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11 Mar 2020

Un assessore alla solitudine per prendersi cura delle relazioni

Una figura dedicata alle relazioni, all’ascolto e al supporto ai cittadini nelle piccole e grandi esigenze quotidiane. Per iniziativa della sindaca e di una ex assessora alle Politiche Sociali di Villa del Conte (Padova), è stata prevista l’istituzione di un “assessore alla solitudine” con il compito di prendersi cura in particolare dei bisogni delle persone sole.

Da metà di febbraio, a Villa del Conte (Padova) è nata una nuova figura istituzionale: l’assessore alla solitudine. L’iniziativa, che ha già attratto l’attenzione della stampa italiana, ma anche di quella estera, si propone di fornire un supporto umano affinché la cittadinanza non si ritrovi, appunto, sola di fronte alle piccoli e grandi incombenze della vita, come il pagamento delle bollette, la prenotazione di visite mediche, la compilazione dei moduli della denuncia dei redditi e tanto altro.

«Dal momento in cui sono entrata in carica – ci ha raccontato la sindaca, Antonella Argenti, – ho avuto il piacere e l’onore di ricevere almeno mille dei circa seimila cittadini di Villa del Conte e ho scoperto che dietro ad ogni richiesta che mi veniva portata c’era un’istanza di solitudine. Mancano le relazioni, delle voci umane che ascoltino e consiglino. Mi sono detta: sono un sindaco e i miei cittadini hanno bisogno di poter contare sulla mia voce e sulla mia rassicurazione».

La sindaca allora ha contattato Graziella Vigri, pensionata da sempre dedita alla cittadinanza attraverso l’attività di volontariato ed ex assessora alle Politiche Sociali, e le due donne, insieme, hanno elaborato l’idea di dare alla luce questa nuova figura, fornendo ai cittadini i propri numeri di telefono e dicendo loro di contattarle in caso di necessità.

Da allora le telefonate giunte ad Antonella Argenti e a Graziella Vigri sono state molte. «Possiamo parlare di un periodo ante-coronavirus e di un periodo post-coronavirus. Nel primo periodo ci sono state soprattutto richieste di attività a domicilio come la firma per la carta d’identità, qualche risoluzione rispetto a problemi famigliari e logistici. Dal coronavirus in poi, invece, i bisogni espressi dai cittadini sono stati diversi. Numerosissime le richieste di informazioni e le richieste di aiuti a domicilio per la spesa o per l’acquisto di farmaci e medicinali, a causa della paura di muoversi di casa. Così andiamo a prendere la spesa piuttosto che i medicinali e li portiamo a domicilio, e i cittadini si ritrovano quello che hanno richiesto alla porta di casa».

Un aiuto concreto dunque, ma che non intende sostituirsi a quello delle persone preposte – siano esse medici, psicologi o altre figure professionali. «Noi siamo solo un tramite: le persone che ascoltano il bisogno e aiutano il cittadino a rivolgersi al servizio competente», ha sottolineato la sindaca.

Alla domanda se questo modello fosse esportabile, la sindaca ha risposto: «In un comune piccolo dove ci si conosce tutti è chiaramente più semplice. Il nostro assessore, Graziella Vigri, ha inoltre la fortuna di avere il tempo libero necessario perché ha terminato la sua attività lavorativa qualche tempo fa e adesso è in pensione. Che sia esportabile nei piccoli comuni non ho dubbi. Nei grandi comuni, invece, andrebbe strutturato in modo diverso senza tuttavia diventare un automatismo, una cosa meccanica. Senza dunque perdere l’elemento essenziale: chi svolge questo incarico deve usare il cuore».

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