7 Settembre 2026 | Tempo lettura: 3 minuti
Ispirazioni / Un mondo ganzo è possibile

L’autonomia energetica dei luoghi di cura

Ospedali ed energia: e se per gestire la fornitura di energia elettrica degli ospedali ci affidassimo più al sole e meno alle fonti fossili?

Autore: Fabio Bussonati
Ridimensionatore foto per Paolo 19

Questo articolo è stato pubblicato originariamente nel maggio 2022 su Fuori Binario, il mensile fiorentino dei senza fissa dimora, all’interno della rubrica Un mondo ganzo è possibile di Fabio Bussonati. Il testo è contenuto anche nell’omonimo libro “Un mondo ganzo è possibile”, che raccoglie sette anni di puntate della rubrica, dal 2017 al 2023.

Fabio Bussonati scrive questo pezzo nella primavera del 2022, nei mesi in cui l’invasione russa dell’Ucraina rendeva improvvisamente incerte le forniture di gas ed energia in Europa. Da allora le tensioni sui prezzi dell’energia si sono attenuate, ma la domanda che l’autore pone resta aperta: che cosa succede a un ospedale se manca la corrente?

Con l’aumento di eventi climatici estremi – alluvioni, ondate di calore, blackout dovuti a reti sovraccariche – l’idea di rendere energeticamente autonomi i luoghi di cura, invece che dipendenti da forniture esterne, è un tema che riguarda la resilienza dei territori ben oltre l’emergenza che l’ha ispirato. Come esempio concreto, Bussonati porta il centro di chirurgia pediatrica di Emergency a Entebbe, in Uganda, progettato da Renzo Piano.

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Ci siamo svegliati scaraventati indietro di un secolo, ma dopo lo sgomento abbiamo rimesso gli orologi sulla nuova era: tutta roba già vista, se non fosse per il fatto che giocando alla guerra si perde il pianeta – un effetto secondario che dovrebbe far riflettere. In un contesto dove le forniture energetiche sono in discussione, diventa necessario dotarsi subito tutti di un impianto solare minimo, un impianto di continuità permanentemente alimentato dal sole che garantisca la luce elettrica, la ricarica dei telefoni, l’alimentazione dell’elettronica della casa e un frigorifero piccolo, molto piccolo: un metro quadrato a persona di fotovoltaico dà questo tutti i giorni che Dio mette in Terra, senza il permesso di nessuno.

Davanti a un pericolo imminente come quello dell’incertezza sulle forniture energetiche, viene da pensare alla situazione degli ospedali, che non possono restare senza corrente neanche per un momento e che ancora dipendono interamente dalla rete elettrica nazionale e dai combustibili fossili — rete elettrica che può subire interruzioni, combustibili fossili che cominciano a scarseggiare.

Non so se dovremmo attingere ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza o a quelli del Ministero della Difesa, ma è urgente rendere autonomi sul piano energetico i luoghi di cura. Forse non sarà possibile arrivare in tempi brevi alla completa decarbonizzazione degli ospedali, ma intanto l’energia per le sale operatorie, per le terapie intensive, la dialisi e tutti gli esami diagnostici deve esserci per forza – e l’unica “ditta” che dà garanzie illimitate è il sole.

Se poi serve un esempio, basta andare in Uganda a vedere il nuovo centro di chirurgia pediatrica di Emergency a Entebbe, voluto “scandalosamente bello” da Gino Strada e progettato da Renzo Piano: con i suoi 2500 pannelli mette all’ombra 3000 metri quadrati di superficie e copre un terzo del fabbisogno energetico del complesso. I muri sono in terra cruda, ricavata dallo scavo delle fondazioni, e trecentocinquanta alberi saranno piantati nel giardino, perché la bellezza è parte della cura.