Bosco Ospizio: nuove forme di collaborazione dal basso per salvare un’area verde
Da circa due anni e mezzo la comunità di Bosco Ospizio – un bosco urbano vicino al centro di Reggio Emilia che rischia di essere abbattuto – si è attivata per salvare l’area verde. Ecco le caratteristiche di questa esperienza di lotta e auto-organizzazione.
A Reggio Emilia è in atto un interessante esperimento di attivismo, alla base del quale c’è una collaborazione fra soggetti anche molto diversi fra loro appartenenti alla comunità locale, cittadini e cittadine, associazioni. Si tratta di un percorso avviato per “cause di forza maggiore”, se così si può dire, ma questo non lo rende meno interessante, anzi.
Il contesto
Siamo nella prima periferia del capoluogo emiliano, in quello che viene chiamato Bosco Ospizio, un bosco urbano cresciuto spontaneamente nell’area un tempo occupata da un ospizio gestito da un ordine di frati, che dà il nome a tutto il quartiere. A febbraio del 2024 arriva una doccia fredda per chi vive qui: il progetto di Conad Nord Italia di realizzare un comparto commerciale di più di 10.000 metri quadrati proprio dove oggi sorge Bosco Ospizio, con oltre 30.000 metri quadrati cementificati contando opere accessorie e pertinenze. 154 gli alberi ad alto fusto che si prevede vengano abbattuti, senza contare tutta la vegetazione più minuta.
Si tratta di un rischio troppo grande per un’area già sotto forte stress ambientale e climatico, che verrebbe aggravato da questo massiccio intervento di cementificazione. È quindi poco più di due anni fa che la comunità comincia ad attivarsi. I primi passi vengono mossi dalla locale sezione dell’associazione Ecologia Integrale, che lancia una petizione e chiede un incontro alla sezione reggiana di Extinction Rebellion, la quale risponde “presente”.

«Un sodalizio abbastanza curioso, dato che noi siamo persone giovani, con un background di attivismo ambientale “di strada”, mentre l’associazione è formata da persone anagraficamente molto più grandi, spesso in pensione, con una formazione per lo più accademica». A raccontarmi questi dettagli è Andrea, un attivista di XR che mi accoglie presso il presidio di fronte a Bosco Ospizio. Ci sono un piccolo campo tendato, dei gazebi con tavolini, scatoloni di materiale, cibo, armadietti e numerosi cartelli, striscioni e bandiere con slogan contro Conad e a sostegno del bosco. Appese alla recinzione, anche un paio di scansie con un piccolo punto di bookcrossing.
È un mercoledì mattina e quando arrivo al presidio c’è una decina di persone: attivisti e attiviste di XR, di Potere al Popolo, semplici cittadini. «Stamattina alle 6 eravamo di più – spiega Andrea – come ogni giorno. Si rimane un paio d’ore insieme a presidiare l’ingresso del bosco e poi la maggior parte di noi va a lavorare, per poi tornare la mattina seguente». Una consuetudine che va avanti da più di un mese, quando le ruspe si sono presentate per la prima volta a Bosco Ospizio con l’intenzione di procedere ai primi abbattimenti.
«All’alba di quel 3 agosto – racconta Andrea – sono accorse più di 150 persone e il giorno successivo il loro numero era addirittura raddoppiato. In quei giorni moltissima gente nuova si è “seduta” con noi aderendo al presidio e sostenendoci. Abbiamo ritenuto necessario informare chiunque venisse della situazione, di quello che sarebbe potuto succedere [per diversi giorni le ruspe sono state accompagnate dalla polizia, anche se non si è mai registrato un aumento della tensione né tanto meno episodi violenti, ndr], compresi gli aspetti legali, senza ovviamente trascurare le basi della disobbedienza civile e della nonviolenza».

L’assemblea di Bosco Ospizio
Ritorniamo a inizio 2024 e ai primi passi della collaborazione fra Ecologia Integrale e XR. Le prime iniziative sono finalizzate a far conoscere l’area – «per esempio facevamo delle passeggiate con un botanico per spiegare l’importanza del bosco», racconta Andrea –, ma molto presto si decide di dare una forma più strutturata alla mobilitazione e – con l’adesione di altre sigle, come ad esempio Ripuliamoci e Legambiente – nasce l’assemblea di Bosco Ospizio, permanente e aperta alla cittadinanza.
«All’inizio ci trovavamo ogni mercoledì al circolo Stranieri, la vicina Casa di Quartiere. L’intenzione era creare una lotta condivisa. La partecipazione è stata sin da subito molto alta, nel corso di questi due anni abbiamo organizzato assemblee con più di cento persone», ricorda Andrea prima di essere interrotto da una residente della zona che ha appena portato al presidio un vassoio con dei cornetti di una pasticceria vegana che – mi assicurano – è la migliore di Reggio Emilia.
La modalità organizzativa dei momenti assembleari e in generale delle attività viene concordemente mutuata da quella di Extinction Rebellion. Si ricorre alla facilitazione per gli incontri – un gruppo di persone di XR con competenze in merito si mette a disposizione poi viene organizzata una formazione, così anche altre persone dell’assemblea cominciano a facilitare – e si adottano i principi della disobbedienza civile e della nonviolenza.
«Alcuni non hanno accettato questi metodi e si sono allontanati. Quello che abbiamo cercato di fare sin da subito è stato creare un ambiente accogliente e sicuro in cui anche chi non aveva mai partecipato a iniziative simili si potesse sentire incluso, ascoltato e non giudicato», spiega Andrea, che è convinto che questa modalità sia stata decisiva nell’ottenere una buona risposta da parte della cittadinanza, che si è sentita parte attiva, ha capito di poter contare davvero.

Le assemblee diventano due
La data del 3 agosto – giorno in cui si sono presentate le ruspe ed è iniziata la “fase acuta” della mobilitazione – segna uno spartiacque. «Grazie anche al grande lavoro del nostro gruppo social e comunicazione, il caso di Bosco Ospizio ha cominciato a essere molto conosciuto ed è arrivata tantissima gente nuova, sia da Reggio Emilia che da fuori». Questo consente di organizzare molti eventi di aggregazione da un lato e di creare una massa critica più potente da opporre a Conad, spalleggiata dal Comune, dall’altro. Però richiede anche una riorganizzazione dei processi decisionali all’interno di una compagine diventata molto ampia.
Così si concorda di creare, accanto all’assemblea di Bosco Ospizio, l’assemblea del presidio. È una novità abbastanza recente: «L’assemblea di Bosco Ospizio rimane quella storica, che esiste dall’inizio della mobilitazione e che quindi ha un quadro più completo. Per questo motivo prende le decisioni più strategiche – come per esempio quelle sull’organizzazione della conferenza stampa presso la Camera dei Deputati o sulla gestione dei ricorsi legali –, che vengono poi riportate nell’assemblea del presidio, che a sua volta fornisce un feeback». Dell’assemblea di Bosco Ospizio fanno parte tutte le persone che sono qui sin dall’inizio e hanno due anni e mezzo di esperienza. Sono loro che ne convocano le riunioni «quando servono».
Al contrario, l’assemblea del presidio, che coinvolge le persone che appunto “vivono” quotidianamente il presidio, si tiene ogni giorno alle 19:30. «Abbiamo pensato di riorganizzarci così anche per una questione energetica. Per esempio, un passaggio molto energivoro era il vaglio delle proposte portate da gente nuova, proposte che magari avevamo già preso in esame, attuato o scartato in passato». In questo modo c’è un gruppo di persone, che ha più esperienza e che ha lo storico delle iniziative, che “conduce” le attività, garantendo però sempre diritto di partecipazione e di parola a tutti.

I principi chiave
Un aspetto fondamentale secondo Andrea è la fiducia. Fiducia nei coordinatori delle varie aree tematiche e dei gruppi di lavoro, che spesso agiscono in autonomia per quanto riguarda le decisioni operative. Ma anche fiducia da parte della cittadinanza, che non sempre può partecipare attivamente a tutte le iniziative ma che si sente rappresentata dall’assemblea di Bosco Ospizio. Altro concetto chiave è quello della responsabilità: «Chiunque può venire in assemblea e fare delle proposte – chiarisce Andrea – però è responsabile rispetto alla loro realizzazione».
Per favorire la partecipazione, ridurre la possibilità che conflitti e divergenze possano essere divisivi e non spaventare chi si avvicina per la prima volta, si cerca di applicare il più possibile i principi della nonviolenza. Viene bandita non solo – ovviamente – la violenza fisica, ma anche quella verbale, in particolare nei momenti assembleari. Anche questa è una pratica portata da Extinction Rebellion che ha svolto e svolge tutt’ora un ruolo importante dei processi decisionali dell’assemblea. Al di là della sua utilità fra l’altro, questa esperienza si sta rivelando un veicolo molto efficace per diffondere queste pratiche presso la cittadinanza.
In generale, Andrea confessa che il problema più grande è trovare un equilibrio: da un lato ci sono inclusività e garanzia di una partecipazione orizzontale e di un processo decisionale condiviso; dall’altro, l’efficacia e l’utilizzo consapevole delle energie a disposizione. Chiacchierando viene fuori il parallelo fra la sezione locale di XR – «composta da una decina di persone», sottolinea Andrea – e altre sezioni molto più grandi, come Torino o Venezia, se non addirittura il coordinamento nazionale. Laddove ci sono numeri enormi è fisiologico che emerga la necessità di strutturare meglio i processi decisionali, mentre – ritiene lui – quando si tratta di poche persone, che godono della fiducia reciproca, tale necessità viene meno.

Tiriamo le somme
Si avvicina l’ora di pranzo e tutti, noi compresi, sono invitati a partecipare e, se possono, a dare una mano. Ci avviciniamo così alla conclusione della nostra chiacchierata. La sorte di Bosco Ospizio è ancora incerta, gli attivisti ammettono che da parte di Conad – che pure ha accettato di sedersi a un tavolo con loro – non c’è stata alcuna concessione e il colosso della GDO non hai mai messo in dubbio la prosecuzione del progetto. Tuttavia, a prescindere da come e quando tutto questo finirà, si possono già trarre conclusioni importanti.
In questo momento una delle preoccupazioni principali dell’assemblea di Bosco Ospizio è individuare delle modalità per non disperdere le energie raccolte durante la mobilitazione. Intorno a questo fazzoletto di verde è nato qualcosa di importante: un dialogo aperto e fruttuoso fra soggetti molto diversi fra loro e fra essi e la cittadinanza. Un impegno concreto faticoso – fatto anche di notti in tenda, sveglie all’alba – che centinaia di persone si sono assunte. La diffusione di strumenti di governance innovativi presso chi non ne conosceva neanche l’esistenza. Insomma, l’eredità di Bosco Ospizio è preziosa e Andrea concorda con me. «Qualcosa rimarrà e questo per noi è già una vittoria», conclude.
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