31 Gen 2024

L’Intelligenza Artificiale governa (già) il mondo – #870

Scritto da: Daniel Tarozzi

Mentre Elon Musk annuncia di aver “installato” il primo impianto Neuralink nel cervello di una persona, in Italia si fa il bilancio sulla stagione della caccia appena conclusasi, un’indagine mostra che gli italiani sono a favore del deposito cauzionale (che limiterebbe decisamente i rifiuti) e dalla Cina arrivano notizie preoccupanti sul mercato dei pannelli fotovoltaici.

Oggi – ricorda il WWF – si chiude la caccia ma, nonostante le storiche modifiche costituzionali del febbraio 2022, in un solo anno sono state aperte due procedure europee a causa di leggi incostituzionali e le modifiche recentemente apportate da Governo e Parlamento alla legge che tutela la fauna selvatica sono fondate su un approccio contrario ai dettami costituzionali. In questo contesto non stupisce la recrudescenza dell’illegalità venatoria. Sia WWF che LIPU riportano infatti una forte recrudescenza del bracconaggio. Questo nonostante la maggior parte delle e degli italiani sia contraria alla caccia.

Quelle stesse persone – probabilmente – che interpellate dalla Coalizione “A Buon Rendere – per un Deposito Cauzionale in Italia”, si sono espressi con una maggioranza schiacciante dell’80% a favore del cosiddetto vuoto a rendere. Ancora una volta quindi la realtà è più avanti, la sensibilità delle persone verso ambiente e natura è molto alta. Ma l’intelligenza artificiale che ci governa non solo non ci rappresenta ma ci allontana sempre più da quella naturale.

La produzione di pannelli fotovoltaici in Cina oggi ha raggiunto l’80% del mercato mondiale. Un dato che sembra positivo ma che nasconde – come riporta GreenMe – repressione di etnie e inquinamento ambientale. In particolare, secondo un rapporto ufficiale del Governo cinese pubblicato nel 2020, ben 2,6 milioni di cittadini di etnie minori (uiguri e kazaki) sono state “collocate” per occupare posti di lavoro disponibili nelle fattorie e nelle fabbriche nello Xinjiang e in altre parti del Paese dove – come mostra uno studio britannico – troviamo circa il 45% della fornitura mondiale di un componente chiave nella produzione di pannelli — il polisilicio.

Una serie di programmi, quelli per il lavoro di queste etnie, che il Governo cinese giura siano conformi alla legge statale, assicurando che i lavoratori operano a titolo volontario. Tuttavia, vi sarebbero prove significative — tratte per la gran parte da fonti governative e aziendali — del trasferimento coatto di manodopera nella regione uigura in un clima di coercizione senza precedenti, aggravato dalla costante minaccia di rieducazione e internamento.

Una vera e propria riduzione in schiavitù di interi gruppi etnici della popolazione cinese. Intanto, gli Stati Uniti hanno limitato le importazioni dirette di energia solare dalla Cina attraverso politiche come l’Uyghur Forced Labor Prevention Act e tariffe stabilite per proteggere l’industria americana dal dumping e dalle pratiche non competitive. Tuttavia, molti moduli solari assemblati in Vietnam, Tailandia e Cambogia, che sono le maggiori fonti di pannelli solari statunitensi, utilizzano componenti cinesi. Dunque è un cane che si morde la coda.

Ciliegina sulla torta è l’inquinamento che questa produzione causa. Sebbene i pannelli solari cinesi possano produrre energia priva di emissioni di carbonio, la produzione di questi pannelli è ad oggi basata su energia prodotta da carbone. Ho citato la Cina, ma spesso logiche analoghe – con le dovute tare legate ai contesti – si ritrovano anche in Europa e in Occidente. Il caso dell’eolico sardo lo conferma.

Insomma, se ci facciamo guidare da freddi algoritmi, alla richiesta di fotovoltaico otteniamo pannelli solari economici ed efficienti. Ma se fosse un’intelligenza “naturale” a guidarci, forse determinati compromessi non li accetteremmo. È giunto il momento di scegliere. Prima che Musk, o le macchine di 2001, lo facciano per noi.

In chiusura vi saluto con la giornata di Italia che Cambia. Oggi voglio segnalarvi in particolare la video-storia che ho girato in Sardegna che presenta la realtà di Relicta, una start up sarda che dagli scarti del pesce crea una sorta di bioplastica leggera che si scioglie in acqua. Ovviamente noi siamo sempre contrari a ogni forma di usa e getta ma è innegabile che per qualche utilizzo questi materiali saranno sempre necessari e credo che questa tecnologia possa davvero affermarsi. Come sempre, tutte le notizie citate in questa rassegna sono reperibili nell’apposita sezione su ItaliaCheCambia.org.

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