28 Luglio 2026 | Tempo lettura: 4 minuti

La Riserva di Monte Arcosu ospita un gruppo di giovani: socialità e ambiente sono i migliori insegnanti

Nella Riserva di Monte Arcosu il 17 luglio si è concluso il campo scuola “Anch’io sono la Protezione Civile”, promosso […]

Autore: Sara Brughitta - Sardegna Oltre
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Nella Riserva di Monte Arcosu il 17 luglio si è concluso il campo scuola “Anch’io sono la Protezione Civile”, promosso e finanziato dal Dipartimento della Protezione Civile, in collaborazione con la Direzione della Protezione Civile regionale. È uno dei primi progetti pubblici realizzati dalla neonata organizzazione di volontariato Volontari dell’Oasi-PROCIV Monte Arcosu, che ispirandosi ai valori della Fondazione Domus de Luna, unisce etica ambientale e inclusione.

Qui 21 ragazzi e ragazzi fra i 10 e i 13 anni sono stati osservatori attivi di un mondo che richiede attenzione, responsabilità e presenza. Dove l’apprendimento passa soprattutto dall’esperienza diretta: montare una tenda, orientarsi, riconoscere un rischio. È una didattica incarnata, che richiama le riflessioni di John Dewey sull’educazione come processo attivo, in cui il sapere nasce dal fare.

La consapevolezza del sé e di ciò che ci circonda

«Venti bambini e bambine molto attenti/e», sottolinea Petra Paolini, responsabile del progetto e cofondatrice di Domus de Luna. «Tutto è possibile tenendo alta la loro attenzione e facendo in modo che ascoltino bene i contenuti proposti». Domus de Luna non è nuova ad esperienze all’interno dell’Oasi campi di questo genere, ma è la prima volta che si occupano di cura dell’ambiente collaborando con gli enti che lo fanno professionalmente tutto l’anno.

Monte Arcosu

Stavolta il principio base è il rispetto per sé e per gli altri, dal quale deriva la consapevolezza di come ogni azione nella natura può avere conseguenze. Il campo scuola va oltre un insieme di attività pratiche, divenendo anche un laboratorio sociale in cui si costruisce un senso di responsabilità. La Protezione Civile cessa di essere percepita solo come ente e attraverso i volti e le storie dei volontari accompagna i ragazzi, trasmettendo il valore del prendersi cura degli altri. L’adolescenza è il tempo in cui si struttura l’identità e si definisce il rapporto con la collettività. Esperienze come questa favoriscono quello che Erik Erikson definiva il passaggio dall’io al noi, dalla dimensione individuale a quella sociale.

Il valore del limite e dell’imprevisto

In momento storico in cui tutto sembra programmabile e controllabile, il contatto con l’ambiente naturale (re)introduce l’elemento formativo dell’incertezza che ha un forte valore educativo e pedagogico. All’Oasi del Cervo e della Luna – l’area naturale protetta di monte Arcosu –, il campo scuola diventa anche un esercizio di confronto con il limite: il caldo, la fatica, l’imprevisto, condizioni che insegnano l’adattamento.

In qualche modo, questo sembra richiamare una dimensione spesso dimenticata: quella dell’educazione al limite. L’importanza di sviluppare una responsabilità orientata al futuro, che nasce proprio dalla consapevolezza della fragilità del mondo, oggi è sempre più urgente. E dunque, imparare a gestire una situazione complessa, sebbene simulata, significa allenare una forma di pensiero critico, mantenendo comunque un certo livello di prudenza.

All’Oasi del Cervo e della Luna, il campo scuola diventa anche un esercizio di confronto con il limite

Una comunità temporanea che lascia tracce durature

Ciò che rimane, alla fine del campo scuola è sicuramente un bagaglio di competenze, ma soprattutto si viene permeati dall’esperienza di una comunità. Per alcuni giorni, ragazzi provenienti da contesti diversi condividono spazi, tempi e responsabilità. È una convivenza intensa, che accelera dinamiche relazionali e crea legami. Si viene a creare quasi un microcosmo in cui è consentito sperimentare forme di cooperazione autentica.

Il ruolo dell’interazione sociale nello sviluppo cognitivo è estremamente importante, perché si impara insieme, anche attraverso il confronto e la collaborazione. E la dimensione gruppo fa in modo che si crei una memoria condivisa, fatta di momenti, difficoltà superate e successi. Quando il campo finisce, l’Oasi di monte Arcosu torna al suo ritmo naturale. Ma i ragazzi e le ragazze portano con se nuove consapevolezze, in cui l’idea di “essere” Protezione Civile, esce fuori dal mondo delle idee, ed entra nel mondo delle cose reali, quello della vita quotidiana, delle azioni e delle scelte responsabili.