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21 Ott 2020

Imparare per il futuro: il nostro racconto del viaggio Erasmus verso la sostenibilità

Certe esperienze sono più difficili di altre da raccontare. Forse perché le viviamo in prima persona o forse perché sappiamo che non sarà facile trasmettere tutta la bellezza che ci hanno lasciato. Ma, a volte, il segreto semplicemente è provarci. Ci troviamo a scrivere questo articolo a quattro mani, per raccogliere i momenti più belli dell’esperienza Erasmus+ appena conclusa, che ha portato Italia che Cambia e l’associazione tedesca Inwole a intraprendere un viaggio tra Veneto, Lombardia e Piemonte, alla scoperta dei progetti sostenibili e virtuosi che ci circondano.

Vi ricordate del progetto di scambio e formazione per adulti “Imparare per il futuro”, che abbiamo avviato assieme all’Associazione tedesca Inwole grazie al programma europeo  Erasmus+? Ve ne abbiamo parlato qui, e qui e ancora qui. In pratica negli ultimi due anni abbiamo accompagnato gruppi di una quindicina di persone, perlopiù provenienti da Berlino e Potsdam in alcuni viaggi di formazione e scoperta dell’Italia che Cambia, fra workshop e incontri con realtà virtuose. 

L’idea del progetto è infatti quella di fornire esperienze educative per adulti attraverso momenti di formazione e inclusione quali incontri, workshop, uscite didattiche e visite alla scoperta dei progetti attivi nella regione e caratterizzati da un elemento comune: il cambiamento.

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Gli ultimi due viaggi li avevamo programmati a qualche mese di distanza l’uno dall’altro, ma l’epidemia di Covid-19 ha scombinato le carte e ci siamo trovati a farli uno di fila all’altro. Dal 5 al 10 ottobre siamo stati in Veneto, fra Padova e Venezia (con l’eccezione della tappa lombarda di Mantova), mentre dal 12 al 17 ci siamo spostati in Piemonte e Lombardia, facendo base a Biella ma avendo anche modo di visitare e organizzare incontri a Milano.

Ecco a voi, in un unico articolo, il resoconto di questi due viaggi.

5-10 ottobre, Padova e dintorni

Alla stazione di Verona, io e Luca aspettiamo l’arrivo del gruppo. O almeno di buona parte di esso. Petar di Inwole, l’altro organizzatore, è già a Padova, mentre altri arrivano alla spicciolata nel corso della serata direttamente all’agriturismo La Scacchiera.

L’agriturismo si trova un po’ fuori dal centro, in una zona molto verde a pochi passi da La Fenice Green Energy Park. Il viaggio in treno da Berlino è stato lungo per i partecipanti perciò abbiamo deciso di organizzare la prima giornata vera di viaggio, il martedì, in maniera rilassante, con un incontro di benvenuto e spiegazione del viaggio, dei piccoli workshop e un po’ di tempo libero. 

Dal mercoledì mattina invece, il programma si fa più serrato. Alle 8,45 siamo tutti davanti all’agriturismo, pronti ad iniziare la giornata. La Fenice Green Energy Park ci apre le porte del suo parco dedicato, come si intuisce, alle energie rinnovabili. Con l’erba ancora umida di rugiada, al sole di un tiepido martedì di ottobre, abbiamo seguito Daniel, una delle guide del parco, alla scoperta delle tecnologie – alcune ben rodate come il fotovoltaico e l’eolico altre avanguardistiche e in fase sperimentale come il Kytegen – che permettono di creare energia senza bruciare combustibili fossili. 

Dopo la visita al parco ci siamo fermati anche per due workshop più tecnici, in cui abbiamo scoperto i segreti dell’energia eolica e di quella – più controversa, tant’è che ha dato vita a un interessante dibattito – prodotta dalle biomasse.

Visita alla Fenice Green Energy Park

Poi tutti in bici in compagnia di Margherita Forgione del Circolo di Padova del Movimento della decrescita felice (Mdf) per un bike tour pomeridiano. Che detta così suona semplice. Ma lasciate che faccia una breve parentesi e vi racconti l’organizzazione del bike tour, perché credo che ci possa insegnare qualcosa. Avevamo deciso da tempo di fare un giro in bicicletta per Padova guidati da Margherita: ci sembrava un modo diverso per girare la città e incontrare alcuni progetti che si trovavano un poco fuori dal centro storico, dunque difficili da raggiungere a piedi. Quando organizzi un bike tour, la cosa principale a cui pensare sono le biciclette; solo che per ragioni su cui non sto a dilungarmi, e che in buona parte dipendono dalle mie scarse capacità organizzative, ci siamo trovati a poche ore dall’inizio che di biciclette ne avevamo… ehm… zero. 

Alcuni dei partecipanti hanno scaricato un’app di bike sharing, tanti altri però non ci sono riusciti. In preda al panico ho chiamato Margherita temendo dovessimo annullare tutto in extremis. E invece, come per magia, le biciclette sono iniziate ad arrivare. Hanno iniziato a chiamarmi prima una, poi due, tre, quattro persone dicendomi che mi avrebbero portato la loro bicicletta, che in alcuni casi erano persino due. Come è stato possibile? Grazie alla rete di relazioni del circolo di Mdf, che Margherita ha attivato nel giro di pochi minuti. E poi venitemi a dire che le relazioni non sono una delle principali fonti di resilienza!

Fatto sta che in breve ci siamo trasformati in una variopinta e divertente brigata di ciclisti improvvisati, con uomini grandi e grossi su biciclette minuscole e ragazze minute su carri armati su due ruote. Margherita ci ha portato prima a conoscere Matteo, storico titolare del Ristorante Ca Sana, attualmente chiuso, che ci ha spiegato il suo nuovo progetto di ristorazione e agricoltura tradizionale. Matteo sta anche tentando, assieme ad altri attivisti, di convincere il comune a creare un parco agricolo nel Basso Isonzo, per impedire ulteriori speculazioni edilizie. 

Poi, dopo una doverosa pausa spritz, ci siamo diretti verso piazza Gasparotto. Lì posteggiate le bici, abbiamo fatto conoscenza di quattro associazioni: Daniela ci ha parlato di Xena, una bella storia di integrazione e lotta alla discriminazione, Valentina ha raccontato l’esperienza di Piazza Gasparotto Lab +, un progetto nato dal basso che ha recuperato uno spazio degradato nel cuore di Padova (piazza Gasparotto appunto, dove ci trovavamo in quel momento) e lo ha fatto rivivere grazie a un orto urbano e tante attività culturali, Sara (la “nostra” Sara, collaboratrice di Italia che Cambia) ha ripercorso invece l’esperienza di CLAC – comunità per le libere attività culturali, un ex mattatoio diventato laboratorio culturale e sede di molte associazioni del territorio, purtroppo sfrattate di recente dall’amministrazione. Infine Giampaolo ci ha parlato di Cucina Brigante, un gruppo di attivisti che recuperano il cibo che avanza nei mercati cittadini e lo distribuiscono ai più bisognosi. Per l’occasione, i ragazzi e le ragazze di Cucina Brigante avevano anche allestito per noi uno squisito banchetto preparato con cibo recuperato.

Il giorno successivo, Venezia ci accoglie fra uno sciame di turisti, che poi dirada lentamente via via che ci dirigiamo verso le zone meno battute. Fatto nemmeno un chilometro ci troviamo quasi da soli, immersi in un’atmosfera inaspettata. Incontriamo i ragazzi di Venice on board, associazione che si occupa del recupero delle imbarcazioni tradizionali veneziane e insegna alle nuove generazioni, spesso votate alle rumorose e inquinanti barche a motore, a vogare “alla veneziana”. Se pensate solo alle gondole, come ingenuamente facevo io fino a dieci minuti prima, siete lontani dal vero: scopriamo che la gondola è solo una delle imbarcazioni tradizionali, ma ce ne sono molte altre, la sanpierota, il sandolo, il topo. Ci mostrano il loro “squero”, il cantiere tradizionale in cui riparano le barche e proviamo anche – chi più chi meno goffamente – a vogare. 

Nel pomeriggio ci spostiamo alla Giudecca, un microcosmo dimenticato dal tempo, dove incontriamo l’associazione Poveglia per tutti, che nel 2014 ha fermato la privatizzazione dell’isola di Poveglia raccogliendo mezzo milione di euro da 6mila cittadini in meno di quattro mesi. Marco, uno dei fondatori, si offre di traghettarci dall’altra parte del Canal Grande con la sua barchetta e ci ospita nel suo cortile di casa, dove di fronte a un’ombra di vino e un salame ci racconta assieme agli altri soci questa incredibile storia di tutela collettiva di un bene comune.

Siamo al penultimo giorno di viaggio, che è in pratica l’ultimo se si esclude la giornata di sabato dedicata soprattutto alla raccolta di feedback e valutazioni e a una breve visita dell’azienda agricola legata all’agriturismo. Venerdì, gita a Mantova. Questa deviazione più lunga delle altre è dovuta alla volontà di incontrare un progetto davvero interessante, con cui ImWole è già in contatto da tempo: una urban factory chiamata r84. È un grosso spazio urbano, composto da due edifici principali, a cinque minuti dal centro storico, al cui interno lavorano e collaborano varie associazioni e professionisti. È una sorta mix fra un co-working più evoluto, in cui le realtà che partecipano non si limitano a condividere uno spazio ma anche svariate progettualità. 

Al suo interno si adotta un approccio sistemico e c’è un forte focus sulla sostenibilità ambientale e sui sistemi decisionali. Se vi ho incuriosito… per adesso dovete tenervi la curiosità, ne parleremo poi meglio in una storia dedicata a questo progetto. Lorenza, Giulio e Simone ci accolgono e ci mostrano le varie attività che si svolgono all’interno di r84. Poi, dopo un ottimo pranzo organizzato da Hortus, un catering che si rifornisce da produttori locali e biologici, Lorenza e gli altri hanno organizzato un’attività per noi: andiamo tutti assieme a piantare degli alberi nella urban forest che r84, assieme al comune e ad altre associazioni, sta crescendo lì vicino, per riqualificare e bonificare l’ex area industriale per anni inquinata dall’industria petrolchimica. 

Ed eccoci, di fronte alle ciminiere ormai ferme, simbolo di un passato recente con cui dobbiamo fare i conti, chini a scavare buche nel terreno e piantare nuovi alberi che daranno ossigeno agli esseri umani di domani. È la cartolina con cui vi voglio salutare, con cui idealmente si conclude il nostro primo viaggio, prima di passare il testimone a Lorena che vi racconterà il secondo. 

12-17 ottobre, Biella e dintorni

Altro giro, altra corsa! Ripartiamo con il secondo viaggio Erasmus + ma questa volta lo scenario cambia. Ci spostiamo un po’ più a ovest e saliamo di quota avvicinandoci alle montagne, per accompagnare un nuovo gruppo di amici tedeschi alla scoperta del Piemonte e, più in particolare, del territorio biellese. Perché Biella? Forse vi chiederete! È la più piccola provincia della regione, un po’ isolata dalle città che la circondano ma custodisce molti più tesori e sorprese di quanto possiate aspettarvi! E, alla scoperta delle realtà virtuose di questo territorio, non possiamo non ringraziare la Fondazione CR Biella che ci ha dato la possibilità di scoprire e far scoprire i progetti resilienti che stanno reagendo in questo periodo di emergenza.

Ci incontriamo con il gruppo di amici tedeschi giunti da Milano a Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, dove saremo ospitati per una splendida settimana di esplorazioni all’insegna della sostenibilità. E qui finalmente ci conosciamo! A parte Luca, che ormai vive a Berlino da diversi anni, sono l’unica che parla italiano. E forse è arrivato il momento di rispolverare un po’ di tedesco imparato ai vecchi tempi del liceo! Il nostro gruppo è composto da 12 partecipanti: sono giovani, adulti, persone già coinvolte nel sociale, alcuni sono volontari e altri attivisti. Al principio sconosciuti, ma in breve tempo ognuno di noi ha portato un pezzetto della propria storia ed esperienza per ispirarci reciprocamente. Dopo la prima cena – di cui regina indiscussa è la birra Menabrea, biellese di origine, che facciamo assaggiare con successo ai nostri amici – siamo pieni di energia per affrontare il primo giorno alla scoperta dell’Italia che Cambia.

Workshop con Paolo Naldini a Cittadellarte

Per iniziare la giornata incontriamo Paolo Naldini, direttore di Cittadellarte, con il quale facciamo una lunga chiacchierata sull’importanza che riveste l’arte come strumento di trasformazione sociale responsabile. Ci spostiamo poi negli spazi esterni. Sappiamo che nelle ultime settimane la Fondazione ha subito dei forti danni a causa dell’alluvione che ha colpito il Piemonte e proprio in quest’occasione vediamo coi nostri occhi i terribili effetti dell’esondazione del torrente Cervo, che le scorre accanto, e della potenza della natura che reagisce ai cambiamenti climatici. E in quest’occasione non possiamo non sentirci vicini e solidali ai nostri compagni di Cittadellarte.

Giungiamo in seguito al settimanale mercatino di Let Eat Bi, dove si possono incontrare gli agricoltori locali che qui vendono e fanno conoscere i loro prodotti stagionali Km0. Armona Pistoletto gentilmente ci concede un quarto d’ora per gli acquisti dei prodotti locali prima di raccontarci il lavoro che Let Eat Bi ha realizzato in questi anni. Inutile dire che quei quindici minuti sono diventati venticinque, poi trenta! Perché frutta, ortaggi, miele e legumi di stagione sono troppo invitanti e i nostri amici tedeschi non possono rinunciare alle squisite bontà offerte dai contadini. Dal mercatino ne usciamo felici e soddisfatti, in compagnia di una grande quantità di zucca e patate: perfette per il nostro pranzo!

Intanto Armona ci racconta il lavoro che Let Eat Bi ha svolto in questi anni, mettendo in rete le realtà biellesi che lavorano la terra e la trasformano in cibo naturale, sostenibile e responsabile. Trovo particolarmente interessante un progetto a cui fa riferimento che si chiama “Terre Abbandonate” e che si occupa di mettere in contatto chi ha un terreno ma non vuole e non può occuparsene con chi vorrebbe della terra da coltivare ma non ne ha a disposizione. Una bellissima iniziativa, dove nessuno ci rimette e tutti vincono!

Il Mercatino di Ler Eat Bi

Nel pomeriggio facciamo tappa a Miagliano per incontrare Maria Laura Delpiano e Manuela Tamietti dell’associazione Amici della Lana. Questo piccolo comune, che conta poco più di 500 abitanti, ospita uno degli storici lanifici biellesi, costruito nell’Ottocento dalla famiglia Poma. Sebbene ora non sia più attivo, si respira ancora con forza la lunga storia legata al suo passato. Ne sono esempio i resti del villaggio operaio, la roggia che portava l’acqua alla fabbrica e la centrale idroelettrica, che abbiamo visitato in una passeggiata alla scoperta di questo luogo ancora pieno di magia.

Qui incontriamo Nigel Thompson, che come ogni volta ci accoglie con il suo inconfondibile english humor. Nigel, che si considera fieramente “l’uomo della lana”, ha deciso in giovane età di abbandonare il lontano Regno Unito per vivere nel biellese e per dedicare la sua vita al mondo della lana, fondando “The Wool Company”. Grazie alle sue indicazioni ci siamo divertiti a scoprire e toccare con mano le tantissime tipologie di lana.

Una delle esperienze più entusiasmanti è stata visitare gli spazi interni del lanificio, splendido esempio di archeologia industriale, dove piante rampicanti e raggi di sole provenienti da finestre dai vetri infranti hanno preso il posto dei vecchi macchinari che in passato scandivano il lavoro quotidiano di migliaia di operai. È stato come fare un salto indietro nel tempo, in attesa di un nuovo viaggio di lì a poche ore.

Visita a Nigel Thompson presso il Lanificio Botto

Dopo una grande colazione tipicamente tedesca, partiamo alla volta dell’Olivetti di Ivrea, dove ci aspetta Marco Peroni, la nostra guida per un’intera mattinata. Rimaniamo colpiti dall’esempio di questa fabbrica, ora patrimonio storico e architettonico, che ha cambiato la storia di Ivrea… o meglio dell’italia… o per essere più precisi… del mondo intero!

Come Marco ci racconta, Camillo e successivamente suo figlio Adriano Olivetti, in questa fabbrica visionaria, hanno valorizzato il lavoro delle centinaia di operai che lavoravano a partire da una dimensione etica, dove cultura e solidarietà erano i pilastri per il miglioramento della vita delle persone e della comunità locale. Siamo rimasti particolarmente colpiti dalla storia di Marco, che ci ha raccontato essere figlio di un operaio che alla Olivetti ha lavorato fin da quando aveva 14 anni e che ora dedica la sua vita alla promozione dell’eredità olivettiana.

Nonostante la forte pioggia che, ahimè, ci ha accompagnati per tutta la giornata, non ci perdiamo d’animo e troviamo rifugio nella nostra successiva meta: lo ZAC! Zone Attive di Cittadinanza di Ivrea, dove una stazione ferroviaria, in parte inutilizzata, è stata trasformata in una casa accogliente, popolare e aperta ai cittadini, dove sperimentare percorsi di socialità, di convivialità e di economia solidale. Qui i cuochi e i ragazzi dello ZAC! ci preparano un buonissimo pranzo a base di prodotti locali e genuini provenienti dalle aziende agricole della zona.

Sazi e con la pancia piena, conosciamo Lucia, Giulia, Filippo, Giorgio, Marco e Chiara, che ci conducono alla scoperta del progetto. E a noi è piaciuto tantissimo! È entusiasmante trovarsi all’interno di una stazione dove, accanto alla biglietteria e tra il via vai frenetico dei passanti, ci sono giovani che leggono in un’apposita aula studio, gruppi informali che qui si ritrovano e un piccolo spaccio per produttori locali con cibi del territorio. Insomma, è un luogo che traspira tutta la sua umanità e solidarietà, in cui chiunque è ben accolto e qui può essere parte di una grande famiglia!

Come ultima tappa della giornata giungiamo in Valchiusella ad Alice Superiore, per conoscere un progetto che ci incuriosisce molto. Si chiama Le Erbe di Brillor ed è un’azienda agricola che, all’interno della sua bellissima cascina sul lago, produce detersivi ecologici, saponi e agri detergenti con prodotti interamente vegetali, fatti a mano e ottenuti dalle erbe del campo coltivate in questo luogo.

Qui ci danno il benvenuto Greta ed Elena, con le quali realizziamo dei saponi naturali e biologici. Dopo averci prestato dei grembiuli e aver assegnato a ognuno di noi un compito preciso, realizziamo insieme la nostra “pozione magica”. Per un attimo abbiamo l’impressione di esserci trasformati in alchimisti: c’è chi si occupa di misurare il rosmarino, chi il timo e chi la melissa, c’è chi passa gli attrezzi da lavoro ai compagni e chi aggiunge l’acqua man mano per mescolare il contenuto. Il risultato? Un profumato agri detergente che portiamo a casa gelosamente come nostro bottino!

Pomeriggio di autoproduzione presso Le Erbe di Brillor

Il nostro penultimo giorno lo passiamo a visitare Cittadellarte e a scoprire tutta la storia di questa “fabbrica della cultura” dalle mille sorprese. Visitiamo le opere di Michelangelo Pistoletto e conosciamo il progetto del Terzo Paradiso. Infine, dedichiamo la rimanente parte della giornata alla scoperta di Biella e del Ricetto di Candelo, antico borgo medievale piemontese che, con le sue vie acciottolate e le sue botteghe di artisti, ci ha portati alla scoperta dei momenti legati alla cultura contadina e alla storia del luogo. Dedichiamo poi la serata alla proiezione di alcuni documentari, alla scoperta dei progetti di orti urbani e ci dedichiamo uno spazio per confrontarci sulle pratiche sostenibili e i progetti virtuosi di Italia e Germania.

Giungiamo così all’ultimo giorno del nostro viaggio, che ci sembra essere passato a gran velocità. È giunto il momento di partire alla volta di Milano, dove trascorriamo l’ultima giornata in compagnia dei nostri nuovi amici. Ad attenderci è il progetto di Cascina Santa Brera a San Giuliano Milanese. Ci troviamo immersi nel cuore del Parco Agricolo Sud, in un’antica cascina ricca di storia e restaurata con i principi e i materiali della bioedilizia.

Scopriamo che il progetto si ispira ai principi della permacultura: si pratica agricoltura biologica, si insegna a chi vuole intraprendere un’attività agricola le tecniche e i principi utili per avviare la propria attività, si cucina con materie prime biologiche prodotte qui e da altri agricoltori vicini. In questo luogo splendido e pieno di vita trascorriamo la nostra ultima giornata, in attesa di salutare i nostri nuovi amici che a breve intraprenderanno un lungo viaggio verso casa.

Devo ammetterlo, i saluti, al termine di un viaggio, sono la parte che mi piace meno. E in questo caso salutare non solo una, non due, ma ben dieci persone è forse ancora più difficile! Ma so che ciò che porto a casa con questo viaggio e che Andrea ha portato a casa appena una settimana fa, vale la fatica di ogni saluto. Perché da questo viaggio impariamo la bellezza dello scambio e la consapevolezza che, anche se viviamo in stati diversi e lontani, c’è qualcosa di forte che ci unisce. E ciò che ci unisce davvero è la capacità di sognare, di dare il nostro personale contributo alla realizzazione di progetti che hanno molto in comune: il rispetto per noi stessi, per il prossimo, per l’ambiente e per un futuro migliore. E anche se parliamo lingue diverse e siamo cresciuti in contesti differenti, custodiamo la stessa medesima voglia di apprendere gli uni dagli altri. Forse “imparare per il futuro” significa proprio questo: mantenere sempre viva questa scintilla.

Stiamo perdendo la capacità di sognare eppure l’Italia è costellata di straordinarie esperienze di cambiamento! 
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