18 Giugno 2026 | Tempo lettura: 5 minuti
Ispirazioni / ICC TV

“Che tracce lasciamo?”: Daniel Tarozzi racconta il documentario sul Cammino di Oropa

Un documentario girato lungo il Cammino di Oropa che prova a ragionare, richiamando tanti esempi concreti, su quali tracce vogliamo lasciare nelle strade che percorriamo. Perché c’è traccia e traccia….

Autore: Andrea Degl'Innocenti
tracce

Le tracce del nostro passaggio lungo un sentiero o quelle che disseminiamo nel corso della nostra esistenza non sono poi così diverse. Entrambe possono essere irrazionali o consapevoli e possono lasciarci in eredità un cammino – o un mondo – migliore o peggiore. Secondo la psicologia sociale, molte delle azioni che noi esseri umani compiamo nel corso della nostra vita sono dettate dal desiderio – più o meno consapevole – di lasciare traccia del nostro passaggio effimero su questo Pianeta.

Ma c’è traccia e traccia. Così come lungo un sentiero possiamo abbandonare cartacce o calpestare aree incontaminate, a volte anche sul Pianeta lasciamo tracce devastanti: guerre, emissioni, inquinamento. Altre volte invece possiamo scegliere di raccogliere cartacce e curare ferite, lasciando un sentiero e un Pianeta migliori di come li abbiamo trovati.

È su questo parallelismo fra cammini e vita che è incentrato il documentario “Che tracce lasciamo?“, che abbiamo da poco pubblicato nell’ambito del nostro lavoro sulla sostenibilità dei cammini, che include anche un podcast e una guida. Si tratta di un approfondimento tematico legato alla comunicazione del progetto “Io non lascio tracce – Benessere in Movimento Lento”, finanziato da Compagnia di San Paolo sul Bando Sportivi Per Natura. Abbiamo intervistato Daniel Tarozzi, giornalista e fondatore di Italia che Cambia, che ne ha curato regia, riprese e montaggio.

Come è nata l’idea del documentario?

L’idea è nata da una chiacchierata con Alberto Conte, fondatore di Movimento Lento e nostro partner di progetto. Inizialmente avevamo immaginato di fare un video più incentrato sulla campagna “Io non lascio tracce”, quindi una sorta di tutorial su come camminare in maniera sostenibile. Poi ci siamo detti: perché non ampliamo il discorso? Il Cammino di Oropa ha diverse tappe: perché non creare una sorta di percorso interiore che, anziché seguire solo le indicazioni fisiche, provi a indagare anche le impronte che vogliamo lasciare nel mondo?

Da qui l’idea di intervistare una serie di persone che rappresentano i diversi volti del territorio che ruota intorno al Cammino di Oropa: non solo chi lo percorre, ma anche chi abita e anima i luoghi che attraversa. Artisti, artigiani, attivisti e molto altro ancora: ne è nato un racconto corale che non si limita a dire quali tracce non bisogna lasciare lungo i cammini, ma spinge a riflettere su quali tracce vogliamo lasciare. Ed è nato quasi da solo, tra un mulino e un camminatore, tra una scuola e un eremita, questo racconto.

Cos’ha di speciale il Cammino di Oropa?

È un cammino semplice, che si sposta dalla pianura alla montagna e che in qualche modo unisce persone molto diverse: da chi cammina per motivi spirituali a chi cerca semplicemente un contatto con sé e con la natura. È un territorio in cui si sente il “richiamo del bosco“, del forest bathing [la pratica di immergersi consapevolmente nella natura per benefici fisici e mentali, ndr] e di tutto quell’universo lì.

Vorrei che qualcuno, grazie a qualcosa che ho fatto, nel lavoro o nella vita, arrivasse a pensare: “Sai che alla fine le cose sono davvero migliori di come credevo?”

Come hai scelto le storie da raccontare?

Le storie sono state selezionate attraverso confronti con Alberto Conte, che ha avuto un ruolo molto importante. Il criterio principale è stato la diversità: abbiamo cercato storie diverse tra loro. Non c’è nessuna pretesa di esaustività, non stiamo dicendo che siano le storie più belle del Biellese, né che coprano tutte le tipologie possibili. Sono una rappresentanza: avevamo individuato dei filoni, dei temi, e abbiamo cercato persone che li incarnassero. C’è chi si occupa di artigianato e cibo, chi di cammino e turismo, chi di arte e filosofia, chi di inclusione e salute. Abbiamo cercato di rappresentare un po’ tutti i volti: il tema della pace, non banalizzato, la biodiversità.

Fai – facciamo – questo lavoro sa tanti anni, è difficile a volte scoprire qualcosa di nuovo. Realizzando questo documentario c’è qualcosa che ti ha sorpreso?

A livello più personale, ho riscoperto l’amore per fare documentari – non ne facevo da tanto –, ma soprattutto ho scoperto un territorio che frequento da anni, perché è il luogo in cui è nata e cresciuta mia moglie, eppure in fondo non lo conoscevo davvero. È stata l’occasione di scoprire la bellezza e la varietà di un posto che pure frequento da tanto tempo.

Cammino di Oropa
Paolo Naldini di Cittadellarte – Fondazione Pitoletto

Diverse persone nel documentario parlano di bellezza. C’è un legame fra bellezza e sostenibilità?

Per me è imprescindibile: non puoi parlare di sostenibilità senza parlare di bellezza. La biofilia – l’amore per la vita, inteso come attrazione innata degli esseri umani verso la natura e il mondo vivente – non è solo una questione astratta, filosofica, ecologica o etica: è prima di tutto qualcosa di sensoriale, di artistico. Non riesco a scindere i due concetti.

Che traccia vuoi lasciare tu?

Vorrei tanto che mia figlia, e più gente possibile, viva una vita non oppressa dall’angoscia e dalle brutture del mondo, ma consapevole che la bellezza è ovunque, in ogni cosa. Che il mondo è molto migliore di come pensiamo e che vale quindi la pena liberarsi da certe oppressioni. Vorrei che qualcuno, grazie a qualcosa che ho fatto, nel lavoro o nella vita, arrivasse a pensare: “Sai che alla fine le cose sono davvero migliori di come credevo?”. Che riuscissimo a togliere il velo e a focalizzarci su quanta meraviglia c’è attorno a noi, piuttosto che su quello che manca.

Vuoi approfondire?

Se il documentario ti è piaciuto, puoi organizzarne una proiezione gratuitamente e in modo autonomo. Se vuoi organizzare una presentazione con noi, contattaci a info@italiachecambia.org.
Per ascoltare il nostro podcast “Io non lascio tracce” clicca qui.