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12 Maggio 2026
Podcast / Io non mi rassegno

Ufo, cosa dicono i nuovi file desecretati dal Pentagono? – 12/5/2026

Dai nuovi documenti del Pentagono sugli Uap al focolaio di hantavirus sulla MV Hondius, fino alla manifestazione animalista di Roma e al silenzio dei media sui diritti degli animali.

Autore: Andrea Degl'Innocenti
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Questo episodio é disponibile anche su Youtube

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Trascrizione episodio

Venerdì scorso, l’8 maggio, il Pentagono ha desecretato un nuovo faldone di documenti sugli Ufo, o come si chiamano adesso gli Uap, fenomeni aerei non identificati. 

Un evento che è stato accolto con un misto di eccitazione e scetticismo da parte della stampa e dell’opinione pubblica, ma proprio perché viviamo i tempi che viviamo, e Trump è Trump e ogni giorno ne inventa una nuova per far parlare di sé, o per far parlare di altro, c’è il rischio di derubricare la questione a una trumpata ancor prima di averla osservata bene.

E dato che il tema in sé è molto interessante, credo che valga la pena darci un’occhiata, per capire definitivamente se ci sono cose importanti e succose dentro questi nuovi files derubricati oppure no.

Vi faccio un po’ il quadro: negli ultimi anni il tema degli Uap è stato sempre meno un tabù. Nel 2017 il NYT ha pubblicato un’inchiesta in cui sosteneva che il Pentagono avesse un programma segreto per studiare le segnalazioni legate ai presunti avvistamenti. Nel 2020 il Pentagono ha confermato l’autenticità di decine e decine di video, provenienti perlopiù dalla marina statunitense, in cui si vedevano oggetti volanti spesso nelle vicinanze di imbarcazioni da guerra Usa, riprese dagli stessi militari, che facevano traiettorie stranissime, non compatibili con le leggi della fisica per come le conosciamo o perlomeno con le tecnologie che conosciamo, in alcuni casi entravano e uscivano dall’acqua.

Trump ha anche in campagna elettorale cavalcato molto la questione, promettendo che avrebbe rivelato la verità sugli Ufo, lasciando spesso intendere che ci fossero molte cose segrete sotto. Qualche mese fa il dipartimento della difesa, anzi della guerra come si chiama adesso, ha creato una nuova pagina sul suo sito ufficiale, dedicato proprio ai documenti che avrebbe via via pubblicato. E ora è arrivata la prima tranches.

Leggo sul NYT: “Negli ultimi anni, il governo ha cercato di rendere pubbliche più informazioni — compresi video, documenti storici e immagini sgranate — raccolte su quelli che definisce fenomeni anomali non identificati. Anche il Congresso ha tenuto audizioni nella sua ricerca di risposte.

Venerdì, il Pentagono ha pubblicato quelli che ha definito file “nuovi, mai visti prima” relativi agli oggetti volanti non identificati, su una pagina web con caratteri e grafiche che ricordano un thriller fantascientifico degli anni Novanta.

Il presidente Trump l’ha descritta come una promessa mantenuta.

“Laddove le amministrazioni precedenti non sono riuscite a essere trasparenti su questo tema, con questi nuovi documenti e video, il popolo può decidere da sé: ‘CHE DIAVOLO STA SUCCEDENDO?’”, ha scritto su Truth Social.

Il Pentagono ha detto che altri documenti verranno pubblicati progressivamente. Alcuni dei primi file includono documenti della corsa allo spazio degli anni Sessanta tra Stati Uniti e Unione Sovietica, quando entrambi i Paesi stavano cercando di spingersi oltre i limiti della Terra.

Uno dei documenti — che era già stato citato in precedenza in alcuni libri — era un resoconto tecnico del 1969 di Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, i tre astronauti americani della missione lunare Apollo 11.

In quel documento, Aldrin ricorda che, mentre cercava di dormire durante la missione, “osservai quelli che mi sembrarono piccoli lampi all’interno della cabina, distanziati di un paio di minuti l’uno dall’altro”.

Aldrin racconta anche di aver visto “quella che sembrava una sorgente luminosa abbastanza brillante, che provvisoriamente attribuimmo a un possibile laser”.

Un memorandum governativo del 1963 riflette le preoccupazioni all’interno dell’amministrazione Kennedy sul fatto che gli Stati Uniti non si stessero preparando alla possibilità, per quanto remota, che gli esseri umani incontrassero degli alieni.

In quel documento, Maxwell W. Hunter II, un importante ingegnere aerospaziale, avvertiva che, senza un minimo di pianificazione, “la nostra politica verrà determinata nel modo tradizionale del grande panico”. E questo è quanto.

Su diversi giornali italiani troverete citato un aspetto. Ad esempio il Corriere titola: “Cosa c’è nei documenti sugli Ufo pubblicati dal Pentagono: un «essere alto 1,20 metri con casco e tuta spaziale», le strane luci durante le missioni Apollo”. 

Questa storia dell’alieno alto un metro e venti la troverete in tanti giornali. In tanti titoli di giornali. Ma che cosa c’è di vero? In realtà non molto. È un dettaglio presente nei file. Un memo interno dell’FBI del 19 ottobre 1966, mandato dall’ufficio FBI di San Francisco al direttore J. Edgar Hoover, con oggetto “Unidentified Flying Objects”. Dentro questo memo si riassumeva il clima di grande attenzione sugli Ufo negli Stati Uniti, soprattutto dopo l’ondata di avvistamenti del 1965 e dopo il libro Flying Saucers – Serious Business del giornalista radiofonico Frank Edwards.

E a un certo punto in questo memo si cita che “alcuni testimoni avrebbero riferito di aver visto “crewmen”, cioè membri dell’equipaggio, scesi dagli oggetti”. Questi “crewmen” sarebbero stati descritti come alti tre piedi e mezzo o quattro piedi, quindi circa 1,05-1,20 metri, e con addosso qualcosa che sembrava una tuta spaziale e un casco.

Però il memo non sembra dire chiaramente chi fossero questi testimoni, dove esattamente avrebbero visto questi esseri, né in quale data precisa. È qualcosa di molto lontano da una prova, ecco. Solo che il titolo è allettante, e in molti cedono alla tentazione.

In generale la sensazione è che almeno per il momento non ci sia granché e che Trump stia più che altro cercando di distogliere l’attenzione dal resto, dagli altri casini che sta combinando. O forse nemmeno questo. Che Trump sia vittima del suo stesso essere Trump e sia dipendende da questo meccanismo sensazionalistico in cui racconta e si racconta ogni giorno di star facendo cose incredibili, che passeranno alla storia. 

E ve lo dico con enorme rispetto per l’argomento Uap che è tutt’altro che un tema per creduloni, e sono pronto a cambiare idea se prossime rivelazioni mi smentiranno. per adesso non è così.

Avrete sentito parlare del focolaio di hantavirus su una nave da crociera, il cui equipaggio è rimasto in quarantena per diverse settimane e poi evacuato a Tenerife. E magari vi starete chiedendo: ma ci dobbiamo preoccupare?

Allora, la premessa è che io non lo so, non sono un virologo (lo dico qua almeno Burioni non si innervosisce) quindi mi limito a riportarvi quello che capisco da quello che leggo. Innanzitutto, i fatti: 

La MV Hondius è una nave da crociera olandese specializzata in viaggi di spedizione che era partita da Ushuaia, in Argentina, il 1° aprile, per un itinerario nell’Atlantico meridionale. A bordo però è scoppiato un focolaio di hantavirus, un virus raro ma potenzialmente molto grave, di solito trasmesso dai roditori. In questo caso si parla del ceppo Andes, che è particolarmente delicato perché, a differenza di altri hantavirus, può trasmettersi anche fra esseri umani in alcune condizioni.

Il primo caso sospetto — il cosiddetto paziente zero — sarebbe Leo Schilperoord, un ornitologo olandese, appassionato/esperto di birdwatching che secondo le ricostruzioni circolate, si sarebbe infettato a terra durante una ricerca di uccelli rari in Sud America, probabilmente entrando in contatto con urine, feci o saliva di roditori infetti in un ambiente contaminato. Da lì il virus sarebbe poi arrivato sulla nave. Questa resta una ricostruzione probabile, non una certezza assoluta.

A bordo la situazione è peggiorata: tre passeggeri sono morti — l’ornitologo, la moglie e una donna tedesca — e altri si sono ammalati o sono risultati positivi. La nave è poi arrivata a Tenerife, nelle Canarie, dove è iniziata una grossa operazione di evacuazione e rimpatrio: più di 100 persone di 23 nazionalità, con personale in tute protettive, autobus militari, voli speciali e quarantene.

Negli ultimi aggiornamenti, una passeggera francese evacuata dalla nave è risultata positiva ed è stata ricoverata a Parigi in condizioni gravi. Anche un passeggero americano trasferito in Nebraska è risultato positivo, ma senza sintomi. Le autorità stanno tracciando i contatti dei passeggeri già scesi dalla nave o transitati su alcuni voli, mentre l’OMS raccomanda 42 giorni di isolamento e monitoraggio attivo.

Una situazione che potrebbe apparire preoccupante e a molti potrà far tornare alla mente ricordi di fine 2019. Le autorità però dicono che la situazione è sotto controllo e il rischio globale resta basso. Come mai? 

Il punto principale sta nelle caratteristiche di questo virus. Il virus Andes, infatti, è un tipo di hantavirus presente soprattutto in Sud America, è l’unico hantavirus noto per potersi trasmettere anche da persona a persona, ma questa trasmissione è considerata rara e di solito avviene dopo contatti stretti e prolungati con una persona malata: familiari, conviventi, persone che assistono il paziente, contatti molto ravvicinati. Quindi per quanto ne sappiamo non è un virus che normalmente corre nell’aria e si diffonde facilmente in una stanza, in metropolitana o in un ristorante come poteva fare il covid.

La pericolosità del Covid non era tanto nella sua letalità, ma nel fatto che era super contagioso e le persone potevano restare a lungo asintomatiche, e questo faceva sì che fosse quasi impossibile da contenere, nonostante i vari tentativi. In questo caso parliamo di un virus che preso nel singolo caso è decisamente più pericoloso, ma molto meno contagioso, e quindi molto più semplice da contenere. E quindi è globalmente meno pericoloso.

Fra l’altro, a differenza del covid, non è un virus nuovo e sconosciuto. 

A Roma, sabato, c’è stata una manifestazione molto specifica ma anche piuttosto partecipata, di cui no nsi è parlato quasi per niente. In piazza Santi Apostoli probabilmente qualche migliaio di persone si sono radunate per rispondere all’appello di Enrico Rizzi, un attivista per i diritti delle altre specie animali. 

Lo scopo della manifestazione era chiedere una più tutela per gli animali, pene più severe per chi li maltratta, maggiore attenzione verso violenze, abbandoni, sfruttamento. 

Fra l’altro, come fanno notare anche diversi post sui social, non ne ha parlato praticamente nessuno. Parliamo comunque di almeno 2000 persone a quanto si apprende. Che se si fossero radunate per qualche altro motivo sarebbero finite certamente sui giornali e che invece sono passate del tutto inosservate. 

Al di là di come la si pensi, e al di là del merito di questa manifestazione (ne ho seguito alcuni estratti nella diretta video e devo dire che aveva toni molto accesi e accusatori, un po’ da comizio politico, che non mi senti di condividere del tutto) ma al di là di questo devo dire che c’è ancora un certo disinteresse dei media, a parte quelli di settore, per ciò che riguarda le notizie legate alle altre specie animali, come se fossero un po’ notizie di serie b, poco importanti. E questo comunque fa riflettere.

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