1 Set 2021

Cambiamento climatico: ecco quanto spendono le compagnie petrolifere per negarlo

Scritto da: Redazione

Ogni anno le multinazionali petrolifere spendono sempre di più per creare una cultura di massa fondata sulla convinzione che abbiamo bisogno dei combustibili fossili per vivere e che il cambiamento climatico non è di origine antropica. In questa analisi curata da Rosa Maria Currò e Simone Predelli, articolisti di Agenzia di Stampa Giovanile, qualche dato sulle cifre in ballo e sui soggetti coinvolti.

Le compagnie petrolifere e di gas naturali stanno cercando di ripulire la loro immagine e lo stanno facendo inquinando la comunicazione. Questo è ciò che emerge dall’ultimo report di InfluenceMap pubblicato ad agosto 2021. Come da precedenti analisi (del 2018 e 2019), è evidente la crescita esponenziale delle campagne di sponsorizzazione che queste compagnie pubblicano – con ingenti spese – sui social media (Facebook in primis).

Durante il 2020, si fa notare, le spese sostenute da queste industrie per l’advertising raggiungono dei picchi di circa 100 mila dollari al giorno. Picchi che corrispondono al periodo elettorale negli USA. Non solo quindi le compagnie stanno scegliendo momenti propizi per la loro propaganda ma, nell’impossibilità di procedere con la loro campagna di diniego del cambiamento climatico, optano sempre più per il greenwashing. Attraverso informazioni parziali o l’evidenziare spese sostenute a favore di tecnologie per il controllo delle emissioni, l’obiettivo da raggiungere per loro è molto semplice: far dimenticare all’opinione pubblica che sono proprio i combustibili fossili i primi responsabili del cambiamento climatico.

exxonmobil cambimento climatico 2

In questa situazione, spiega InfluenceMap, un grande assente risulta essere l’intervento dei social media utilizzati per le campagne. Prendendo ad esempio Facebook infatti, nonostante si ponga come impresa green e vicina all’ecologia, non ha mostrato alcun interesse a segnalare o moderare la propaganda fuorviante delle compagnie petrolifere. Come fa notare l’articolo di Giancarlo Sturloni, già un paio di anni fa il tema era noto e, attraverso un’azione legale, l’associazione ClientEarth aveva proposto almeno che le sponsorizzazioni delle compagnie petrolifere fossero accompagnate da un disclaimer simile a quello dei tabacchi: «Il consumo di petrolio provoca il cambiamento climatico».

Tuttavia, il potere di queste compagnie non ha permesso ancora una vera e propria azione. Non stiamo parlando del solo e ovvio potere economico, ma dell’enorme forza socioculturale che esercitano in un’umanità estremamente dipendente dall’alto consumo di energia. Già nel 2017, nel suo testo “Fuori Controllo”, Thomas Eriksen faceva notare come, in una condizione di sovrappopolazione e iperconsumo, purtroppo, la nostra “energomania” raggiunge livelli tali che operare un cambiamento sistemico è difficilissimo, figuriamoci poi porre dei limiti ai nostri “spacciatori”.

Ma quali sono gli effettivi impatti di una tale e immobilizzante dipendenza da energia? Innanzitutto, ciò a cui assistiamo ogni giorno: l’incremento di emissioni e l’aumento della temperatura globale con conseguenze devastanti per l’ambiente e gli esseri viventi. In secondo luogo, ma altrettanto importante: l’aumento delle disuguaglianze sociali. Come spiega Eriksen infatti, «a parità di altre condizioni, le società a basso consumo energetico sono più eque di società ad alto consumo energetico»; soprattutto nel caso delle società basate sul petrolio, per via dell’aumento della conflittualità, della povertà e della tendenza a formare regimi autoritari.

cambiamenti climatici 45

Ciononostante, la nostra cultura (e la tendenza globale) connette il progresso sociale all’alto consumo energetico fino al punto in cui la nostra flessibilità come specie vacilla. Le operazioni su piccola scala per costruire un mondo più paritario e frenare il cambiamento climatico sono valide e quasi onnipresenti, ma il momento è ormai maturo per pretendere degli impattanti cambiamenti su larga scala e, inevitabilmente, questi devono passare attraverso il cambiamento della comunicazione mainstream.

Cosa è necessario fare? Nel mezzo di una tale complessità potrebbe apparire impossibile cambiare. “Cambiare rotta è più facile per una barca a remi che per una nave cargo”, ma questo non significa che farlo sia impossibile. Ciò che è necessario fare al momento è supportare operazioni come quella proposta da ClientEarth, fare sì che l’operazione di manipolazione delle compagnie petrolifere non sia più possibile e che sia davanti agli occhi di tutti il fatto che un tale consumo energetico nuoce gravemente alla salute.

Questo potrebbe essere un passo verso la nostra disintossicazione, verso l’emancipazione dalla nostra energomania e verso la possibilità effettiva di sviluppare un completo senso critico nei confronti del nostro modello di sviluppo. Potremmo così dedicarci finalmente e completamente a forme sostenibili di produzione energetica e consumi. Evitiamo di cadere nelle tele intessute con il preciso obiettivo di incatenarci a un sistema al collasso, pensiamo a lungo termine, pretendiamo un’effettiva azione anche da parte dei social media per garantire un’informazione trasparente.

Qui l’articolo originale.

Articoli simili
Piccoli ruscelli e grandi sfide: proteggiamo i pesci nel Po, minacciati dal cambiamento climatico
Piccoli ruscelli e grandi sfide: proteggiamo i pesci nel Po, minacciati dal cambiamento climatico

Allerte meteo, cambiamenti climatici e possibili soluzioni: parola a Cristiano Bottone
Allerte meteo, cambiamenti climatici e possibili soluzioni: parola a Cristiano Bottone

Una carovana per monitorare lo stato di salute dei ghiacciai italiani
Una carovana per monitorare lo stato di salute dei ghiacciai italiani

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

No, la Cina non ha voltato le spalle alla Russia – Io Non Mi Rassegno #590

|

Salute e sostenibilità, al Parlamento Europeo si gettano le basi per un modello a misura di persona e di ambiente

|

Ti mangio il cuore: la storia di una donna e della sua battaglia con la quarta mafia

|

In val di Vara uno storico mulino del settecento tornerà a macinare castagne e cereali

|

Scegliere: la piccola rivoluzione di chi decide come vuole costruire la propria vita

|

La storia di Roberta, da Genova alla val Borbera: “La mia nuova vita circondata dalla lavanda”

|

Dal kintsugi al boro sashiko, le arti giapponesi che insegnano a ricomporre gli oggetti rotti valorizzandoli

|

Decennale di Italia Che Cambia: le emozioni di una settimana speciale