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13:52 5 Maggio 2026 | Tempo lettura: 3 minuti

Il paradosso di Bologna: alberi abbattuti per contenere gli effetti della cementificazione

Diversi alberi sono stati o verranno prossimamente abbattuti nella periferia bolognese. Le cause? La cementificazione dell’area e un progetto di glamping.

Autore: Redazione
alberi abbattuti
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Siamo nella periferia nord di Bologna, una zona dove verde e cemento si contendono ancora il territorio. Qui sorge il Parco Nord, un ampio complesso di circa 250.000 metri quadri che include un immenso piazzale che ospita fiere e sagre e un anfiteatro dove si svolgono concerti e festival musicali. Nel 2022 è stato presentato un piano di riqualificazione che prevede la desigillazione di circa 30.000 metri quadri, 17 ettari di foresta, percorsi ciclopedonali e infrastrutture per eventi.

Il macro progetto stenta a decollare, ma nei giorni scorsi i residenti sono stati allarmati da alcuni alberi abbattuti nel comprensorio, in particolare lungo gli argini del Savena Abbandonato, un torrente che scorre nell’area con una portata d’acqua ridottissima. Non si tratta di un fulmine a ciel sereno però: in occasione di un incontro della Consulta Comunale del Verde, il tema degli abbattimenti era emerso e alcuni cittadini e associazioni avevano espresso perplessità.

Nello specifico, la discussione ha riguardato il progetto di abbattimento di alcuni alberi nell’ambito di un intervento programmato dall’Agenzia per la Sicurezza Territoriale e per la Protezione Civile della Regione Emilia Romagna. I cittadini hanno riferito che un funzionario della Protezione Civile ha spiegato che gli alberi abbattuti e la contestuale pulizia degli argini dalla vegetazione sono un intervento necessario poiché diverse aree circostanti sono interessate da grossi progetti di cementificazione – dal Tecnopolo al parcheggio del tram.

Tali progetti comporteranno un’ulteriore impermeabilizzazione del suolo e il conseguente aumento del rischio idrogeologico e il torrente Savena Abbandonato, oggi ridotto a un rigagnolo, avrà il compito di smaltire l’eccesso di acqua che il suolo cementificato non sarà in grado di assorbire. Da qui la necessità di eliminare la vegetazione che potrebbe limitare il deflusso dell’acqua. Il parere tecnico è stato confermato durante una seduta di question time dall’assessore del Comune di Bologna Daniele Ara, che ha aggiunto che l’intervento non necessita di autorizzazione e non prevede compensazioni.

Ma non è tutto. In un’area adiacente – affidata in concessione al gruppo forlivese Club del Sole – è presente un campeggio attualmente oggetto di un progetto di riqualificazione che prevede di trasformare la struttura in un glamping ovvero un camping di lusso. La proprietà ha presentato nel 2022 un progetto di ampliamento che prevede l’abbattimento di 71 alberi, che – sempre stando al progetto – verrebbero rimpiazzati con 238 nuove piante. Ma questo piano di ampliamento porterà un ulteriore contributo alla cementificazione dell’area, poiché prevede anche la realizzazione di nuove piazzole in quello che sinora era identificato come “parco alberato”.

Il progetto richiede una variante urbanistica, attualmente in via di approvazione. La variante riguarda la trasformazione di un’area rurale in area urbanizzata per consentire la realizzazione di 400 nuove piazzole. Inoltre è in programma l’installazione di case mobili e relativi servizi – fra cui la raccolta di acque bianche, grigie e nere – all’interno di un bosco tutelato. Per finire, le fognature convoglieranno le acque di scarico proprio all’interno del Savena Abbandonato, previo un pre-trattamento primario in vasche Imhoff.

Le reazioni della cittadinanza sono state molto dure. In questi giorni si sta diffondendo l’allarme per gli alberi abbattuti, ma già nelle scorse settimane non sono mancate le critiche. Da un lato si contesta il progetto di ampliamento e il proposito della proprietà del campeggio di cambiare il target, puntando sul turismo di lusso. Dall’altro viene evidenziato il paradosso del ricorso sistematico all’abbattimento degli alberi nei pressi dei corsi d’acqua come misura ereditata dall’alluvione del 2023. Una strategia quantomeno miope se consideriamo che nel biennio 2023/24 Bologna è stato terzo il capoluogo regionale per consumo di suolo con 29 ettari.

Vuoi approfondire?

Leggi il nostro report sul consumo di suolo in Italia.

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