14 Mag 2021

Sea-Ty: “Ecco come valorizziamo e tuteliamo le meraviglie del mar ligure”

Scritto da: Emanuela Sabidussi

Il progetto Sea-Ty è un percorso di conoscenza, sensibilizzazione e valorizzazione di un’area marina unica completamente sommersa: le Secche di Santo Stefano al Mare (IM). Lo scopo è quello di avvicinare cittadini, scuole, giornalisti e ambientalisti a questa area marina, facendo conoscere il ruolo determinante delle praterie di posidonia che qui sono sono protagoniste.

Qualche anno fa feci un viaggio nel nord Africa e viaggiando sulle dune del deserto e attraversando a piedi piccoli villaggi ho scoperto quanto poco fertile possa essere una terra. I miei occhi vedevano aridità: la vita vegetale e animale, per come la conoscevo sino ad allora, assumeva un altro significato. D’altra parte, immergendomi in mare, ho avuto il privilegio di conoscere da vicino la vita stupefacente sottomarina, che un occhio poco attento come il mio non riusciva a scorgere dalla terra: coralli, alghe, pesci, testuggini abitavano in maniera silenziosa il blu del mare capovolgendo il mio immaginario, ovvero una terraferma piena di vita e un mare povero.

Credits Paolo Fossati 3
Fotografia di Paolo Fossati

Da qualche anno mi sono trasferita in Liguria e la notizia che esistevano luoghi altrettanto ricchi di vita in queste acque mi ha emozionato. Non sarà la barriera corallina africana, ma anche qui coralli, alghe preziose, pesci e cetacei vivono e proliferano sotto il nostro naso, senza mostrarsi. Ho intervistato la biologa marina ed educatrice ambientale Monica Previati, che lavora da anni nell’ambito della Liguria di ponente per far conoscere il mondo del mare a più livelli, organizzando dalle attività con i ragazzi delle scuole alla divulgazione ai media. Insieme all’European Research Institute e con il sostegno della Compagnia di San Paolo, ha da poco dato vita al progetto Sea-Ty.

Che cos’è Sea-Ty?

Si tratta di un percorso di conoscenza, sensibilizzazione e valorizzazione di un’area marina speciale e unica, completamente sommersa, la cui presenza è centrale per l’attività e il benessere umano. Ho proposto alla onlus European Research Institute, di cui fa parte Franco Borgogno – divulgatore scientifico, presidente di Ocean Literacy Italia e autore di un paio di pubblicazioni a tema inquinamento da plastica e mare –, di creare insieme un progetto da presentare alla Fondazione di Compagnia di San Paolo, che aveva aperto dei bandi per idee che riqualificassero aree urbane degradate. Il progetto da me scritto prende in considerazione un’area specifica che è la secca di Santo Stefano al Mare, completamente sommersa e per questo non visibile, ma degradata dall’utilizzo pluriennale indiscriminato di reti da pesca.

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La secca si estende per otto chilometri di lunghezza ed è un’area molto ricca da un punto di vista di biodiversità: è una collina sott’acqua che dal fondo del mare si innalza sino a cinquanta metri di altezza. Nella parte più alta c’è una prateria di posidonia – una specie endemica di pianta marina – e ai lati coralli e spugne. In questo ambiente pieno di vita le reti dei pescatori sono un pericolo: è un po’ come entrare in un bosco con una ruspa, estirpando tutto ciò che troviamo.

Ciò che vogliamo fare con Sea-Ty è quello di far conoscere queste secche e farle diventare un’area periurbana in cui il mare venga considerato come parte della città, quindi un luogo proprio come gli altri di cui prendersi cura, pretendendo che venga gestito e tenuto pulito, proprio come si farebbe con i musei, i palazzi, le chiese, le abitazioni. Vorremmo quindi da una parte coinvolgere turisti, cittadini, scuole, per far conoscere loro questo luogo e, dall’altra parte, richiedere aiuto ai sommozzatori e ai pescatori affinché vengano tolte le reti ora presenti sulle secche, che continuano a pescare e che con il continuo movimento feriscono e uccidono chi abita in queste acque.

Perché è importante parlare del mare?

Mi sono resa conto che spesso quando parliamo del mare lo facciamo da un punto di vista problematico: inquinamento della plastica, cambiamento climatico, danni causati dalle azioni umane. Ma conosciamo ancora poco del mondo marino: partendo proprio dal mondo scientifico, parte del fondale non è ancora stato esplorato. Peccato che la nostra vita dipenda da esso: fornisce l’ossigeno, assorbe anidride carbonica, mitiga il clima, oltre ad assicurare cibo e lavoro. E durante le attività con i ragazzi mi sono resa conto di quanto poco fosse conosciuto: non avevano mai riflettuto sul fatto che il fatto che esistono nomi diversi per mari e oceani o che non si tratta di un mondo piatto, ma di valli, montagne, pianure, vulcani.

Sea Ty Mare Santo Stefano

Spesso quando parliamo di ossigeno ci vengono in mente gli alberi, ma mai il mare. E anche da un punto di vista amministrativo i comuni devono molto al mare, in particolar modo per il settore del turismo che si basa su di esso, eppure ne sanno ben poco. Inoltre dobbiamo ricordarci che ovunque viviamo, anche se stiamo a centinaia di chilometri dalle coste, molte nostre azioni quotidiane influenzano il mare.

Parliamo di tutela del mare. Cosa sta cambiando?

Credo che sempre più stiamo andando verso la giusta direzione per la tutela del mondo in cui viviamo e lo strumento principale da usare è proprio la conoscenza: più conosciamo, più sappiamo cosa e come proteggere. Negli anni passati purtroppo abbiamo creduto a troppe falsità: che il mare coprisse tutto, quindi che potevamo buttare qualsiasi cosa al suo interno, che avesse risorse infinite. Siamo andati avanti da allora: abbiamo compreso che certi passi devono essere fatti con maggior rispetto e conoscenza, anche attraverso valutazioni di impatto. Stiamo andando verso una direzione di sempre maggiore tutela. Questo sarà il primo anno del decennio del mare, che con l’agenda 2030 ha istituito la tutela della vita marina come obiettivo globale da raggiungere.

Parliamo di rifiuti: qual è la situazione?

Da ciò a cui assisto vedo cittadini sempre più coscienti e consapevoli su questo tema. Il problema è che stiamo pagando e pagheremo gli errori fatti negli anni scorsi ancora per molto tempo: stiamo raccogliendo diverse migliaia di cotton fioc presenti in mare, che oggi non è più possibile produrre, ma che per anni sono stati venduti. Credo anche che se è vero che c’è sempre più consapevolezza del problema, ce n’è ancora poca sulla soluzione. In particolar modo, man mano che diventiamo adulti perdiamo il contatto con ciò che possiamo fare noi quotidianamente per limitare ed eliminare i nostri rifiuti. Se è pur vero che alcune azioni devono partire dall’alto, credo altresì che ognuno di noi possa e debba agire nella sua quotidianità.

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