Una scalata oltre i 7000 metri per parlare di solidarietà e crisi climatica
Il viaggiatore Ettore Campana si sta preparando per scalare una vetta di 7000 metri nel cuore dell’Asia. Saranno con lui – virtualmente – ragazzi e ragazze di alcune scuole, di un reparto di oncoematologia pediatrica e di un centro educativo per persone con disabilità.
Attraverso il racconto autentico di situazioni difficili, sacrifici, fallimenti e ripartenze, Scalo Sogni vuole dimostrare che anche i sogni più grandi possono diventare realtà grazie a convinzione, costanza, resilienza e spirito di adattamento. E di sogni se ne intende, Ettore Campana. Viaggiatore bresciano, Ettore ha alle spalle diverse imprese in giro per il mondo, molte delle quali le abbiamo raccontate sulle pagine di Italia Che Cambia, come ad esempio il giro in bicicletta dell’Africa meridionale o la pedalata dalle Alpi al Marocco per piantare alberi.
La sua prossima meta si trova a 7000 metri di altitudine, in cima al Lenin Peak, la vetta più alla del Kirghizistan, paese montagnoso dell’Asia centrale dominato da una natura quasi incontaminata. Partendo dalla capitale Bishkek, Campana raggiungerà in bicicletta il campo base del picco a 3600 metri per poi proseguire a piedi e con gli sci per la fase di acclimatamento. Se le condizioni fisiche e meteo lo permetteranno, Ettore cercherà infine di raggiungere anche la cima del Lenin Peak a 7000 metri.
Si tratta della quinta tappa del progetto Scalo Sogni, che da tre anni porta l’avventuriero in giro per il mondo per raccogliere fondi per l’ospedale pediatrico di Brescia. Quest’anno però la collaborazione si è ampliata coinvolgendo anche giovani di due istituti cittadini, oltre ai ragazzi e alle ragazze ospiti del centro educativo per persone con disabilità Il Vomere di Travagliato. Con tutti e tutte loro Ettore sta svolgendo dei laboratori educativi e ha preparato un sistema di scambio e comunicazione grazie al quale i giovani protagonisti del progetto lo accompagneranno virtualmente fino a 7000 metri di altezza.

Puoi riassumere brevemente dove ti ha portato in questi anni Scalo Sogni?
Scalo Sogni è nato nel 2023 ed è un progetto in continua crescita ed evoluzione. In questi anni mi ha portato dalle Alpi al Sudafrica, dal Caucaso al Karakorum, fino all’attuale avventura in Kirghizistan. Ma il viaggio più importante non è stato quello geografico: è stato quello umano. Il progetto mi ha permesso di incontrare persone straordinarie, collaborare con realtà sociali e trasformare l’avventura in uno strumento capace di ispirare, educare e creare connessioni tra mondi diversi.
Ci puoi raccontare com’è stato per te portare avanti il lavoro con studenti e studentesse degli istituti coinvolti nel progetto?
Con quest’ultimo progetto “Scalo Sogni” è giunto al suo quinto capitolo. In questa occasione abbiamo voluto dedicare l’avventura ai giovani e agli studenti, con l’obiettivo di stimolare la loro curiosità, trasmettere passione e aiutarli a sviluppare una sana autostima. Quando entro nelle scuole non voglio semplicemente raccontare un viaggio o una montagna scalata, ma mostrare ai ragazzi che anche gli obiettivi più grandi possono essere raggiunti un passo alla volta. Credo che l’avventura possa essere uno straordinario strumento educativo, capace di insegnare resilienza, spirito di adattamento e fiducia nelle proprie capacità.
Parlaci del viaggio: perché hai scelto il Kirghizistan? Quali saranno le difficoltà principali?
Ho scelto di esplorare il Kirghizistan perché è ancora una terra selvaggia e autentica, dove la natura, le montagne e gli immensi spazi aperti regnano incontrastati. È un Paese che conserva un forte legame con le proprie tradizioni nomadi e offre un senso di libertà sempre più raro da trovare. Le difficoltà principali saranno legate all’isolamento di alcune aree, alle condizioni meteorologiche imprevedibili, ai lunghi passi montani e alla gestione della fatica durante diverse settimane di viaggio in autonomia. Sarà una sfida impegnativa, ma proprio nelle situazioni più difficili spesso si nascondono le lezioni più importanti.

Come ti fa sentire l’idea di essere accompagnato, seppur solo virtualmente, dai ragazzi e dalle ragazze che aderiscono al progetto?
Sapere di essere seguito dai ragazzi e dalle ragazze coinvolti nel progetto mi dà una motivazione ulteriore. Il loro sostegno rappresenta una grande carica emotiva durante il viaggio e mi ricorda che questa avventura non riguarda solamente me. A settembre avremo nuovi incontri e sarà bello poter raccontare loro di persona le esperienze vissute, condividere ciò che ho imparato lungo il percorso e ricevere un riscontro diretto sulle emozioni e le riflessioni che questa avventura avrà suscitato.
Nella presentazione parli anche di crisi climatica: come si manifesta nei territori che andrai a visitare?
La scelta della bicicletta non è casuale: viaggiare in bici è uno dei modi più sostenibili e a minor impatto ambientale che esistano. Il Kirghizistan è un Paese dominato da grandi montagne e immensi ghiacciai, perciò avrò l’opportunità di osservare e testimoniare in modo diretto gli effetti del cambiamento climatico anche in queste regioni remote. Credo che vedere questi cambiamenti con i propri occhi abbia un impatto molto diverso rispetto al leggerne sui giornali. Attraversare questi territori mi permetterà di raccontare come la crisi climatica sia un fenomeno da trattare con estrema urgenza e che l’impegno intrapreso da praticamente tutti i governi del Pianeta non è sufficiente per contrastare questa minaccia.
Hai iniziato a interfacciarti con il mondo della disabilità: perché hai scelto di farlo? Come ti fa sentire?
La nostra prima esperienza con il mondo della disabilità risale al 2024 con “Scalo Sogni Karakorum”, una spedizione dedicata ai ragazzi con disabilità del centro educativo Il Vomere. Interagire con loro è stata un’esperienza bellissima e profondamente arricchente. Sono ragazzi molto spontanei, diretti ed espressivi. È bastato dedicare loro attenzione e affetto per ricevere in cambio un’enorme quantità di calore umano. Sono ragazzi speciali che meritano di essere sostenuti, valorizzati e incoraggiati a credere nelle proprie possibilità. Questa esperienza mi ha insegnato che spesso i limiti più grandi non sono quelli fisici, ma quelli che la società o noi stessi ci imponiamo.

Come sei cambiato tu, personalmente, da quando è iniziato questo progetto?
Questi progetti mi stanno arricchendo enormemente dal punto di vista umano e sociale. Quando ho iniziato Scalo Sogni ero piuttosto concentrato sulla sfida sportiva inizialmente. Oggi invece mi accorgo che ciò che rimane maggiormente impresso sono gli incontri umani, le relazioni costruite lungo il cammino e l’impatto che queste esperienze possono avere sugli altri. Ho imparato che la vera sfida non è legata alla performance sportiva o al risultato finale, ma alla capacità di confrontarsi con sé stessi, con le proprie paure e con i propri limiti.
Credo sia importante non sentirsi mai arrivati, ma mantenere viva la curiosità di esplorare non solo il mondo che ci circonda, ma anche noi stessi. Solo attraverso un sincero percorso di crescita e autoanalisi possiamo avvicinarci alla migliore versione di noi stessi e metterla al servizio degli altri. Le esperienze vissute con Scalo Sogni rappresentano oggi le fondamenta della persona che desidero diventare.









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