12 Mag 2021

In un terreno confiscato alla mafia in Sicilia nasce una food forest

Scritto da: Gabriele Giannetto

In provincia di Palermo si sta compiendo il primo percorso di progettazione strutturata di una food forest in Sicilia. Nascerà su un fondo confiscato grazie alla sinergia fra due cooperative locali che si occupano di agricoltura sociale e una realtà svizzera.

Palermo, Sicilia - Un progetto di rete che testimonia la forza della cooperazione e del lavoro di gruppo, dando nuova vita a un terreno che ospitava illegalità e malaffare e, al tempo stesso, promuovendo una buona pratica agronomica e alimentare. Ci troviamo a Partinico, in un appezzamento di cinque ettari confiscati alla mafia e affidati alla Cooperativa NoE. Qui, grazie alla collaborazione con la Cooperativa Agricola Valdibella e con molte altre realtà della zona, nascerà una food forest strutturata.

Non solo: sconfinando nel settore del consumo consapevole, il progetto prevede anche la collaborazione di Crowd Container, un’associazione svizzera che già da diversi anni collabora con la cooperativa Valdibella e che mette in rete acquirenti e produttori che praticano un’agricoltura etica e sostenibile.

Ma partiamo dal cuore del progetto: la food forest, ovvero “foresta commestibile”, è un sistema agroforestale ecosostenibile che permetterà la piantumazione di 1500 tra alberi, piante ed erbe aromatiche. L’obiettivo è dare vita a un agrosistema capace di garantire un elevato grado di autosufficienza alimentare, che diversifica le colture e protegge la biodiversità.

food forest 1

Per finanziare la creazione della food forest è stata promossa una campagna di crowfounding sul canale svizzero wemakeit dove in poco tempo sono stati raccolti i 60mila euro necessari all’avvio. Per quanto riguarda le coltivazioni si prevede la piantumazione di piante tropicali (avocado, annona e passiflora), le varietà antiche di fruttiferi e frassini da manna, noci, agrumi, moringa, ortive e piante aromatiche come rosmarino, salvia, origano, timo. 

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Sono anche previste lunghe linee di siepi con la duplice funzione di frangivento e protezione dagli incendi, così come un giardino mediterraneo con specie tipiche quali querce, corbezzoli, rosa canina, mirto, ginestra e biancospino al fine di aumentare la biodiversità, produrre frutti da destinare alla trasformazione e fornire risorse alimentari alle api.

I prodotti della food forest siciliana verranno successivamente commercializzati attraverso la vendita diretta sia nel mercato siciliano, attraverso gruppi d’acquisto solidali, sia in Svizzera, grazie all’associazione Crowd Container. La foresta commestibile avrà quindi inevitabilmente una ricaduta economica e occupazionale sul territorio, rafforzata da obiettivi di carattere sociale e inclusivo, poiché a farne parte saranno in particolare quei soggetti fragili a cui le due cooperative si sono sempre rivolti, ragazzi affidati dal tribunale o persone con disabilità fisiche o psichiche.

food forest 2

Carla Monteleone, agronoma della cooperativa, ci racconta infatti che la cooperativa NoE è un progetto etico che lega il cibo all’inserimento lavorativo di persone con diverse fragilità e che, ormai da anni, svolge un’intensa attività culturale e di promozione della legalità collaborando con diverse associazioni presenti nel territorio con le quali condividono principi e valori.

Il progetto è molto ambizioso: si tratta di una food forest in Sicilia che prevede un’ampia progettazione alle spalle. L’obiettivo, come dice anche il nome, è quello di riprodurre l’equilibrio dinamico di una “foresta commestibile”, seguendo i principi della agroecologia e integrando altre pratiche come la permacultura.

Un pensiero di Ninni Conti, della cooperativa Noe, sintetizza il cuore di molti dei progetti che abbiamo incontrato nell’isola: «Soltanto avendo il coraggio di sbagliare si può cambiare». I lavori per la realizzazione della food forest nel frattempo proseguono senza sosta: in queste settimane è stato piantumato l’agrumeto e si è conclusa la costruzione del biolago. Il sogno sta sorgendo e chissà che non possa essere il primo di tanti nuovi progetti che ridisegneranno il volto della Sicilia Che Cambia.

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