23 Aprile 2026 | Tempo lettura: 6 minuti

Non serve ridurre il numero di turisti, bisogna aumentare la qualità. Il caso della Val Pennavaire

Cosa significa davvero turismo sostenibile in un territorio come la Val Pennavaire? Attraverso i dati del report Source e l’intervista a Laura Grassi, analizziamo opportunità, criticità e possibili soluzioni per costruire un modello di turismo più equo, rispettoso e duraturo.

Autore: Emanuela Sabidussi
Foto Turismo val pennavaire 4
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Anni fa abbiamo iniziato a facilitare il dialogo tra operatori del turismo e abitanti della Val Pennavaire per creare un tavolo di lavoro condiviso. Ne sono nate relazioni, amicizie, collaborazioni, per poi renderci conto strada facendo che concetti come quello della sostenibilità non sono così scontati come potrebbero apparire. Ci siamo quindi interrogati su cosa volesse dire davvero “turismo sostenibile” e per chi lo volessimo. Sostenibile per i soli turisti? Per le persone che vivono già stabilmente sul territorio? E cosa gli operatori turistici sono disposti a offrire, volendo chiedere maggior sensibilità e rispetto alle tante persone che durante l’anno fanno visita alle attrazioni sportive e gastronomiche della valle?

Da queste domande è nato il progetto “Turismo sostenibile in Val Pennavaire tra Liguria e Piemonte: eco-viaggio raccontato e spiegato dai bambini agli adulti”. L’iniziativa è promossa dall’associazione Altopia insieme a Italia che Cambia e ha l’obiettivo di coinvolgere la comunità della Val Pennavaire in un processo volto a pensare, immaginare e progettare tutto ciò che concerne il turismo, partendo dalle esigenze di chi vive ogni giorno il territorio, di diverse fascie di età.

Per farlo è stata coinvolta Source International, che in questi mesi attraverso questionari rivolti a operatori, abitanti e turisti ha voluto indagare su quale futuro si può dare alla Val Pennavaire. Ma non solo: si è cercato di definire anche quale ruolo debba avere il turismo nella vita della comunità locale e quale impatto sia accettabile – e quale non lo sia – sull’ecosistema e sull’identità del territorio.

Turismo Val Pennavaire

Turismo sostenibile: meno slogan, più scelte concrete

Da questa indagine qualitativa è emerso un report che contestualizza e presenta le risposte delle persone intervistate. L’obiettivo non è trarre considerazioni definitive, quanto iniziare a creare i primi tasselli di un nuovo modello di turismo che parta dalle esigenze di chi vive il territorio. A raccontarmi del lavoro condotto è Laura Grassi, consulente ambientale e coordinatrice di progetto per Source International. «Parlare di turismo sostenibile in Val Pennavaire significa fare i conti con una realtà molto specifica: una piccola valle pre-montana, un tessuto di microimprese, collegamenti pubblici minimi e una dipendenza quasi totale dall’auto privata».

Laura mette subito in chiaro un punto fondamentale: la sostenibilità non è un’etichetta, ma un processo concreto. «In un contesto simile, la sostenibilità non è una certificazione da appendere al muro ma un insieme di scelte quotidiane molto concrete. Significa, ad esempio, chiedersi come ridurre la dipendenza dall’auto in un territorio in cui gli stessi residenti dichiarano di essere disposti a usare i mezzi pubblici se fossero disponibili corse più frequenti. Significa investire nell’efficienza energetica anche in piccolo perché sono passi già avviati da molti operatori».

«Ma vuol dire anche e forse soprattutto, costruire una regia condivisa tra Comuni, operatori e comunità per muoversi insieme verso lo stesso obiettivo», aggiunge Laura. Il report lo conferma: il 90% degli intervistati utilizza l’auto privata per gli spostamenti quotidiani, ma allo stesso tempo molti dichiarano disponibilità a utilizzare mezzi pubblici se fossero più accessibili . Questo dato racconta bene la complessità del tema: la sostenibilità non dipende solo dalle scelte individuali, ma anche dalle condizioni offerte dal territorio.

Foto turismo val Pennavaire 2

Il falso mito del “meno turismo”

Uno degli equivoci più comuni riguarda la quantità di turisti. «Il primo errore – spiega Laura Grasso – e forse il più diffuso, è pensare che il turismo sostenibile significhi semplicemente meno turisti». In realtà il report mostra un dato sorprendente: circa l’80% delle persone intervistate è favorevole a un aumento dei flussi turistici, purché si tratti di un turismo di qualità. «Il problema non è quanta gente arriva, ma chi arriva, cosa fa e cosa lascia sul territorio».

È qui che si gioca la partita: tra un turismo veloce, che consuma e se ne va, e un turismo capace di generare valore reale, per l’ambiente e per la comunità. Ma c’è anche un rischio più sottile: «Bisogna fare attenzione a non trasformare le comunità montane in prodotti». Il turismo sostenibile quindi non può ridursi a una strategia di marketing territoriale. Deve essere un processo che migliora la vita di chi abita quei luoghi, tutto l’anno.

Infrastrutture, cultura e collaborazione: le tre leve concrete

Dall’analisi dei dati e dall’esperienza sul campo di Source emergono alcune direzioni molto concrete che si possono prendere. Per rendere il turismo davvero sostenibile serve infatti agire su più livelli. Da un lato, il territorio deve creare le condizioni concrete: infrastrutture a basso impatto, mobilità sostenibile, gestione efficiente dei rifiuti, sentieri curati e una filiera locale accessibile. Il comportamento dei visitatori infatti è fortemente influenzato da ciò che è facile e possibile fare.

Dall’altro lato, è fondamentale accompagnare i turisti verso una maggiore consapevolezza, raccontando non solo cosa vedere, ma come vivere il territorio in modo rispettoso. Le esperienze guidate possono diventare uno strumento chiave, integrando la cura del luogo all’interno dell’offerta. Infine emerge con forza la necessità di una regia condivisa: gli operatori sono pronti a collaborare, ma manca uno spazio strutturato di confronto con le istituzioni. Attivare un tavolo di coordinamento stabile potrebbe rappresentare un passo semplice ma decisivo per orientare lo sviluppo turistico della valle.

Foto turismo val pennavaire 3

Oltre la sostenibilità: il turismo rigenerativo

Serve quindi un cambio di prospettiva e qualche input interessante arriva da esperienze di turismo rigenerativo. A spiegarci di cosa si tratta è la stessa Laura: «Quello rigenerativo è un tipo di turismo che va oltre la sostenibilità, puntando a lasciare le destinazioni visitate in condizioni migliori rispetto a come le ha trovate. È un approccio che mira a ripristinare gli ecosistemi, potenziare le comunità locali e creare un impatto positivo netto su ambiente, società ed economia».

E come si può creare un turismo rigenerativo in Valle Pennavaire? Facile, ma non scontato: si crea cambiando prospettiva: secondo questa modalità «il territorio non è più un prodotto da consumare, ma un luogo con cui entrare in relazione. Il report mostra che i residenti immaginano un turismo lento, naturalistico, legato alla cultura e alla gastronomia locale. Un turismo meno orientato ai grandi numeri e più alla qualità dell’esperienza».

Costruire un turismo sostenibile – e magari rigenerativo – non è una questione tecnica. È una scelta culturale, politica e collettiva. E forse la domanda più importante non è come attrarre più turisti, ma quale tipo di relazione vogliamo costruire tra chi arriva e chi resta. Perché, come emerge chiaramente da questo percorso, il futuro del turismo non riguarda solo chi viaggia. Riguarda soprattutto i luoghi e le persone che le accoglie.