Dermatite nodulare bovina: cosa sta accadendo negli allevamenti sardi – Rassegna stampa sarda settimanale
Dalla malattia bovina, alle proteste contro l’ampliamento di RWM, alle barriere architettoniche. E poi festival e eventi. Da Sardegna Oltre la cronaca.
Trascrizione episodio
La dermatite nodulare bovina, la malattia virale che nelle ultime settimane ha riportato l’allarme negli allevamenti sardi, è tornata a occupare le cronache dell’Isola tra nuovi focolai, blocchi alle movimentazioni e timori per il comparto zootecnico. Una questione sanitaria, certo, ma anche economica e in parte anche identitaria in una Sardegna dove il rapporto con l’allevamento non si circoscrive meramente alla produzione. Notizia della settimana è che sono 300mila le dosi arrivate di vaccini, e che il 6 maggio è partita la campagna di vaccinazione: ricordiamo che il virus della dermatite bovina era comparso per la prima volta in Sardegna nel giugno del 2025 in un allevamento del Nuorese e le restrizioni erano cadute ai primi di gennaio di quest’anno, dopo l’estinzione degli ultimi focolai residui.
Nel frattempo oltre la campagna di vaccinazione – con dosi che sono fornite gratuitamente dalla Regione e una gestione operativa affidata ai Servizi veterinari di Sanità animale delle ASL – si sono svolte anche negli ultimi giorni le operazioni di abbattimento dei capi bovini affetti da dermatite nodulare bovina. La situazione più critica è stata riscontrata in un’azienda nei territori di Muravera e San Vito, dove l’intera mandria ha manifestato i sintomi clinici più gravi della patologia. Come riportato dal TGR però l’aspetto più significativo di questo episodio risiede nella mancata prevenzione, in quanto gli animali non sarebbero stati sottoposti alla prevista vaccinazione, una realtà che ha reso inevitabile il provvedimento estremo dell’abbattimento per contenere la diffusione del contagio.
Insomma, la situazione è complessa e per questo abbiamo chiesto a Michele Virdis, presidente del Distretto rurale barbagia, fondazione che si occupa di sviluppo delle filiere agricole, di spiegarci meglio cosa accade, a partire da cosa sia e perché sia così impattante nel settore la dermatite nodulare bovina. – Ringrazio Michele Virdis per questo importante focus ma oltre la cronaca sanitaria e i provvedimenti istituzionali, c’è la quotidianità di chi negli allevamenti ci lavora ogni giorno. Per questo abbiamo chiesto a un’allevatrice di raccontarci la realtà che sta vivendo, lei ha un’azienda agricola di ovini biologica nel supramonte da circa 200 capi. Vi lascio direttamente alla sua testimonianza.
Ci spostiamo ora nel Sulcis perché sei associazioni hanno depositato al TAR Sardegna il ricorso (con richiesta di sospensiva) contro il decreto che ha rilasciato l’autorizzazione ambientale per l’ampliamento dello stabilimento RWM di Domusnovas-Iglesias, la coosiddetta fabbrica di bombe. La Camera di Consiglio è fissata per il 27 maggio e i motivi di illegittimità presentati da Italia Nostra Sardegna, USB Sardegna, Comitato Riconversione RWM, Assotziu Consumadoris Sardigna, Movimento Nonviolento Sardegna e A Foras, non sono pochi.
Leggo da La provincia del Sulcis iglesiente che riassume come i principali motivi di illegittimità evidenziati siano la violazione della sentenza del Consiglio di Stato che aveva già rilevato numerosi vizi nelle autorizzazioni precedenti, un’istruttoria regionale incompleta e condizionamento da parte del Governo, la violazione norme italiane ed europee su VIA e tutela della biodiversità così come l’assenza di nulla osta paesaggistico e di idonea autorizzazione ambientale.
Al centro anche il rinvio a successiva VIA della valutazione dei rischi derivanti dalla presenza di manufatti abusivi in aree ad elevato rischio idrogeologico e l’autorizzazione di un impianto diverso da quello effettivamente realizzato. Si sottolinea inoltre che l’ampliamento riguarda uno stabilimento riconosciuto abusivo, il quale porterebbe a triplicare la produzione di bombe per aerei MK e ad aumentare quella di droni killer di progetto israeliano, attualmente impiegati negli scenari di guerra.
Una vicenda che riporta quindi al centro una questione che in Sardegna attraversa da anni il dibattito pubblico: il rapporto tra industria bellica, tutela ambientale e autodeterminazione dei territori. Per le associazioni ricorrenti il tema non riguarda soltanto la regolarità amministrativa dell’impianto, ma anche il modello di sviluppo che continua a essere immaginato per il Sulcis e per l’Isola più in generale. Una partita che ora passerà dal TAR, ma che continua a sollevare interrogativi politici, ambientali ed etici ben più ampi del solo piano giudiziario.
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