanno parte, fra le altre sigle, Bruciamo Tutto, Collettivo Donne Contro la Violenza, Factorya, Pensieri Scorretti, Femminismi Contemporanei, Liberas, Libellula Italia, Lunatica, MàS (Movimento per l’Autocoscienza del Sud), MIT (Movimento Identità Trans), Non Una di Meno La Spezia, Obiezione Respinta, Period Think Tank, ProChoice RICA, Purple Square Puglia, Strasura, Noi Siamo Tempesta, SWIPE, Viveredonna APS e WiMiT.

“Allargarsi” diventa la parola chiave e richiama una concezione politica come aumento della potenza collettiva e quindi espansione delle possibilità. Allargarsi significa uscire dalla frammentazione: mettere in connessione movimenti femministi, LGBTQIA+, ecologisti, antirazzisti e per la giustizia sociale. Non come una somma di istanze, ma attraverso il riconoscimento che alla base del restringimento dei diritti che attraversa diversi ambiti vi sono le stesse dinamiche.
La costruzione di un’egemonia alternativa passa attraverso reti, alleanze, produzione culturale. Non basta rivendicare diritti, bisogna creare le condizioni perché siano percepiti come inevitabili. Allargarsi significa anche trasformare l’isolamento in infrastruttura, per cui la campagna mette a disposizione strumenti concreti: monitoraggio legislativo, materiali condivisi, toolkit per attivisti. La cittadinanza è parte attiva. La politica deve essere un processo partecipativo, non solo istituzionale.
Dalla denuncia all’infrastruttura democratica
Uno degli elementi più rilevanti dell’iniziativa è la sua ambizione di lungo periodo. Non una mobilitazione episodica, ma la costruzione di un’infrastruttura permanente capace di incidere nel tempo. L’obiettivo è contrastare l’erosione dei diritti e restituire centralità alla partecipazione democratica. Due dimensioni che si alimentano reciprocamente: quando i diritti si restringono, si restringe anche la possibilità di partecipare. È una dinamica che potrebbe leggersi come effetto di dispositivi di potere diffusi, che operano non solo attraverso leggi ma attraverso pratiche quotidiane.
Su 1.117 atti presentati in materia di diritti, solo 36 sono diventati legge. Il 3,2%.
La scelta di rendere pubblici i dati del report consente di divulgare conoscenza in modo da riequilibrare potere. Senza consapevolezza, il restringimento resta invisibile; senza visibilità, non genera conflitto; senza conflitto, non produce cambiamento. La coalizione delle 28 organizzazioni diventa così un laboratorio politico, una rete capace di agire insieme mantenendo differenze.
Una campagna che interroga il presente
“Se la democrazia si restringe, noi ci allarghiamo” non è solo uno slogan. È una presa di posizione che richiama una domanda antica: cosa rende una comunità davvero libera? In un tempo in cui la democrazia rischia di ridursi a procedura, questa campagna rimette al centro la sua dimensione sostanziale: l’accesso reale ai diritti. C’è, in filigrana, anche l’idea che nei momenti di restringimento si aprano spazi imprevisti di possibilità.
Come nei racconti di Italo Calvino, dove la leggerezza non è evasione ma strategia per resistere alla pesantezza del mondo. La domanda che resta aperta è: “Cosa accade quando i diritti esistono ma non sono accessibili? E chi se ne assume la responsabilità?”. In questa storia, la risposta non arriva dall’alto, ma da una rete che decide di allargarsi, per costringere la politica a ritrovare il proprio senso: trasformare bisogni condivisi in diritti garantiti.










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