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27 Lug 2023

A piedi con Winki sull’antica via micaelica, tra cammino e racconto

Scritto da: Benedetta Torsello

Scoperta, sorpresa, incertezza: il cammino è un percorso di intima connessione con sé stessi. Aiuta a ricordare la bellezza della vita e ritrovare l’apertura verso gli altri. Winki ci racconta la sua esperienza di viaggio sull’antica via micaelica, tra incontri, imprevisti e la fiducia riconquistata a ogni passo.

Si decide di partire per ragioni diverse. Scappare, ritrovarsi, esplorare, conoscere. Spesso quelle che ci muovono si rivelano come una scoperta lungo la strada, quando la solitudine amplifica ciò che proviamo e il silenzio ci permette di ascoltarci con profonda calma. Quando Winki ha deciso di mettersi in viaggio sull’antica via micaelica voleva ripercorrere le tracce di uno dei cammini più antichi al mondo. L’idea era di camminare lungo il tratto italiano di una via che attraversa l’Europa sino alla Terra Santa.

Sulla nota bisettrice del drago si allineano ben sette santuari dedicati all’Arcangelo Michele, da Skellig Michael in Irlanda a St. Michael Mount in Inghilterra per poi scendere in Francia verso Mont Saint-Michel, la Sacra di San Michele in Piemonte, Monte Sant’Angelo in Puglia, il Monastero di San Michele Arcangelo di Panormitis in Grecia e infine il Monastero di Monte Carmelo in Palestina. Winki mi racconta di essere partito a maggio del 2020 dalla Sacra di San Michele in Val Susa per raggiungere qualche mese dopo, ad agosto, Monte Sant’Angelo in Puglia.

winki 2

«Stavo per partire con destinazione Perù. Avevo lo zaino pronto e poi qualcosa mi ha spinto a restare», mi racconta. Il viaggio è un’esperienza profonda, di ascolto interiore: «È come se non fossi da solo lungo la strada, ma accompagnato dalla vicinanza di chi in quel momento non poteva spostarsi», ricorda Winki. «Per me quella si era rivelata come una sorta di missione: attraversare l’Italia, le piccole comunità, i paesi e raccontare la sofferenza di un intero paese in ginocchio nei prima mesi di lockdown».

SEGUIRE LA BUSSOLA DEL CUORE

Chiunque abbia già affrontato un viaggio a piedi conosce le incertezze, la fatica ma anche le sorprese che questo riserva lungo la strada. Viaggiatore e scrittore, Winki ha vissuto per quattordici anni in Australia e sente il viaggio quasi come una condizione esistenziale. Sulla via micaelica le prime settimane sono state le più faticose, anche perché a differenza di altri cammini questo dedicato a San Michele non è ben segnalato, soprattutto quando attraversa le regioni del Nord d’Italia.

«Per me mettersi in cammino vuol dire ritrovare la strada verso noi stessi, verso il nostro cuore. Nel momento in cui ci mettiamo in ascolto, è la strada che si mostra a noi e si fanno tanti incontri preziosi quanto inaspettati», mi racconta. All’inizio lo zaino era molto pesante: aveva con sé l’occorrente per dormire anche all’aperto e diverse scorte alimentari. Non sono mancati i momenti di incertezza e il desiderio di desistere.

winki

«Alla fine di una salita, dopo tre settimane di cammino, ho incontrato un uomo che mi ha indicato una chiesa, proprio dedicata all’Arcangelo Michele», mi racconta Winki. «Così ritemprato da quelle parole che mi avevano condotto in un altro luogo dedicato all’Arcangelo Michele, ho capito che non era ancora arrivato il momento di tornare indietro».

Il cammino è costellato di incertezze e ripensamenti: «Se non ne avessimo saremmo degli stolti. Ecco perché è importante ascoltarsi e attendere con calma la risposta alle nostre domande». A cinque giorni di cammino da Assisi, giunto al Santuario della Verna, Winki decide di alleggerirsi del bagaglio, quando ormai non pesava più e proseguire a piedi nudi. «Ero arrivato a un punto di tale gratitudine che sarei stato soddisfatto di interrompere il cammino anche il giorno stesso». Ogni passo in più diventava un regalo inaspettato.

Per me mettersi in cammino vuol dire ritrovare la strada verso noi stessi, verso il nostro cuore

NON SIAMO MAI SOLI

Anche se in solitaria, il cammino insegna a non sentirsi soli e a riscoprire la fiducia negli altri, la generosità dell’accoglienza, il ristoro di un pasto alla fine di una giornata trascorsa lungo la strada. «Per me questo è stato un viaggio attraverso i luoghi e le persone, quelle che hanno realizzato i propri sogni, o che hanno costruito qualcosa da zero e possono essere d’ispirazione per chi ancora non trova il coraggio. Nel mio libro racconto di questi incontri e dei meravigliosi compagni di viaggio che si sono uniti a me in questi mesi: chi per pochi chilometri e chi addirittura per mesi».

Viaggiare da soli è facile, ma farlo con gli altri richiede pazienza, comprensione, tolleranza, spirito di adattamento. «Il nostro è stato un meraviglioso viaggio all’unisono», commenta Winki. D’altronde il cammino non dovrebbe essere una performance atletica, ma la costante ricerca di quel delicato equilibrio tra il bisogno di andare e quello di restare.

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SCRIVERE PER CONDIVIDERE

Da quel primo libro scritto per raccontare la sua esperienza in Australia, Winki ha trovato nella scrittura uno strumento di condivisione, in cui il viaggio diventa il pretesto per raccontare delle storie. «Non sono dei romanzi ma dei racconti di viaggio. Neppure dei diari, ma delle pagine in cui condividere ciò che mi capita, soprattutto se può essere di ispirazione per altre persone».

Scrive dopo e durante il viaggio e non necessariamente tutti i giorni. «Sono gli unici casi in cui scrivo a mano, a matita su dei quadernetti che mi porto dietro. Una parte di quello che annoto rimane per me, il resto diventa racconto». È un modo per fermare sulla pagina il flusso che attraversa il viaggio: il bisogno di scoperta, le incertezze, le rivelazioni, gli incontri.

Prima di salutarci gli chiedo cosa significhi Winki. «All’inizio era un soprannome, una sorta di pseudonimo con cui firmare i miei libri», mi racconta. «Ho scoperto tempo dopo che nella cultura aborigena lo sciamano suggerisce alle madri un nome provvisorio da dare ai propri figli e che nella adolescenza ognuno sceglie il proprio nome. Nel mio caso è stato Winki, che significa “pieno di gioia”. L’ho scoperto in un secondo momento, ma trovo che racconti molto di chi sono».

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